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VIGILIA A PECHINO, TRA PROTESTE E APERTURE DI CREDITO 7/8/08

Ormai il conto alla rovescia si avvicina all'ora zero. Centomila soldati veglieranno sui Giochi alla cui inaugurazione partecipano diversi capi di stato. A cominciare da Bush per finire con Musharraf

a sn lo stadio a nido. Ieri mattina nello spiazzo antistante hanno manifestato attivisti protibetani

Lettera22

Giovedi' 7 Agosto 2008

Anche se il vento della polemica continua a soffiare sulla vigilia dei Giochi di Pechino, dove ieri è arrivata la torcia olimpica, e dove, sempre ieri, quattro attivisti hanno sfidato la polizia esibendo striscioni pro tibet, un'importante apertura di credito per la Cina arriva dalla Casa Bianca.
Il presidente americano George Bush, che si appresta a inaugurare una nuova sede diplomatica Usa a Pechino, ha sollecitato la Cina a permettere “libertà d'espressione e di religione” ma ha aggiunto di voler andare alla cerimonia di apertura “per mostrare rispetto per il popolo cinese”. Di più, il presidente americano si dice “ottimista” sul futuro dell'Impero di mezzo anche se gli Stati Uniti continueranno ad opporsi con forza alla detenzione dei dissidenti. Sono frasi in parte dette durante la sua tappa in Corea del Sud, in parte anticipate dall'agenzia francese France Presse su quanto Bush dirà oggi a Bangkok da cui partirà poi alla volta di Pechino.
Getta acqua sul fuoco anche il Dalai Lama che, in partenza per Parigi (dove però non sarà ricevuto da Sarkozy), detta un augurio: "Sin dal momento in cui la Cina ha presentato la sua candidatura - ricorda il leader spirituale - ho sempre sostenuto il diritto della Cina di ospitare i Giochi. Vorrei porgere i miei auguri alla Cina, agli organizzatori ed agli atleti. E le mie preghiere per il successo dell'evento".
Ma non è tutto rose e fiori. Sulle Olimpiadi non solo grava il timore dell'ennesimo attentato uiguro (la città sarà presidiata da un esercito di 100mila uomini) ma si addensano molte nubi, compresi i malumori che agitano il Vecchio continente. E le Olimpiadi sono anche un test politico sulla “tenuta” di certi capi di stato: si sa che non ci andrà il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, e persino il pachistano Musharraf è stato, sino a ieri, in forse. Infine c'è il rischio di nuove proteste filotibetane di cui ieri si è avuto un assaggio.
Alle cinque e mezza di mattina, nel centro di Pechino, quattro attivisti protibet (due britannici e due americani) hanno creato un piccolo ma significativo evento mediatico: due di loro si sono arrampicati su un palo della luce nella piazza antistante il nuovo stadio a nido appena costruito per i Giochi e vi hanno appeso due striscioni con scritte inneggianti al “Tibet libero”, sia in inglese sia in cinese. La protesta è durata solo dieci minuti. Poi il fermo degli attivisti di Students for a Free Tibet, entrati in Cina con visto turistico.
La polizia ci ha messo poco a individuarli e a fermarli, pur senza grande clamore. Oltre all'imponente schieramento di agenti anti terrorismo, la città appare presidiata da funzionari di polizia dislocati nei punti strategici, agli angoli delle strade e sui tetti degli edifici. I passeggeri del metrò o i visitatori di luoghi “sensibili” vengono minuziosamente perquisiti.
Intanto a Pechino è arrivata la fiaccola olimpica, portata nel centro della capitale dal campione di basket Yao Ming. Ha percorso 140mila chilometri da quel 24 marzo, giorno in cui partì da Olimpia in Grecia. Ma anche lì l'evento non sfuggì agli attivisti filotibetani. Che ieri hanno ripetuto, all'arrivo, la protesta che contrassegnò la partenza.

Uscito anche sui quotidiani locali del Gruppo l'espresso



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