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Libia, tutti i rischi della guerra

CAOS LIBICO 12/9/13

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LIBIA, AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA: TORTURE E VIOLENZE DA MILIZIE FUORI CONTROLLO 16/02/12

TUTTI GLI INTERROGATIVI SUL FUTURO DELLA LIBIA 24/10/11

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I DUBBI SULLA NFZ E IL BICCHIERE MEZZO PIENO 20/3/11

ONU IN ALLARME PER LE VIOLENZE SUI MIGRANTI IN LIBIA 09/03/2011

L'ACCORDO PIACE AL COLONNELLO 3/9/08

Nonostante le polemiche sulle possibili agressioni Nato che hanno suscitato un vespaio a Roma, sia la Libia sia l'Italia sono ben felici del trattato firmato a Bengasi. Che dovrebbe garantire anche buoni affari alle aziende di casa

Luciano Bertozzi

Mercoledi' 3 Settembre 2008

Berlusconi e Gheddafi hanno firmato a Bengasi il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione fra Italia e Libia, che secondo quanto ha affermato il presidente del consiglio “metterà fine a 40 anni di incomprensione. E’ un riconoscimento completo e morale dei danni inflitti alla Libia dall’Italia durante l’epoca coloniale”. Fra gli aspetti più significativi dell’accordo è la presa di distanza dal colonialismo italiano “A nome del popolo italiano, come capo del governo, mi sento in dovere di porgere le scuse e manifestare il nostro dolore per quello che è accaduto tanti anni fa e che ha segnato molte delle vostre famiglie”.
A dimostrazione della volontà di voler voltare pagina rispetto al passato il premier si è portato al seguito anche la Venere di Cirene, un capolavoro dell’arte, una statua di marmo senza testa, copia romana dell’età adrianea di un originale greco forse della scuola di Prassitele, rinvenuta a Cirene e portata a Roma dagli italiani nel 1913.
Il nostro Paese, si legge in una nota di Palazzo Chigi pagherà cinque miliardi di dollari in 20 anni, a titolo di risarcimento per il passato coloniale. Sarà così realizzata l’autostrada costiera dal confine tunisino a quello con l’Egitto. L’Italia si è anche impegnata a costruire 200 abitazioni, a concedere borse di studio a studenti libici che frequentino le scuole italiane e ad erogare pensioni ai mutilati a causa delle mine italiane sotterrate durante il colonialismo.
Il Trattato amplierà anche l’interscambio economico fra i due Paesi, nel 2007 l’export verso la Libia è stato pari a 1,6 miliardi di euro e l’accordo dovrebbe consentirne il raddoppio entro il 2010. Lo stesso leader libico ha dichiarato che il nostro Paese “avrà la priorità su gas, petrolio e su altre forme di investimento, perché ora è uno Stato amico”. Lo stesso Colonnello ha dichiarato che se Roma non avesse chiesto scusa dell’occupazione e non avesse previsto un congruo risarcimento era pronto ad “azzerare i rapporti” fra i due Paesi. Del resto senza le forniture libiche l’economia italiana avrebbe gravi ripercussioni e l’ENI ha recentemente rinnovato i contratti di esplorazione e produzione sia di petrolio, sia di gas. Non va dimenticato che la società petrolifera italiana è la prima produttrice straniera con oltre 550.000 barili giornalieri. Il nostro Paese ha importato petrolio e gas dall’ex colonia per nei primi 4 mesi del 2008 per oltre 5 miliardi di euro (+50% rispetto al medesimo periodo 2007). A fronte dell’apertura del mercato libico si è scatenata la lotta fra i principali Paesi europei e gli USA per la conquista di tanti appalti. L’Accordo conferisce una sorta di pole position al “made in Italy”. Infatti a questo punto si aprono notevoli prospettive per le nostre imprese, il sottosegretario per lo Sviluppo economico Adolfo Urso ha quantificato gli investimenti libici dei prossimi anni in ben 150 miliardi di euro, per fare uscire l’ex quarta sponda dall’isolamento e per modernizzare il Paese che manca di infrastrutture. Anche Berlusconi ha sottolineato i vantaggi a fronte del pagamento di alcuni miliardi di euro. Fra i settori economici che saranno sviluppati è citato anche il comparto della difesa. In base ai dati ufficiali l’export militare italiano nel 2007 è stato pari a 57 milioni di euro relativi a veicoli terrestri ed aeromobili ed a 5,5 milioni per servizi militari.
