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L'accordo raggiunto sul taglio delle emissioni di gas serra e l'appello ai produttori di petrolio per un aumento della produzione di greggio sono stati al centro dei lavori della seconda giornata del summit di Hokkaido

Irene Panozzo

Mercoledi' 9 Luglio 2008

Le trattative serrate della notte hanno dato frutto. E gli Otto Grandi, riuniti nell’isola giapponese di Hokkaido per il loro summit annuale, sono così riusciti a portare a casa un risultato che alla vigilia appariva difficile da ottenere: l’accordo sul clima.
A premere più di tutti perché il G8 che si conclude oggi desse seguito all’impegno sottoscritto l’anno scorso a Heiligendamm, in Germania, di prendere “in seria considerazione” il problema dei mutamenti climatici è stato soprattutto il Giappone, sostenuto anche dal cancelliere tedesco Angela Merkel. Facile quindi immaginare la soddisfazione del premier giapponese Yasou Fukuda nell’annunciare ieri che il summit aveva trovato l’accordo sulla riduzione, entro il 2050, delle emissioni di gas serra “fino al 50%”. Una meta da raggiungere, dice il documento comune adottato dal G8, attraverso obiettivi di medio e di lungo periodo che coinvolgano non solo gli Otto Grandi ma anche tutti quei paesi (e sono circa 200) che partecipano in sede Onu alle discussioni sul clima. Non è stato chiarito però quale debba essere il livello di riferimento per i tagli, se “i livelli attuali”, come detto da Fukuda, oppure il 1990, come richiesto sia dall’Unione Europea che dalle associazioni ambientaliste.
Positivi i commenti sull’accordo degli altri protagonisti del summit, a iniziare da Angela Merkel, secondo cui l’accordo raggiunto al vertice di Hokkaido rappresenta un significativo passo avanti nella lotta contro i cambiamenti climatici. Sulla stessa linea il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, che ha detto che l’intesa raggiunta dal G8 “è sulla strada giusta che porta verso Copenhagen”, che a dicembre 2009 ospiterà “la conferenza per varare il protocollo post-Kyoto”. Soddisfatti per “l’eccellente dichiarazione sul clima” anche gli Stati Uniti.
Da parte del fronte degli ambientalisti, invece, le reazioni non sono state altrettanto entusiastiche. Duro il giudizio del WWF, che ha definito l’accordo un “patetico” tentativo di nascondere “le storiche responsabilità” delle grandi economie mondiali. Legambiente, invece, per bocca del suo responsabile internazionale Maurizio Gubbiotti, si chiede “perché rimandare a domani” la soluzione di un problema attuale. Negativo anche il commento della Caritas Internationalis, che in una nota ha detto che il G8 “non ha tagliato a sufficienza le emissioni”. Delusione anche da parte dei cosiddetti G5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica), che ieri, in una dichiarazione congiunta, hanno chiesto ai G8, con cui si incontreranno oggi, di tagliare le emissioni del 25-40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020.
Ma non c’è stato solo il clima a tenere banco ieri a Toyako. Gli Otto Grandi hanno affrontato anche il tema dell’economia globale, sulle cui “prospettive di crescita” rimangono “fiduciosi”. A metterla in pericolo, però, ci sono “gli alti prezzi delle materie prime, specialmente petrolio e alimentari”. Per questo il G8 ieri ha fatto appello all'Opec, affinché in questa fase aumenti la produzione e la distribuzione del greggio. “I paesi produttori”, dice il documento finale, “dovrebbero assicurare un clima adatto per gli investimenti stabili e trasparenti”, mentre sul lato della domanda sono necessari “ulteriori sforzi per seguire una diversificazione energetica”. A partire da quella nucleare, per molti paesi “uno strumento chiave per ridurre la dipendenza dai carburanti fossili”.

L'articolo e' uscito anche sui quotidiani locali del Gruppo L'Espresso



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