Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Il Nord della Cina è al freddo

Tencent vale più di Facebook

Terremoto nel capitalismo cinese

La Cina censura Peppa Pig

Bruxelles pronta a difendere l'acciaio europeo

TIBET, LA SPAGNA VUOLE ARRESTARE JIANG ZEMIN 11/2/14

CINA, LE SCUSE DELLA GUARDIA ROSSA 17/1/14

SHANGHAI AVVOLTA DALLO SMOG 6/12/13

CINA, ABOLITI I CAMPI DI RIEDUCAZIONE E PIÙ FLESSIBILITÀ SUL FIGLIO UNICO 16/11/13

CINA, AL VIA IL TERZO PLENUM DELL'ERA XI 9/11/13

CINA, QUANTO COSTA IL 120 ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI MAO 25/10/13

CINA, VERSO UNA CRESCITA DI QUALITÀ 11/10/13

SHANGHAI MINACCIA IL RUOLO ECONOMICO DI HONG KONG 20/9/13

CINA, LA FAZIONE DEI PETROLIERI ALLE STRETTE 2/9/13

CINA, DOPO BO È IL TURNO DI ZHOU YONGKANG? 30/8/13

L'OMBRA DELLA GUERRA SU PECHINO 10/08/08

La squadra georgiana pensa al ritiro ma in nottata arriva il messaggio del presidente Mikheil Saakashvili che chiede di restare e "combattere" sul campo sportivo

Junko Terao

Venerdi' 8 Agosto 2008

“Restate a Pechino, vincete il maggior numero di medaglie e lottate sul campo sportivo per l’onore del paese”. Le parole del presidente georgiano Mikheil Saakashvili arrivano a smentire le voci che davano per certo il ritiro della squadra di Tiblisi, quando a Pechino è ormai notte inoltrata. L’irruzione della guerra sulla scena olimpica ha guastato il primo giorno di gare e tutte le parole spese invano fino ad oggi per tenere la politica alla larga dai Giochi – che politicizzati lo sono stati fin dal giorno della loro assegnazione alla Cina – sono state spazzate via come polvere al vento dalla violenza del conflitto in Ossezia del Sud tra Georgia e Russia, che tiene col fiato sospeso il mondo intero. Difficile per gli atleti georgiani – 35 in tutto, fra cui anche alcuni osseti - rimanere con la bocca cucita e pensare agli allenamenti mentre a casa c’è la guerra e le comunicazioni telefoniche sono interrotte. Eppure è quel che il comitato organizzatore olimpico (Bocog) pretenderebbe, negando alla squadra georgiana di tenere una conferenza stampa e di rilasciare dichiarazioni in merito a quanto sta accadendo. Il rifiuto da parte del Bocog “non è stato in alcun modo motivato”, denuncia l’addetto stampa della delegazione di atleti georgiani, Giorgi Tchanishvili, che aggiunge: “ci hanno solo detto che non abbiamo l’autorizzazione”. I 35 atleti ieri hanno continuato ad allenarsi e alcuni di loro hanno anche gareggiato, ma già in serata si ventilava l’ipotesi del ritiro dai Giochi, poi definitivamente smentita. “Non abbiamo ancora preso una decisione”, aveva fatto sapere Tchanishvili nel pomeriggio, “la scelta definitiva spetta al governo e in particolare al presidente Mikhaeil Saakashvili”. Presidente che ha poi chiesto alla sua squadra di restare e lottare. A ribadire che lo sport non ha niente a che fare con la politica e che “la crisi in Georgia non avrà conseguenze sui Giochi olimpici, né tantomeno sui rapporti fra gli atleti russi e quelli georgiani, ci ha provato il portavoce del comitato olimpico russo, Gennady Shvets, che ha dichiarato: “lo sport è lo sport, e la politica è la politica: non bisogna mischiare le cose”. Parole subito smentite dai fatti, perché seguite poco dopo da un comunicato della squadra georgiana, diffuso dal comitato olimpico di Tblisi, che accusava la “deliberata strategia di aggressione” della Russia contro il suo Paese. “ La Georgia si appella alla comunità internazionale affinché dica con chiarezza alla Federazione russa, con la più grande severità, che l’invasione e i bombardamenti di uno Stato sovrano sono inaccettabili nel XXI secolo e che un simile atto non sarà tollerato”, si leggeva nel comunicato che terminava con l’auspicio “che la colomba che si è levata alla cerimonia di ieri (venerdì ndr.) dallo stadio ‘Nido d'uccello’ si metta in cammino fino al Caucaso, restituendo la pace alla regione”. Mentre ancora si attendeva una decisione in merito al ritiro della squadra, da Tblisi era arrivato l’annuncio del presidente Saakashvili che gli atleti “prevedono di inscenare una protesta per attirare l’attenzione su quello che sta accadendo in Georgia”. “Rischiano di essere squalificati in base alla carta olimpica, ma vogliono farlo”, aveva poi aggiunto, facendo sapere anche che “molti atleti vorrebbero tornare in patria e arruolarsi”. Nessuna dichiarazione in merito a quanto sta succedendo in Georgia da parte del premier Vladimir Putin, che ieri, poco prima di partire per l’Ossezia del Nord, ha incontrato il presidente cinese Hu Jintao. Scambio di convenevoli sulla “profonda amicizia russo-cinese” e non una parola sulla crisi in corso. Solo più tardi Pechino, per voce del ministro degli Esteri, ha chiesto il cessate il fuoco tra Mosca e Tblisi, raccomandando alle due parti di “trovare una soluzione attraverso il dialogo”.


Uscito anche sui quotidiani locali del Gruppo l'espresso



Powered by Amisnet.org