Nel Paese è presente Agusta che nel 2006 ha creato LIATEC, una joint-venture con imprese locali,con il compito di rimettere a nuovo i velivoli esistenti. L’obiettivo futuro è quello di assemblare elicotteri destinati all’esportazione nei Paesi africani. In questo modo si consentirà lo sviluppo di un’industria aeronautica oggi assente, con la possibilità in prospettiva di avere una qualche forma di autonomia nell’industria della difesa. Inoltre sono stati venduti anche 20 elicotteri A 109 per il controllo delle frontiere e quindi, per il contrasto all’immigrazione.
Fra gli obiettivi dell’intesa anche l’incremento della cooperazione nella lotta all’immigrazione irregolare, a tal fine Finmeccanica realizzerà un sistema di monitoraggio per chiudere la frontiera meridionale dell’ex colonia. In questo modo saranno i libici a fare i guardiani alla “Fortezza Europa”, impedendo l’accesso a tutti coloro che scappano dai Paesi dell’Africa subsahariana della fame e del terrore. Peraltro pochi riescono ad attraversare il deserto del Sahara. Questo aspetto è un tema assai delicato, su cui il Governo di Roma punta molto, l’intesa di fine 2007 con il ministro Amato per il pattugliamento congiunto non è ancora operativa e c’è il concreto rischio che il contrasto agli immigrati si traduca , di fatto, nel divieto di esercitare il diritto di asilo. Non a caso Amnesty International anche nel recente Rapporto Annuale 2008 denunciava nella parte relativa al Paese africano “Sono giunte persistenti notizie di torture e altro tipo di maltrattamenti nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti durante la detenzione. Particolare preoccupazione ha destato il caso di almeno 500 cittadini eritrei detenuti e a rischio di rimpatrio forzato.”. Del resto la collaborazione fra i due Paesi nel contrasto all’immigrazione irregolare è sempre più intensa, “sulla base di accordi segreti –afferma Amnesty nel Rapporto Annuale 2008 – e senza che alcuna condizione venisse posta dall’Italia in materia di rispetto dei diritti umani”. Il governo Prodi ha infatti stanziato oltre sei milioni di euro per il finanziamento di tale collaborazione. Il nostro Paese ha consegnato alla Libia il centro di Gharayan destinato, secondo il Viminale, “ a scuola per l’addestramento e la formazione degli allievi agenti della polizia libica”. Non si hanno notizie precise, sempre secondo Amnesty, del centro di Kufra definito dal Ministero dell’Interno “centro sanitario di frontiera”. Inoltre la lettera con cui Amnesty chiese all’allora Ministro dell’Interno, Amato chiarimenti su un’operazione attuata in Libia con la collaborazione dei nostri poliziotti nei confronti di quasi duecento migranti, sudanesi, eritrei etiopi ,ecc. non ha avuto risposta.
Nel commentare il Trattato, per il più accreditato storico del colonialismo italiano, Angelo Del Boca “ forse serviva qualche parola in più”. “Sarebbe stato importante – continua Del Boca- riconoscere i crimini di Graziani e Badoglio, altrimenti le scuse sono poca cosa”. Del resto l’occupazione italiana è stata un susseguirsi di lutti, centomila libici sono stati vittime delle nostre violenze, in pratica un libico su otto è deceduto a causa degli italiani. Va ricordato, ad esempio, che per debellare la resistenza gran parte della popolazione della Cirenaica fu deportata nel deserto, con costi umani altissimi e con la perdita del bestiame, l’unica forma di attività lavorativa possibile.
Rimane il problema degli esuli, dei ventimila italiani cacciati dalla Libia negli anni ‘70 e che dall’oggi al domani hanno perso tutto, senza avere alcun indennizzo. Nei loro confronti è scattata l’impossibilità di ritornare in Libia anche solo per onorare i propri morti sepolti nell’ex colonia. Infine Gheddafi nel commentare il Trattato ha suscitato un mare di polemiche, affermando che il nostro Paese si è impegnato a non concedere l’uso delle basi militari sul proprio suolo alla Nato ed agli Stati Uniti nell’eventualità di un’aggressione alla Libia. Adesso la parola spetterà al Parlamento che dovrà ratificare il Trattato stesso




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