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Con la solita scusa della minaccia terroristica, Pechino approfitta delle Olimpiadi e ricorre a misure di sicurezza al limite della paranoia e del lecito. Aumenta la repressione in Tibet e Xinjiang, i dissidenti rimangono chiusi in carcere,mentre a Pechino,i giornalisti stranieri non riescono a lavorare: internet funziona a singhiozzo sotto il controllo della censura

Junko Terao

Martedi' 8 Luglio 2008


Cosa meglio di un evento come le Olimpiadi potrebbe giustificare misure di sicurezza al limite della paranoia e “arresti preventivi” in un Paese dove già normalmente polizia e militari intervengono per sedare il minimo accenno di dissenso? Pechino approfitta dell'occasione ricca offerta dai Giochi, quello “stato d'eccezione” che durerà il tempo delle gare e che sotto la minaccia terroristica già rende discutibili misure tollerabili anche a quei Paesi che si professano detentori della democrazia e rispettosi dei diritti umani. La Polizia armata del popolo, che si occupa delle minacce interne al Paese, ha fatto sapere che “forze ostili e terroristi hanno più volte visitato Pechino per scegliere gli obbiettivi da colpire”. Riferendosi agli attivisti pro-indipendenza uiguri e tibetani, poi, la polizia cinese usa espressioni da film horror come “stanno affilando i coltelli e non vedono l'ora di agire”, o “cercano un impatto a livello internazionale e sicuramente allungheranno le loro mani nere sulle strutture olimpiche e sugli obbiettivi sensibili”. Parole da far rabbrividire, che i difensori dei diritti delle due minoranze e dei diritti umani in generale giudicano volutamente esagerate per giustificare la repressione di qualsiasi manifestazione pacifica. Repressione già in corso che potrà proseguire lontano dagli sguardi del resto del mondo, dato che sia il Tibet che lo Xinjiang rimangono interdetti agli occhi indiscreti dei giornalisti. Eventuali forme di protesta, del resto, rovinerebbero l'idea di “armoniosa unità” che i Giochi olimpici dovrebbero simboleggiare. Ieri il Tibetan center for human rights and democracy – preoccupato “per il livello di sicurezza e repressione imposto alla vigilia dei Giochi olimpici” - ha denunciato l'arresto, avvenuto il 26 luglio scorso, di 4 tibetani che protestavano contro il festival estivo organizzato in onore di Pechino 2008 nella contea di Nangchen, nella provincia tibetana di Qinghai. In occasione della manifestazione, che si tiene ogni anno nella contea, due mesi fa le autorità avevano predisposto eventi speciali di buon augurio per le Olimpiadi: assolutamente bandito dai canti preparati per l'occasione dai cittadini ogni riferimento al Dalai Lama o all'indipendenza. Alle prove generali di settimana scorsa, però, i quattro temerari hanno inscenato una protesta con slogan anti-cinesi. La sera stessa sono scattate le manette. Intanto i poliziotti in Tibet dovranno aspettare per andare in vacanza: con un'ordinanza speciale, infatti, le autorità hanno sospeso le ferie per tutti fino alla fine delle gare, per garantire il rafforzamento della sicurezza nella regione. Sugli autobus di Urumqi, capitale dello Xinjiang, per tutta la durata dei Giochi ci saranno “ispettori per la sicurezza” a garantire l'ordine pubblico. Saranno inoltre potenziati i controlli sui confini e verrà intensificata la cooperazione con le forze di polizia dei paesi circostanti: misure di precauzione che si aggiungono a quelle già in atto negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie e nei luoghi considerati obbiettivi sensibili. A Pechino, dove i giornalisti arrivati per seguire le gare si sono già lamentati della navigazione in internet resa difficile dalla censura, l'accesso a piazza Tienanmen è regolato da passaggi attraverso il metal detector e perquisizioni e nei principali stadi sono stati installati missili terra-aria. Massima allerta anche per quanto riguarda le spedizioni postali, dopo che ieri la polizia della capitale ha arrestato undici persone impegnate nella vendita e nella spedizione di una sostanza velenosa, la tossina botulinica, utilizzabile per fabbricare armi chimiche. D'ora in poi tutta la corrispondenza diretta verso le città olimpiche dovrà passare al vaglio degli addetti al controllo.



Uscito anche su il Riformista



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