In memoria di Toni Fontana
Scritto da Paola Caridi
01 Settembre 2010
Commenti e Opinioni - Commenti
No, non avrei mai immaginato di dover scrivere di Toni. Di dover scrivere che Toni Fontana è morto. L'amico degli ultimi vent'anni, l'amico che mi aveva scelto come testimone alle sue nozze con Barbara, in chiesa - da agnostico - per rispetto a lei e alla sua fede profonda. L'amico sulla cui terrazza, assieme a un piccolo gruppo di uomini e donne, abbiamo condiviso ideali sani, risa, gli immancabili piatti di pasta al sugo. L'amico coerente, il cronista di razza, l'uomo che ha raccontato le guerre così come ha raccontato la deriva razzista del nostro paese nel suo ultimo libro (edizioni Nutrimenti), che guarda caso s'intitola L'apartheid. L'uomo del profondo Nord-Est, Feltre, provincia di Belluno, cresciuto bene da una donna ritrovatasi vedova e con due figli troppo presto. L'uomo che ha faticato: gli studi a Bologna, e lì i primi passi nel giornalismo. E poi Roma, la Roma degli anni Novanta, la stagione da inviato di guerra, dalla Guerra del Golfo del 1991, al lungo conflitto balcanico, passando per quell'amore profondo per l'Africa raccontato con una capacità rara di coniugare la pietas per il destino degli uomini con l'onesta e chiara descrizione della realtà che vide con i propri occhi. Anche realtà dure: i cadaveri in un fiume del Centro Africa, le migliaia di profughi, l'umanità dolente tra Croazia e Bosnia. Realtà dure, durissime, quasi impossibili da digerire, descritte con quel rispetto raro che ogni cronista dovrebbe avere.
Uomo di poche parole, uomo che della sua montagna aveva conservato il passo costante e la serietà, Toni Fontana amava veramente il suo lavoro di giornalista, cronista, interprete della realtà. Non credo avrebbe potuto fare altro se non questo, nella sua vita. Questo non vuol dire che nella vita non avesse altro. La sua famiglia, sua moglie Barbara, di cui s'innamorò in un batter d'occhio, la loro amatissima figlia Beatrice, il loro comune affetto per la Spagna. E il suo amore per la famiglia, per ciò che c'è fuori dal lavoro, oltre il lavoro, fuori dalle beghe professionali, ne faceva l'uomo che Toni Fontana è stato per tutti i 55 anni della sua vita, stroncata da un infarto, stanotte, mentre partecipava a un convegno - non deve stupire, appunto... - sulla legalità. Toni Fontana è stato (questo tempo passato è terribile) un uomo di grandi passioni, sempre, un uomo che ha ingoiato la vita. Forse il suo cuore non ha retto a questo abbraccio così forte e potente, in cui Toni cercava di contenere tutto.
Chissà perché, mentre piango da stamane la sua mancanza, mi viene in mente una passeggiata sulle Dolomiti, in cui ci insegnava a camminare. Lento o veloce, non ha importanza. L'importante è mantenere sempre lo stesso passo, senza mai cambiare. La sua coerenza era tutta qui. Assieme a un'ironia che tutti noi che l'abbiamo conosciuto ci portiamo dentro, nel nostro lessico famigliare, nelle stesse boutade che ancora usiamo dopo tanti anni. Sempre uguali, anch'esse, come il suo passo in montagna.
Per chi volesse ricordare Toni, i modi sono vari. C'è anzitutto L'Unità, il suo giornale, da sempre. Sull'Unità online è stato aperto lo spazio ai commenti. E poi c'è la sua pagina Facebook, per inviargli - per così dire - un messaggio personale. Come qualcuno ha già fatto.
LA NUOVA TURCHIA DEBUTTA AL CONSIGLIO DI SICUREZZA 1/9/10
Scritto da Redazione
01 Settembre 2010
di Gianna Pontecorboli
Con l'inizio del nuovo mese, a sedersi al posto di presidente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu arriverà un diplomatico che molti definiscono timido e riservato, abile ma poco incline ad aprirsi con colleghi e giornalisti, l'ambasciatore turco Ertugrul Apakan.
Apakan assumerà il suo incarico solo casualmente, visto che i 15 rappresentanti del consiglio si avvicendano al tavolo della presidenza in ordine alfabetico e senza distinzione tra i membri permanenti e quelli non permanenti. In agosto spettava ai russi e adesso e' la volta della Turchia, che e' entrata nel consiglio all'inizio del 2009 e ne usciraà a gennaio del 2011.
GUERRA DI CARTA 1/9/10
Scritto da Redazione
31 Agosto 2010
Buenos Aires - La società che qui produce la carta per la stampa si chiama “Papel Prensa”. I suoi maggiori azionisti sono due, a capo dei due più importanti quotidiani del paese, Clarin e La Nacion. Il terzo, di minoranza, è lo Stato. La storia di come i due giornali siano arrivati a controllare la “Papel Prensa” sta scuotendo ora l’Argentina. E a rivelarlo è proprio lo Stato.
La Presidenta Cristina Fernandez de Kirchner ha infatti presentato un dossier sulla vicenda, realizzato dagli uffici governativi. Secondo il documento, i proprietari di Clarin e La Nacion avrebbero sottratto la proprietà nel 1976 agli eredi del gruppo Graiver, comprando a prezzo stracciato le azioni, con la complicità e l’aiuto brutale della giunta militare. Avrebbero infatti partecipato alle pressioni e alle minacce contro la vedova e i familiari di David Graiver, il banchiere morto in un misterioso incidente aereo in Messico e vicino ai Montoneros e per questo nel mirino dei generali. A vendita avvenuta, i familiari furono detenuti, torturati ed espulsi dal paese.
da Buenos Aires Fabio BozzatoAltri articoli...
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