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UIGURI IN ESILIO:INCHIESTA ONU SULL' ATTENTATO 6/8/08

Un taxista e un fruttivendolo: solo questo si sa dei due autori della strage di lunedì a Kashgar. Ma sui legami con l'Etim e i separatisti islamici ci sono ancora dubbi. Intanto gli uiguri in esilio chiedono l'apertura di un'inchiesta indipendente perchè la vicenda non si risolva con una semplice ritorsione contro la popolazione

Junko Terao

Mercoledi' 6 Agosto 2008

La dinamica dell´attacco di lunedì a Kashgar, nella regione autonoma dello Xinjiang, faceva intuire un´organizzazione piuttosto rudimentale dell’attentato. Tuttavia, fin da subito, la polizia di Pechino ha puntato il dito contro l´Etim, il movimento islamico del Turkestan orientale, gruppo di indipendentisti uiguri sospettato di avere legami con Al Qaeda e che nel 2002 l´America ha inserito nella lista nera dei gruppi terroristici, dopo il rafforzamento della cooperazione con Pechino nella “lotta contro il male”. Un rapporto di collaborazione che ha risolto molte scocciature alla Cina, per cui le aspirazioni indipendentiste della minoranza turcofona e di religione islamica che abita lo Xinjiang rappresenta una spina nel fianco. Tanto che la minaccia di possibili attacchi da parte dell´Etim era la più temuta dai “sorveglianti dei Giochi” della vigilia olimpica. Il sospetto che dietro l´attacco di ieri, in cui sedici poliziotti sono stati uccisi e altrettanti sono rimasti feriti, ci fosse la mano dell´Etim è sembrata subito l’ipotesi più accreditata, ma ancora oggi la stessa polizia cinese non ne ha la certezza. Quel che si sa è che i due attentatori sono un taxista e un fruttivendolo. Entrambi trentenni e uiguri. Per ora sono queste le informazioni certe. Alym Seitoff, segretario generale dell’Associazione americana degli Uiguri, con sede a Washington D.C., è dell’idea che dietro l’atto scellerato di lunedì ci sia il malcontento piuttosto che la militanza. “Non crediamo che ci siano gruppi di militanti dietro l’attacco”, ha dichiarato ieri, “quello che sappiamo è che la repressione in Xinjiang, specialmente a ridosso delle Olimpiadi, ha aumentato lo scontento tra gli Uiguri”. Ci va giù più pesante Dolkun Isa, presidente del Congresso mondiale uiguro, che chiede l’apertura di un’inchiesta indipendente dell’Onu o del Parlamento europeo per fare chiarezza sull’accaduto, perchè “non ci sono informazioni credibili - denuncia – dato che tutte provengono dalle autorità cinesi e non si riescono ad avere resoconti indipendenti dell'accaduto”. Sulla matrice della strage non si sbilancia, anche se ammette: “è possibile che alcuni uiguri abbiamo cercato di vendicarsi per la mancanza di libertà di parlare, di muoversi, di scrivere”. Non la pensa così Shi Dagang, capo della sezione di Kashgar del partito comunista, sicuro che “l´attacco lega in modo innegabile i due attentatori ai gruppi separatisti che vogliono colpire le Olimpiadi”. La polizia afferma di aver trovato, insieme ad armi di fabbricazione rudimentale - simili a quelle rinvenute in un campo di addestramento di terroristi del Turkestan orientale nel gennaio 2007 - anche del materiale inneggiante alla jihad. “La religione per loro è più importante della loro stessa vita o della tranquillità delle loro madri”, ha dichiarato ieri Shi in una conferenza stampa, annunciando anche l´arresto di altri diciotto “agitatori stranieri”, slegati però dalla vicenda. Il giro di vite sulla sicurezza in Xinjiang è scattato subito. Kashgar ieri era blindata, con la polizia che fermava e perquisiva ogni auto e mezzo pubblico all´ingresso della città. Forze dell´ordine in tenuta antisommossa presidiavano l´ospedale dove sono ricoverati i sedici poliziotti feriti, impedendo ai giornalisti di parlare con i loro familiari. La popolazione del resto ha la bocca cucita, nessuno fa commenti, a parte qualche commerciante che, per timore di una ricaduta negativa sul turismo, cerca di sdrammatizzare. Dilaxat Raxit, rappresentante del Congresso degli Uiguri in esilio a Monaco, non ci sta e denuncia le retate contro molti Uiguri, alcuni dei quali sarebbero stati picchiati, ordinate dal governo subito dopo l´attacco. “Ci opponiamo a qualsiasi tipo di violenza, sia da parte dei cinesi che degli Uiguri”, ha dichiarato ieri, appellandosi alla comunità internazionale perchè ”prema sul governo di Pechino affinchè permetta ai giornalisti a Kashgar di fare il loro lavoro liberamente e affinchè affronti la questione legalmente e non tramite ritorsioni contro la popolazione”. Per la cronaca ieri a Kashgar due reporter giapponesi sono stati arrestati, malmenati e poi rilasciati con mille scuse. Intanto a Pechino le autorità assicurano che non ci saranno pericoli per i Giochi. Prese le massime precauzioni, la kermesse può iniziare.

Uscito anche su il Riformista



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