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Ad un mese esatto dall’inizio delle Olimpiadi di Pechino, la BBC ha rivelato di aver portato avanti un test per controllare la qualità dell’aria di Pechino trovandola di qualità inferiore agli standard minimi previsti dall’Organizzazione Mondiale per la Salute

dalla corrispondente

Ilaria Maria Sala

Mercoledi' 9 Luglio 2008

Hong Kong - Ad un mese esatto dall’inizio delle Olimpiadi di Pechino, la radio televisione pubblica britannica, BBC, ha rivelato di aver portato avanti un test per controllare la qualità dell’aria di Pechino trovandola di qualità inferiore, e in alcuni casi molto inferiore, agli standard minimi previsti dall’Organizzazione Mondiale per la Salute (Oms). Il test è stato portato avanti per una settimana, con un lettore d’inquinamento manuale che può misurare le microparticelle sospese, e queste si sono rivelate superiori alla norma sei giorni su sette: in uno dei sei giorni, erano sette volte più alte di quanto previsto dall’Oms.
Malgrado le promesse, dunque, per Pechino continua ad essere difficile ridurre l’inquinamento, proveniente dalle auto, dalle industrie e dai cantieri aperti. Inizialmente, i cantieri avrebbero dovuto essere chiusi lo scorso dicembre (dato che alcune microparticelle sospese impiegano diversi mesi per posarsi al suolo, in particolare in assenza di piogge). Poi la deadline è stata spostata al 1 luglio, ed infine al 18 luglio. Le auto continuano a circolare, anche se nei giorni dei Giochi lo faranno a targhe alterne, mentre le industrie dovrebbero essere chiuse già fra qualche settimana, in un raggio che va via espandendosi, sempre più lontano da Pechino, portando ad un’immobilità quasi totale le aziende di una discreta fetta del nord-est cinese.
Tutto questo, però, continua a non parere convincente a diversi atleti: il campione maratoneta Haile Gebrselassie ha già detto da più di due mesi che non si recherà a Pechino a causa dell’inquinamento, dato che soffre d’asma. E almeno 24 paesi hanno annunciato di recente di voler allenare alcuni dei loro atleti in campi pre-Olimpici non in Cina, bensì in Giappone, citando fra le ragioni delle inquietudini rispetto al cibo e soprattutto rispetto alla purezza dell’aria.
Il Comitato organizzativo dei Giochi cinesi (il Bocog) continua a dirsi invece del tutto sicuro che di qui all’8 l’aria sarà limpida, ma il problema comincia a porsi in termini più complessi: Pechino, infatti, sembra applicare uno standard diverso da quelli previsti dall’Oms, anche per quanto riguarda la presenza di microparticelle sospese – il che rende la Cina capace di annunciare sulla stampa nazionale che l’aria è “pulita”, anche in giorni in cui si fatica a vedere il cielo, separato da terra da una spessa coltre grigia.
Nel frattempo, è chiaro che le misure prese non potranno consentire alle microparticelle più leggere di posarsi a tempo, il che, secondo alcuni esperti, potrebbe portare ad un numero ridotto di record mondiali raggiungibili nel corso di queste Olimpiadi.

L'articolo e' uscito anche su Il Riformista



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