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TV E OLIMPIADI, IL COMPROMESSO DI PECHINO 11/07/08

Dopo un’incertezza durata sette anni, ecco che Pechino, e il comitato organizzatore delle Olimpiadi 2008 (Bocog), ha finalmente annunciato il compromesso raggiunto per la diretta televisiva dei Giochi di quest’agosto

dalla corrispondente

Ilaria Maria Sala

Venerdi' 11 Luglio 2008

Hong Kong - Sembra essere un classico caso in cui si discute se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto: dopo un’incertezza durata sette anni, ecco che Pechino, e il comitato organizzatore delle Olimpiadi 2008 (Bocog), ha finalmente annunciato il compromesso raggiunto per la diretta televisiva dei Giochi di quest’agosto. La soluzione è stata di compromesso. Le televisioni internazionali potranno trasmettere in diretta dagli stadi olimpici di Pechino e dalle altre sei “città olimpiche” (Hong Kong, Shanghai, Tianjin, Shenyang, Qingdao e Qinghuangdao dove si terranno le competizioni equestri, calcistiche e di vela), senza dover sottostare ai trenta secondi di differita che erano stati stabiliti finora. Questa era stata una misura messa in vigore per evitare imprevisti – in particolare, che qualche manifestante, sfuggito alle strette maglie di controllo messe in piedi dalle autorità cinesi, possa essere visto sugli schermi televisivi nazionali e mondiali. Per quanto riguarda invece le località esterne agli stadi, fra cui la piazza-simbolo di Pechino, Tiananmen, il Bocog ha mantenuto un discreto controllo su quanto sarà possibile filmare e ritrasmettere. Per esempio, da Tiananmen, sarà possibile la diretta solo in due fasce orarie, dalle 6 alle 10 di mattina e dalle 9 alle 11 di sera, ora di Pechino. All’infuori di queste la piazza potrà essere ripresa, ma le immagini dovranno essere trasmesse dopo essere state preregistrate. Per quanto riguarda invece altri luoghi simbolici, quali la Grande Muraglia, o località fuori dalla capitale, ogni televisione dovrà ottenere permessi appositi di volta in volta.
Il problema non è nuovo: quando, nel 1989, folle di giornalisti si erano riversate sulla capitale cinese per coprire lo storico incontro fra l’allora leader sovietico Mikhail Gorbachev e la sua controparte cinese Deng Xiaoping (incontro che segnava la fine della decennale rottura sino-sovietica), si ritrovarono pronti, telecamere alla mano, a riprendere anche la protesta studentesca e la sanguinosa repressione che ne seguì, portandola sugli schermi del mondo. Da allora, le autorità cinesi avevano consentito alle televisioni internazionali di trasmettere solo utilizzando il satellite della rete cinese, CCTV, e impedendo ogni ripresa in diretta.
Il colosso televisivo americano, NBC, che ha pagato 800 milioni di dollari USA per assicurarsi i diritti esclusivi per la diffusione delle immagini delle gare olimpiche negli Stati Uniti, sembra essere insoddisfatto dal compromesso raggiunto, dato che, malgrado questa concessione sulla diretta, la ridiffusione tramite satelliti internazionali continua ad essere ostacolata da una complicata burocrazia, che prevede autorizzazioni complesse per ogni singolo satellite.
Ma le concessioni a cui si è arrivati sono il massimo possibile per un comitato organizzativo, e delle autorità, ormai in preda ad un’ossessione per il controllo di proporzioni davvero olimpiche: pur avendo accettato di garantire libertà di movimento ai giornalisti accreditati a partire dal 1 gennaio di quest’anno, infatti, la situazione resta tutto fuorché facile. L’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch, in un rapporto pubblicato questa settimana, denuncia ad esempio una lunga lista di abusi, detenzioni ingiustificate e restrizioni arbitrarie al lavoro della stampa internazionale che opera in Cina. E proprio in questi giorni il giornalista di Hong Kong Norman Choy, del quotidiano Apple Daily, il secondo per diffusione nel territorio, pur munito di regolare visto, dopo essere arrivato a Pechino è stato detenuto, interrogato e rispedito ad Hong Kong in seguito alla confisca del suo permesso di viaggio, senz’altra spiegazione se non che la sua presenza nella capitale contravveniva alla legge nazionale sulla sicurezza. Apple Daily, il quotidiano più fortemente pro-democrazia della ex-Colonia britannica, è quello maggiormente inviso alle autorità cinesi, che hanno spesso limitato il numero di visti concessi ai rappresentanti di questa pubblicazione.


L'articolo è oggi anhe su Il Riformista



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