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Il leader mediorientale che Ronald Reagan aveva definito "un cane pazzo" e la segretaria di Stato con un piede sulla porta e ansiosa di lasciare al mondo almeno una "favola diplomatica a lieto fine" hanno condiviso sotto una tenda montata nel deserto la cena del Ramadan

dalla corrispondente

Gianna Pontecorboli

Sabato 6 Settembre 2008


New York - Il leader mediorientale che Ronald Reagan aveva definito "un cane pazzo" e la segretaria di Stato con un piede sulla porta e ansiosa di lasciare al mondo almeno una "favola diplomatica a lieto fine" hanno condiviso sotto una tenda montata nel deserto la cena del Ramadan. E siglato con una storica stretta di mano la riconciliazione tra due paesi che non si parlavano ufficialmente da piu’ di venticinque anni.
"Questo dimostra che gli Stati Uniti non hanno nemici permanenti", ha spiegato Condi Rice al suo arrivo a Tripoli. "Questo e’ un’inizio, un’apertura", ha aggiunto, "ma non, penso, la fine della storia". La visita di Condi in Libia, che ha seguito di pochi giorni quella di Berlusconi per firmare il trattato di amicizia tra Roma e Tripoli, e’ stata in realta’ un avvenimento preparato con cura minuziosa per anni. E che della favola ha tutti gli ingredienti. O almeno quasi.
Per risalire a un precedente bisogna andare lontano, quando il segretario di Stato John Foster Dulles strinse la mano a re Idris in un arretrato paese che non aveva ancora assaggiato la ricchezza del petrolio. Il resto e’ storia: i jet di Ronald Reagan per far tacere le pretese di Gheddafi sul Golfo della Sirte, l’attentato alla discoteca La Belle di Berlino, la morte della figlia di Gheddafi, la tragedia di Lockerbie con le sue 259 vittime nel dicembre del 1988, la bollatura di "stato sostenitore del terrorismo".
A ricominciare a parlare, in gran segreto, era stato Bill Clinton, poi seguito sulla stessa strada da George Bush. Isolamento e sanzioni, insieme al dialogo, hanno alla fine sortito il loro effetto. E piano piano la Libia ha cambiato strada. Sotto l’influsso, pare, dei figli, il "Cane pazzo" ha rinunciato pubblicamente alle armi di distruzioni di massa, prima di tutto le nucleari, e al terrorismo, ha accettato la responsabilita’ degli attentati e consegnato i due colpevoli, che sono stati processati in Olanda, oltre ad aver cercato di giocare una parte nella soluzione del conflitto in Sudan.
Da Washington, la risposta e’ stata cauta e graduale, ma a agosto di quest’anno il senato ha abolito tutte le sanzioni e aperto la strada alla visita di Condi. "Questo e’ un momento storico ed e’ venuto dopo molte difficolta’ e sofferenza", ha detto Condi. "L’intero business del conflitto tra la Libia e gli Stati Uniti e’ stato chiuso una volta per tutte. Appoggio la mia cara donna nera d’origine africana, mi piace che dia ordini ai leader arabi, …Leezza, Leezza, Leezza.. sono fiero di lei", la ha risposto Gheddafi, imprevedibile come di consueto, in un’intervista a Al –Jazeera.
Come in tutte le favole che si rispettano, pero’, non manca qualche ostacolo. La stretta di mano di Condi sotto la tenda assicurera’ ora alla Libia ottimi affari e agli Stati Uniti l’accesso a 39 miliardi di barili di petrolio. Le casse del fondo speciale che Gheddafi ha accettato di costituire per ricompensare i parenti delle vittime di Lockerbie, tuttavia, sono ancora vuote e la segretaria di Stato americana non ha mancato di ricordare che il dissidente Fathi al Jahmi, insieme a molti altri, e’ ancora in prigione. I soldi, ha comunque rassicurato il dipartimento di Stato, arriveranno certamente una volta completate le pratiche legali per la creazione del fondo. E una Libia ravveduta, insieme alla Tunisia, all’Algeria e al Marocco, che Condi visitera’ nei prossimi giorni, potrebbe fare molto per combattere le infiltrazioni di Al Quaeda nel Magreb.

L'articolo è oggi anche su Il Riformista



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