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BUSH E TAIWAN, LE VITTORIE DI PECHINO 5/7/08

Le calamità continuano ad abbattersi sulla Cina ma il governo di Pechino é riuscito ugualmente a mostrare due grandi vittorie diplomatiche

dalla corrispondente

Ilaria Maria Sala

Sabato 5 Luglio 2008

Hong Kong - Le calamità continuano ad abbattersi sulla Cina - le inondazioni di questo febbraio, il terremoto nel Sichuan, le malattie contagiose che uccidono i bambini nell'Anhui, alghe incontrollate che soffocano la baia olimpica di Qingdao, sommosse in Tibet ed in Guizhou... Ma fra tanti disastri, il governo di Pechino, impegnato in una guerra mediatica interna volta a mantenere alto il nazionalismo popolare, é riuscito ugualmente a mostrare due grandi vittorie diplomatiche - se cosí vogliamo chiamarle. Con l'aiuto nientemeno che di Bush, e di Taiwan.
Subito dopo la conferma ufficiale da parte del Presidente degli Stati Uniti sulle sue intenzioni di recarsi a Pechino quest'agosto per presenziare alla cerimonia iniziale delle Olimpiadi, infatti, anche il presidente francese Nicolas Sarkozy ha fugato ogni rimanente dubbio, annunciando che parteciperà alla cerimonia dell'8 agosto. Gordon Brown, il primo ministro britannico, ancora strascica un po' i piedi rispetto alla cerimonia iniziale, ma ha garantito la sua presenza a quella conclusiva. E con questo, possono essere sospese tutte le speculazioni su un possibile boicottaggio da parte dei potenti del mondo, in risposta alla repressione in Tibet e all'intolleranza verso ogni dissenso interno: chi non andrà, infatti, lo fa come scusandosi di una distrazione. Ban Ki Moon, segretario generale Onu, ha detto di essere impegnato proprio in quei giorni. Angela Merkel dice solo che non aveva mai avuto l'intenzione di recarvisi. Altri ancora esitano, ma ora che Bush e Sarkozy hanno tolto le castagne dal fuoco per tutti, chiunque insista col ricordare abusi, crescenti giri di vite, l'utilizzo nazionalista dei Giochi e quant'altro, sarà solo visto come un guastafeste e nulla più.
Al ballo delle debuttanti di Pechino sembra che l'unica guastafeste testarda sarà la Polonia, che ribadisce che diserterà i Giochi proprio per la mancanza di rispetto per i diritti umani e in Tibet. Difficile, con tanta folla, che le masse cinesi ne notino l'assenza.
Anche perché nel frattempo Pechino mostra come una sua vittoria il progressivo disgelo nello stretto di Formosa, fra l'isola di Taiwan e il continente cinese. Separate da più di sessant'anni (dopo la perdita della guerra civile da parte dei nazionalisti di Chiang Kai-shek, riparati sull'isola) le due parti sono ormai diversissime: Taiwan é una piccola democrazia in pieno sviluppo, un'economia matura ultimamente un po' stagnante ed un luogo trascurato dal resto del mondo. La Cina, tutto il contrario. Dopo aver tenuto il broncio per otto anni nei confronti dell'ex-Presidente Chen Shui-bian, associato a movimenti pro-indipendisti, il governo di Hu Jintao ha deciso di stendere un tappeto rosso ai piedi di Ma Ying-jeou, il neo-eletto presidente nazionalista, giocandosi la carta dell'amicizia fraterna con chi non lancia sfide. Da ieri dunque, ecco ripartiti i primi contatti aerei regolari diretti, uno dei blocchi voluti finora dalla piccola Taiwan per mantenere a distanza di sicurezza la Cina. Ma con più di mezzo milione di uomini d'affari residenti nel paese (per lo più a Shanghai e zone limitrofe) mantenere in forza il bando diventava sempre più impopolare. Restano fermi gli scambi diretti navali(a parte qualche isoletta) e quelli postali. Se con i dignitari mondiali Pechino sa cosa aspettarsi, con Taiwan le cose sono meno semplici: é vero che la maggioranza della popolazione vuole relazioni meno tese con la Cina (che ha centinaia di missili puntati contro Taiwan), ma é anche vero che questo non rappresenta la volontà di rinunciare alla propria sovranità e democrazia.
Ma ieri sera, fra cavallette, alghe, sopravvissuti a sciagure e dissidenti agli arresti, Pechino ha potuto far vedere anche gli aerei che atterravano in suolo fino a ieri "ostile", oggi di nuovo amico, e la conferma dell'arrivo di ospiti di rilievo, che hanno deciso di accantonare ogni critica.

L'articolo è oggi anche su Il Riformista



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