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Otto morti e oltre trenta feriti nel Pando

Lettera22

Venerdi' 12 Settembre 2008

Altri Otto morti. Otto contadini che cercavano di forzare uno dei blocchi stradali messi in piedi dai separatisti nel dipartimento boliviano di Pando, una delle «prefetture» ribelli al governo di Evo Morales. Altre trenta persone sono rimaste ferite negli scontri, avvenuti a El Porvenir, nel Pando. Secondo i resoconti della stampa boliviana, gli scontri sono scoppiati quando un gruppo di contadini, sostenitori del governo di Morales, hanno cercato di superare il blocco stradale dei «civicos», come si autodefiniscono i separatisti delle prefetture orientali. Un’altra versione, quella dei media indipendenti, parla di «aggressione» dei civicos contro i contadini. A sostegno di questa tesi, c’è il fatto che le vittime, morti e feriti, sono tutte tra i sostenitori di Morales.
Non è il primo episodio del genere. Pochi giorni fa, nella provincia di Tarija, ci sono stati fronteggiamenti molto duri tra «civicos» e contadini. La settimana scorsa, tre contadini sono stati uccisi dai civicos vicino Santa Cruz, il capoluogo della prefettura di Santa Cruz, epicentro della protesta separatista.
Secondo fonti locali, gli aggressori, a Santa Cruz come a El Porvenir, sarebbero gruppi paramilitari, equipaggiati per lo scontro e finanziati dai ricchi latifondisti di Santa Cruz che sono l’anima e il portafogli della protesta separatista. La situazione nell’Oriente [le prefetture di Beni, Pando, Santa Cruz e Tarija] sta sfuggendo di mano al governo Morales che continua a cercare di evitare lo scontro. Anche dopo i morti di El Porvenir, Morales ha detto che «la pazienza ha un limite». Il vicepresidente Alvaro Garcia Linera ha invitato la magistratura a individuare i responsabili degli scontri e ad arrestarli. Il prefetto di Pando, Leopoldo Fernandez, e quello di Santa Cruz, Ruben Costas, invece, hanno detto che la protesta andrà avanti fino a quando il governo non accetterà di «restituire» la Imposta diretta sugli idrocarburi [Idh] che le province autonomiste considerano la base del proprio «federalismo fiscale». Morales, dopo la nazionalizzazione dei giacimenti di gas e di petrolio, ha invece deciso di destinare la Idh a programmi di spesa sociale.
La crisi boliviana, iniziata alcuni mesi con le divergenze emerse durante i lavori dell’assemblea costituente, inizia a impensierire anche i paesi vicini. Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha espresso il proprio appoggio a Morales e ha espulso l’ambasciatore statunitense in Venezuela, per «solidarietà» con la decisione di Morales di dichiarare Philip Goldberg, ambasciatre Usa in Bolivia, persona non grata. Chavez ha anche offerto appoggio militare «se qualcuno dovesse attaccare il governo di Evo». Il Brasile e l’Argentina, invece, stanno cercando di avviare una difficile azione diplomatica per evitare che gli scontri delle ultime settimane degenerino in guerra civile. I civicos hanno occupato alcuni giacimenti di gas, fatto saltare un gasdotto, assaltato edifici governativi nelle province e bloccato l’aeroporto di Tarija e del Pando. Morales ha minacciato l’invio dell’esercito per proteggere le infrastrutture, ma finora alle minacce non sono seguiti ordini. La polizia in assetto antisommosa cerca di riprendere il controllo delle province ribelli; l’esercito per ora rimane nelle caserme e attorno alle infrastrutture strategiche ancora non passate sotto il controllo dei separatisti. Sembra tuttavia che giovedì notte che alcuni reparti dell’esercito si siano messi in marcia verso Santa Cruz, dove si fa sempre più forte il rischio che, esacerbati dallo stillicidio di morti, a prendere l’iniziativa contro i civicos siano i movimenti contadini e indigeni ai quali il Movimento al socialismo [Mas] di Morales deve la sua vittoria elettorale di due anni fa e nel referendum dello scorso 10 agosto. Gli scontri sembrano confinati, per ora, nelle zone rurali attorno alle città capoluogo delle province ribelli. Segno che i movimenti separatisti – e bianchi – controllano solo i centri urbani ma non le campagne. (E.MAN.)



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