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YOKOSUKA, CONVIVENZA DIFFICILE CON LA BASE USA 18/09/08



L’arrivo della megaportaerei non preoccupa soltanto per il pericolo nucleare. Oltre al carico radioattivo, la George Washington porterà con sé anche migliaia di militari americani che andranno ad aggiungersi ai diecimilacinquecento – tra marinai, soldati e rispettive famiglie - che già vivono a Yokosuka dentro e fuori la base. “Una convivenza difficile”, ammette Kazuko Ishikawa

dall'inviata

j.t.

Lunedi' 8 Settembre 2008


Yokosuka (Giappone)-L’arrivo della megaportaerei non preoccupa soltanto per il pericolo nucleare. Oltre al carico radioattivo, la George Washington porterà con sé anche migliaia di militari americani che andranno ad aggiungersi ai diecimilacinquecento – tra marinai, soldati e rispettive famiglie - che già vivono a Yokosuka dentro e fuori la base. “Una convivenza difficile”, ammette Kazuko Ishikawa, donna sulla sessantina, agopunturista e impegnata nel movimento pacifista della Heiwasendan. La presenza dei militari statunitensi in Giappone ha sempre creato problemi: gap culturale, difficoltà di adattamento all’ambiente e alle usanze giapponesi, incompresnioni e anche un alto tasso di criminalità. “Io ho paura”, ci spiega Kazuko. “Recentemente un militare ha stuprato una donna della mia età mentre stava andando al lavoro”, racconta, “un altro, tre mesi fa, ha sgozzato un tassista dopo averlo derubato, di incidenti di questo genere se ne contano a decine”. In Giappone, dove il tasso di criminalità è generalmente molto più basso rispetto a qualsiasi città italiana, le cifre di Yokosuka saltano agli occhi. Gli sforzi per provare a convivere bene e interagire con la comunità americana non mancano, ci sono famiglie americane che scelgono di vivere fuori dalla base, proprio per cercare di superare pregiudizi e ostilità. Ma un modello di integrazione ancora non c’è, proprio perché la diffidenza è alimentata dai frequenti episodi di violenza. “C’è un gran numero di stupri a danno di donne giapponesi, molti di più di quanto si sappia”, continua Kazuko, “ma le denunce sono davvero poche. Molte ragazze si vergognano, hanno paura e preferiscono cercare di cancellarne il ricordo. Recentemente una donna ha sporto denuncia alla polizia militare americana invece che alle autorità giapponesi, che sicuramente avrebbero fatto indagini approfondite, scandagliato la sua vita e quella della sua famiglia, sucitando clamore. Per evitare tutto questo, ha preferito rivolgersi agli americani, che non hanno nessun interesse a far girare certe notizie”. Nei mesi scorsi si sono susseguiti a pochi giorni di distanza diversi episodi di violenza su donne giapponesi da parte di militari americani a Okinawa, che ospita la maggior parte dei soldati Usa di stanza nell’arcipelago. Gli abitanti hanno protestato e la tensione è salita alle stelle tanto che le autorità americane hanno imposto il coprifuoco ai propri soldati e studiato dei programmi di inserimento per tutti i militari che d’ora in poi verranno destinati al paese del sol levante. “Il problema – prosegue ancora Kazuko - è che, spesso, chi si arruola in marina lo fa perché non ha altre prospettive. Sono poveracci, con una vita dura alle spalle e adattarsi a un paese come il Giappone non è per tutti facile. Soprattutto se vivi all’interno di una base, con uno stipendio non proprio eccezionale”. Insomma, la presenza della base non giova proprio a nessuno, se non ai due governi alleati negli equilibri geopolitici del Pacifico. Eppure ci sarà qualcuno tra gli abitanti di Yokosuka che trae un vantaggio, se non altro economico, dalla presenza militare americana. “Sono seimila i cittadini che guadagnano grazie alla base: quattromila lavorano dentro la base e nelle strutture annesse, altri duemila sono commercianti e ristoratori del porto”. Non sono pochi, se un giorno Washington decidesse di chiudere la base e ritirare la flotta, molti di loro rimarrebbero senza lavoro. O forse no, secondo Kazuko potrebbero essere reintegrati nelle strutture delle forze di autodifesa giapponese o trovare lavoro nel porto, che diventerebbe finalmente un accesso al mare per gli abitanti della città.


Uscito sul il manifesto



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