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OLIMPIADI: GIALLO SULLA MINACCIA SECESSIONISTA 27/7/08

La rivendicazione del comandante Seyfullah, che apparterrebbe a un sedicente Partito islamico del Turkestan orientale sono apparse in un video e riguardano diversi attentati dei giorni e mesi passati. Ma Pechino non ci crede

A sinistra, la mappa delle diversità cinesi in una ricostruzione delle antiche realtà territoriali

Em. Gio.

Domenica 27 Luglio 2008



Un giallo circonda la rivendicazione di alcuni attentati terroristici in Cina e la versione ufficiale delle autorità cinesi che non la ritengono credibile. Appare infatti bizzarro che, avvicinandosi i Giochi olimpici, proprio Pechino, che fino a ieri ha gridato all'allarme islamo secessionista, adesso cerchi di gettare acqua sul fuoco.
La rivendicazione del comandante Seyfullah, che apparterrebbe a un sedicente Partito islamico del Turkestan orientale (come i secessionisti di questa parte della Cina, abitata in buona parte da uiguri musulmani, chiamano la provincia del Xinjiang) sono apparse in un video e riguardano diversi attentati dei giorni e mesi passati. Tra gli altri, uno verificatosi lunedì scorso su due autobus a Kunming, la capitale della provincia meridionale dello Yunnan, che ha ucciso due persone, l'altro, avvenuto il 5 maggio, a Shanghai, con un bilancio di tre vittime. Le autorità cinesi hanno però affermato ieri di non ritenere credibile la rivendicazione: “non abbiamo trovato prove che le esplosioni siano connesse ai terroristi e ai loro attacchi, o alle Olimpiadi», ha detto un portavoce della polizia. Eppure, secondo diversi osservatori, la sfida via video non è da prendere alla leggera. Anche perché il comandante Seyfullah, benché faccia parte di un gruppo noto solo da qualche mese, ha minacciato altre azioni eclatanti proprio durante i giochi.
I bene informati ritengono che, anche se sarà comunque difficile superare i super controlli che dovranno garantire la sicurezza dei Giochi, la minaccia non sia da prendere sotto gamba proprio perché i secessionisti uiguri sperano che le Olimpiadi si trasformino nello scenario ideale per far sentire al propria voce. La comunità uigura, etnicamente diversa dagli Han, la maggioranza della popolazione cinese, conta oggi circa nove milioni, meno del 45 per cento della popolazione del Xinjiang ma una presenza rilevante oltre che autoctona. E che, come i tibetani, mal sopporta il giogo di Pechino.
La Repubblica popolare, nei mesi e nei giorni passati, non ha mai smesso di sottolineare come i secessionisti uiguri e i loro alleati dell'internazionale islamica rappresentino una concreta minaccia per i Giochi Olimpici (che si terranno nella capitale dall' 8 al 24 agosto). Proprio il 10 luglio scorso a Kashgar, una delle città più importanti del Xinjiang e “capitale” del nazionalismo uiguro, era stato annunciato l'arresto di un'ottantina di sospetti terroristi con la notizia dello smantellamento di una quarantina di campi di addestramento dall'inizio dell'anno a oggi. E il 24 luglio, il vicecapo della polizia di Shanghai aveva affermato che nella metropoli era stata smantellata «un'organizzazione terroristica internazionale» che preparava attentati in occasione dei Giochi. Insomma Pechino ha tenuto alto il livello di guardia. Almeno sino a ieri quando, ufficialmente, ha fatto sapere di non credere al video che rivendicava anche due attacchi contro la polizia avvenuti il 17 luglio nelle città di Wenzhou e Guangzhou. Forse per evitare che troppo allarme tenga lontani, più che i terroristi, i turisti.

Pubblicato sui quotidiani locali del Gruppo Espresso



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