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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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AINU POPOLO INDIGENO:UNA RISOLUZIONE TARDIVA 15/07/08


Il riconoscimento degli Ainu come popolo indigeno è tardivo e, da solo, non potrà avere effetti reali. La costituzione giapponese, infatti, non riconosce ancora le minorananze. Intervista a Rosa Caroli, docente di storia dell'Asia orientale all'università Cà Foscari di Venezia, che sull'assimilazione di Ainu e Okinawani ha appena scritto un saggio, contributo agli "Scritti in onore di Adolfo Tamburello", a cura di P.Carioti e F.Mazzei, in fase di stampa

Junko Terao

Martedi' 15 Luglio 2008

Che significato ha questa risoluzione nella storia delle minoraneze in Giappone?

Innazitutto credo che il parlamento giapponese non avrebbe adottato questa risoluzione se non ci fosse stata la spinta del G8 da un lato e dell’Onu – che il settembre scorso ha approvato la dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni – dall’altro. Come sempre accade in occasione di appuntamenti internazionali di grande rilievo, i problemi locali vengono messi alla ribalta, come sta accadendo in Cina con le Olimpiadi, per esempio. Si tratta di un provvedimento importante, ma da accogliere con cautela. Ricordiamo che dal punto di vista costituzionale le minoranze non sono riconosciute, quindi bisogna vedere che effetti avrà. C’è la questione della restituzione delle terre, per esempio, che non è puramente economica: quelle dello Hokkaido erano terre vergini, dove gli Ainu vivevano una vita seminomade, che vennero fatte rientrare nella riforma fondiaria del primo Meiji e riassegnate sulla base degli stessi criteri con cui vennero assegnate quelle nel resto del paese. Questo sconvolse anche l’aspetto ecologico, non solo quello economico e sociale degli Ainu, costretti alla sedentarizzazione e forzati all’agricoltura. I kotan, le comunità Ainu tradizionali, vennero smembrati e la popolazione rilocalizzata. La migrazione massiccia da ogni parte dell’arcipelago trasformò gli Ainu in una minoranza nel loro stesso territorioe la standardizzazione della lingua con l’imposizione del giapponese, poi, ha avuto effetti deleteri perchè gli Ainu non avevano un sistema di scrittura e si tramandavano la loro cultura oralmente: già intorno agli anni ‘30 si era arrestata la trasmissione transgenerazionale della lingua, le madri non erano più in grado di parlare Ainu coi figli. L’assimilazione ha coinciso, nel caso degli Ainu, con l’annientamento della loro cultura, un aspetto che mette in luce le tante facce della modernizzazione del Giappone. Questa risoluzione dice che gli Ainu hanno il diritto a preservare la propria lingua e cultura, ma la realtà è che sono rimasti in pochi a saper parlare l’ainu e la cultura è legata a una vita nomade che non esiste più. Il caso degli Ainu è la dimostrazione di come poter distruggere una popolazione senza ucciderla. Perchè, se fisicamente non furono eliminati, fuorno annientati come popolo. Per questo mi sembra gravemente tardiva come ammissione, anche se, come si dice, meglio tardi che mai.

Secondo lei questa risoluzione potrà aprire la strada a un cambiamento culturale tra i giapponesi, o crede che la questione delle minoranze continuerà a rimandere nell’ombra?

Credo che già i movimenti di lotta contro la discriminazione iniziati negli anni ‘70 e la maggior presenza della questione sui media hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica, e spero che anche questa risoluzione venga utilizzata per diffondere l’idea che interagire con altre culture all0interno dei uno stato nazionale non è più un tabù, andando ad intaccare le favole sull’omogeneità del popolo giapponese. Ma se da questo punto di vista credo che potrebbe rappresentare un esempio di democrazia, sul piano giuridico sono molto scettica. Il riconoscimento delle minoranze non prescindere dagli aspetti giuridico-legali e questo aprirebbe un grande contenzioso: penso per esempio alla disputa dei territori del nord, contesi tra Russia e Giappone, o al problema dei risarcimenti. Fin qui questa risoluzione suona come un’enunciazione democratica che però non compromette in alcun modo il governo.
Se questa risoluzione dovesse tradursi in una legge ad hoc, è possibile che gli Ainu chiederanno e otterranno i risarcimenti?
Nelle contese legali dove una delle due controparti è il governo sappiamo che è molto difficile, come è successo per esempio coi crimini di guerra, pensiamo alle comfort women. E d’altra parte corrispondere dei risarcimenti aprirebbe la strada ad una serie di richieste che non avrebbero fine. Anche una decina di anni fa c’era stato un tribunale che aveva riconosciuto gli Ainu come minoranza ma questo non aveva avuito alcun effetto.

Qual è la situazione tra gli okinawani?

Il caso di Okinawa è diverso perchè la cultura locale non è stata distrutta dall’assimilazione. Gli okinawani avevano una lingua scritta e l’imposizione del giapponese non comportò l’eliminazione della memoria del passato. Lo prova il fatto che nelle Ryukyu l’uso dei dialetti e delle lingue locali è ancora vivo. Gli Okinawani divennero una minoranza all’interno del Giappone, ma restarono una maggioranza nella propria terra, quindi mantennero, nonostante l’assimilazione, una propria identità. Identità intorno alla quale sono stati costruiti discorsi politici. Ad esempio le rischieste di maggiore autonomia – ricordo che Okinawa è l’unica provincia giapponese ad avere delle istanze autonomiste – , il movimento anti-militarista, contro la presenza delle basi militari sull’isola, o il rifiuto di alcuni simboli dello Stato, del potere e del sistema imperiale che non è espresso in nessun’ altra regione del paese. Una realtà vivace e interessante all’interno del monolitico panorama giapponese.


Uscita in versione ridotta anche su il manifesto



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