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Nessun accordo, ma solo un rinvio alle riunioni in programma oggi. È così, con un nulla di fatto sul tema degli aiuti all’Africa, che si è chiusa la prima giornata dei lavori del summit dei G8 a Toyako, nell’isola giapponese di Hokkaido

Irene Panozzo

Martedi' 8 Luglio 2008


Nessun accordo, ma solo un rinvio alle riunioni in programma oggi. È così, con un nulla di fatto sul tema degli aiuti all’Africa, che si è chiusa la prima giornata dei lavori del summit dei G8 a Toyako, nell’isola giapponese di Hokkaido. Un’intera giornata di incontri, iniziata con un pranzo ufficiale a cui hanno partecipato, oltre agli Otto Grandi, anche il presidente della Commissione dell’Unione Africana Jean Ping (poi ricoverato per un malore) e i capi di stato e di governo di Algeria, Etiopia, Ghana, Nigeria, Senegal, Sudafrica e Tanzania, in cui però la crisi dello Zimbabwe ha preso più tempo dei dibattiti sugli aiuti al continente. Sul piatto c’era la richiesta ai G8 di rispettare le promesse fatte negli anni scorsi, in particolare al summit di Gleneagles del 2005, di raddoppiare gli aiuti allo sviluppo diretti in Africa, arrivando entro il 2010 a 25 miliardi di dollari all’anno. Un impegno che, stando alle indiscrezioni dei giorni scorsi, sarebbe sparito dalla bozza di accordo preparata in vista del summit.
Ieri il richiamo al rispetto delle promesse di Gleneagles è venuto anche dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che ha sottolineato come il mondo stia affrontando “tre crisi simultanee: una crisi alimentare, una crisi climatica e una crisi dello sviluppo”. A pagare il prezzo più alto, i paesi più poveri, africani in primis, che rischiano seriamente di mancare gli Obiettivi di sviluppo del Millennio. “Quello di cui abbiamo bisogno ora”, ha aggiunto Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale, “sono risorse, azione e risultati in tempi certi”. Un invito che non ha dato frutti immediati. Anche l’unica azione concreta già annunciata, la creazione di un fondo da un miliardo di euro per sostenere l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo anticipata dal presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso prima dell’apertura del summit, è stata rimandata. La formalizzazione era attesa per oggi, ma nella notte giapponese il portavoce della commissaria all’agricoltura Mariann Fischer Boel ha fatto sapere che “la proposta è stata rinviata per dare tempo alla Commissione di definire le modalità e le condizioni della gestione dei fondi”.
Non è andata meglio neanche per l’altro grande tema in programma ieri, tra i principali che il summit deve affrontare. Ovvero quello dei cambiamenti climatici, argomento molto caro alla presidenza giapponese, che ha concordato con la Ue l’obiettivo di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050. Un piano ambizioso, a cui gli Usa, che secondo Ban Ki-moon dovrebbero “avere un ruolo guida” sul tema, potrebbero aderire solo se vi si adegueranno anche le economie emergenti, e maggiormente inquinanti, come l’India e la Cina.
Gli Usa si sono anche detti contrari alla proposta del presidente Sarkozy di allargare il G8 a includere anche Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica. Una posizione condivisa anche dal premier italiano Silvio Berlusconi, che ha detto di essere convinto che la formula attuale “sia da mantenere”. Nella sua conferenza stampa Berlusconi ha parlato degli aiuti all’Africa, che dovrebbero concentrarsi su progetti infrastrutturali costruendo “strade, autostrade, ferrovie e ospedali”, e dell’aumento dei prezzi del petrolio. Tema su cui, dice il premier, l’Italia propone di “incrementare i margini di deposito per gli acquisti in futuro”.

L'articolo è uscito anche sui quotidiani locali del Gruppo L'Espresso



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