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NETCAFE' NANMIN,I NUOVI POVERI DEL SOL CALANTE 30/10/08

In Giappone è nata una nuova categoria di poveri. Li chiamano net cafè nanmin, i rifugiati degli internet cafè. Sono migliaia, un esercito di disoccupati, lavoratori temporanei, giornalieri o precari sottopagati in generale, in grado di racimolare qualche soldo ma non tanto da permettersi l'affitto di una stanza. Con la crisi in corso sono destinati ad aumentare. (foto:Graziano Graziani)

Aiko Takeda

Giovedi' 30 Ottobre 2008

C’era una volta il capsula hotel. Era l’inizio degli anni novanta e dal Giappone arrivava notizia dell’ultima stramberia nipponica: un loculo di un metro per due per uno di altezza, dotato di vari comfort tecnologici dove infilarsi, fare un po’di zapping davanti allo schermo tv incastonato sul lato superiore della ‘capsula’ e passare la notte spendendo relativamente poco. I clienti, allora, erano per la maggior parte sarariman – impiegati – che avevano perso l’ultimo treno della sera e sceglievano, perché no, di riposarsi nel loculo. Uno dei molti esempi, in Giappone, di sacrificio all’efficienza, sorta di applicazione estremizzata del modulor lecorbousiano. Oggi i capsula hotel sono la versione lussuosa dei rifugi per chi non ha casa. Tra i ricchi e i senzatetto che abitano nelle baracche sotto i ponti delle megalopoli, in Giappone è nata una nuova categoria di poveri, figlia della crisi economica degli anni novanta e del passaggio dal sacro modello azienda famiglia – lavoro a vita a quello del precariato infinito. Li chiamano net cafè nanmin, i rifugiati degli internet cafè. Un esercito di disoccupati, lavoratori temporanei, giornalieri o precari sottopagati in generale, in grado di racimolare qualche soldo ma non tanto da permettersi l'affitto di una stanza. Per loro le migliaia di internet cafè o manga kissa - locali pieni di scaffali con una vastissima scelta di fumetti di ogni genere – disseminati nel paese sono l’alternativa alla strada o alla panchina di un parco. Le grandi città giapponesi sono piene di posti come questi, nati per trascorrere i tempi di attesa: nella sterminata Tokyo, dove una volta usciti di casa difficilmente ci si torna se non la sera per dormire, i tempi morti - tra un appuntamento e l’altro, tra una lezione all’università e una proiezione al cinema, fra il treno di mezzanotte e quello delle cinque - possono essere tanti e lunghi e l’offerta dei servizi per ammazzare il tempo si è sviluppata di conseguenza. Aperti ventiquattr'ore su ventiquattro, dotati di postazioni semplici o cabine private, i net cafè sono una valida alternativa all’hotel per chi deve passare la notte fuori casa. Per meno di 2000 yen – più o meno 12 euro – si può affittare per tutta la notte una cabina due metri per uno e mezzo senza soffitto, con comoda poltrona reclinabile in finta pelle, tv, lettore dvd, computer con connessione adsl e playstation. Sborsando poco di più, invece della poltrona si può avere una sorta di dormieuse o la cabina ‘in stile giapponese’ con tatami, cuscini e coperte. Nel prezzo sono inclusi free drink a volontà e con poche centinaia di yen si può comprare un pasto caldo al distributore automatico. Ci sono anche docce comuni e il personale fornisce kit con tutto l’occorrente: sapone, shampoo, spugna, dentifricio e spazzolino. Per chi perde l’ultimo treno una soluzione comoda e più economica del taxi fino a casa, per i nuovi poveri un posto dove tirare a campare al riparo dal freddo. I net cafè nanmin sono migliaia e il fenomeno è destinato ad aumentare, tanto che anche il governo di Tokyo ha dovuto prendere atto del problema. Il ministero della salute ha fatto un’indagine per quantificare il fenomeno: secondo le stime ufficiali sono 5400 i giapponesi senza dimora che si rifugiano nei net cafè. Ma considerando che esistono anche altri luoghi con clienti ‘stanziali’come i manga kissa, i capsula hotel e i fast food aperti tutta la notte, è probabile che le cifre ufficiali siano da moltiplicare. Non è facile fare un identikit del nanmin: generalmente maschio – il rapporto tra uomini e donne è di uno a cinque – tra i venti e i trent’anni, guadagna due soldi con lavoretti temporanei sottopagati. Ma ce ne sono anche molti, circa il 20%, che hanno superato i cinquanta e si avvicinano all’età della pensione da disoccupati, spesso divorziati e allontanati dalla famiglia. L’uomo che il mese scorso ha appiccato il fuoco in un locale di dvd a luci rosse di Osaka, provocando la morte di 16 persone, era un disoccupato di 46 anni che abitava in una cabina per le proiezioni private. «Ero stanco di vivere», ha detto ai poliziotti che l’hanno arrestato. Per quelli come lui lo stato non fa nulla. Per ora si è limitato a contarli - e nemmeno così bene – poi provvederà a farli assistere da consulenti del lavoro per cercare di trovare impieghi migliori. Come se fosse una semplice questione di incapacità o scarsa volontà di darsi da fare e non la conseguenza di un sistema sbagliato che in un periodo di crisi come quello attuale diventa spietato. Invece, anche in Giappone come altrove, la forza lavoro low cost e zero garanzie è sempre più richiesta, tanto nel privato quanto nel pubblico. Il 26% dei giovani tra i 25 e i 35 anni non ha un lavoro regolare e, secondo i dati più recenti, quasi il 28% del personale impiegato nelle amministrazioni locali è part time o temporaneo. Il compenso orario minimo per i lavoratori temporanei è sotto i 1000 yen e la maggior parte di loro non arriva ai 2 milioni di yen all’anno – circa 14mila500 euro - il livello minimo di sussistenza secondo i parametri giapponesi. Ma accedere al sussidio statale per i poveri è molto complicato, anche per chi ne avrebbe tutti i requisiti. Per una buona fetta di popolazione è quindi facile, nel passaggio da un lavoro all’altro, cadere nel circolo vizioso che porta dritto a una cabina di net cafè. Basta uno scivolone, un licenziamento o un periodo troppo lungo di ricerca di un nuovo impiego e i soldi per l’affitto non bastano più. Ma niente casa significa niente lavoro. Il domicilio fisso è un prerequisito necessario a trovarne uno. E per affittare un nuovo appartamento o anche solo una stanza è necessario versare subito diverse caparre a fondo perduto: con i prezzi di città come Tokyo e Osaka può diventare una cosa impossibile. Di storie del genere tra i net cafè nanmin ce n’è a volontà. A sostituire le famiglie e lo stato assenti, ci sono varie strutture nate ad hoc, come il ‘network contro la povertà attarverso la mutua assistenza’ creata dall’Unione dei giovani lavoratori temporanei. Uno sportello a cui poter far richiesta di piccole somme giornaliere o qualcosa di più per le emergenze, come in caso di malattia, dato che circa il 70% dei nanmin non ha l’assistenza sanitaria. Un tipo di aiuto a cui ricorrere nei momenti più critici, in grado a stento di tamponare una situazione che rischia di dilagare e sfuggire di mano al governo di Tokyo sempre troppo distratto.


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