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OLIMPIADI, VIA AI GIOCHI CON PROTESTE 09/08/08


Una festa riuscita a metà e non poteva essere altrimenti. Mentre nello stadio a nido d’uccello Pechino dava il benvenuto al mondo con effetti speciali fantasmagorici e una buona dose di ipocrisia, lontano dalla capitale la parte di mondo esclusa dalla kermesse protestava, ricordando che calpestare i diritti umani mal si concilia coi valori olimpici.

Junko Terao

Sabato 9 Agosto 2008

Una festa riuscita a metà e non poteva essere altrimenti. Mentre nello stadio a nido d’uccello Pechino dava il benvenuto al mondo con effetti speciali fantasmagorici e una buona dose di ipocrisia, lontano dalla capitale la parte di mondo esclusa dalla kermesse protestava, ricordando che calpestare i diritti umani mal si concilia coi valori olimpici. E’ quanto, del resto, ha ribadito ieri anche George W.Bush, arrivato a Pechino per partecipare alla cerimonia di apertura e al pranzo offerto dal padrone di casa, il presidente Hu Jintao. Poche ore prima dell’evento, Bush ha inaugurato la nuova sede dell’ambasciata americana, nel vecchio quartiere delle legazioni straniere, non lontano da piazza Tienanmen, e ha continuato sulla scia della polemica del giorno prima. Dopo il botta e risposta di giovedì, in cui il governo di Pechino aveva rispedito al mittente le critiche di Bush – “ci opponiamo fermamente a qualsiasi dichiarazione che possa interferire con gli affari interni degli altri paesi in cui si chiamano in causa i diritti umani, la religione o altri temi”, aveva risposto il ministro degli Esteri – il presidente americano ieri è tornato a parlare di libertà di espressione, sottolineando come “le società che permettono la libertà di espressione delle idee tendono ad essere le più prospere e le più pacifiche” e che “tutte le persone hanno diritto di manifestare quello che pensano e praticare la religione che hanno scelto”. Ad ogni modo i rapporti tra Washington e Pechino rimangono “costruttivi, cooperativi e sinceri”, ha ribadito come per correggere il colpo poco prima di sedere a tavola con Hu. Toni pacati per Nicholas Sarkozy, che aveva fatto precedere il suo arrivo al villaggio olimpico da una lista di detenuti politici, in qualità di presidente di turno dell’Unione europea, ma che come premier francese ha deciso, dopo lunghi tentennamenti, di prendere parte alla cerimonia di inaugurazione e, per di più, di non incontrare il Dalai Lama durante la sua visita parigina. “Rapporti eccellenti” quelli tra Francia e Cina: così li ha definiti il premier Wen Jiabao dopo aver incontrato Sarkozy ieri mattina. Il capo dell’Eliseo l’ha incalzato enfatizzando il carattere “amichevole” delle relazioni bilaterali tra i due paesi ed elogiando i “grandiosi sforzi compiuti da Pechino in vista delle Olimpiadi”. Insomma, bando alle polemiche dei mesi scorsi, almeno per il grande giorno dell’orgoglio cinese. Ma le proteste da parte dei difensori dei diritti umani sopno arrivate, puntuali, com’era prevedibile. La più clamorosa l’ha messa a segno Reporters sans frontieres che ieri è riuscita a beffare i rigidi controlli delle autorità e ad inserirsi in una frequenza radio di Pechino, trasmettendo un messaggio in favore della libertà di stampa. In francese, in inglese e poi in cinese, una voce di donna ha detto, rivolgendosi al governo: “qualunque misura voi prendiate non arriverete all’obbiettivo della libertà di parola”. Un colpo davvero ben riuscito che ha inaugurato, di prima mattina, una giornata di proteste in tutto il mondo. Millequattrocento gli esuli tibetani arrestati a Kathmandu mentre manifestavano nei pressi dell’ambasciata cinese. In Turchia un manifestante uiguro ha si è dato fuoco davanti all’ambasciata cinese di Ankara durante una protesta di trecento cinesi musilmani, la maggior parte provenienti dallo Xinjiang. A Londra, fuori dalla sede diplomatica cinese, erano in duecento e altrettanti a Bruxelles, davanti alle sedi Ue. In Italia, oltre alla marcia organizzata dai radicali ad Assisi, bandiere tibetane in Campidoglio, fuori dalla sede della Provincia di Roma, a Venezia, Vicenza e Verona. Non sono mancati nemmeno gli allarmi sicurezza nel giorno dell’apertura dei Giochi: un volo Air china decollato da un aeroporto giapponese e diretto a Chongqing via Shanghai è stato costretto a tornare indietro dopo che un allarme bomba era scattato in seguito a un messaggio email contenente minacce con riferimenti alle Olimpiadi arrivato alla sede della compagnia.

Uscito anche sui quotidiani locali delgruppo l'Espresso



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