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OSAKA:LA RIVOLTA DEI BARBONI 16/06/08

Rivolta contro la polizia venerdì a Kamagasaki, Osaka, il più grande quartiere di lavoratori giornalieri e senzatetto dell'arcipelago giapponese. Che nei decenni si è trasformato, seguendo l'andamento dell'economia. Dal boom di fine anni '60 alla crisi dopo lo scoppio della "bolla". (Foto tratta dalla 'Kamagasaki Gallery', ICPress.com)

Junko Terao

Sabato 14 Giugno 2008
Fino a vent’anni fa Kamagasaki – il più grande mercato di lavoratori a giornata dell’arcipelago giapponese – per molti era ancora l’anticamera della condizione di senzatetto, il destino inevitabile dei giornalieri dopo lo scoppio della «bolla» all’inizio degli anni novanta. Oggi il confine tra yoseba – i quartieri come Kamagasaki dove i caporali ogni mattina vanno a reclutare la forza lavoro da impiegare nei cantieri – e tendopoli di barboni quasi non c’è più. E Kamagasaki - che negli anni ottanta forniva braccia e sudore alle speculazioni edilizie selvagge - somiglia sempre di più a un bacino di disperati, troppo vecchi e malandati per i lavori pesanti o semplicemente rimasti senza impiego a causa della crisi economica, che periodicamente devono fare i conti con le retate della polizia o con gli attacchi dei cittadini. Per resistere si sono organizzati, grazie anche al supporto di associazioni che li assistono per difendere i loro diritti. Ieri erano in centinaia a circondare la stazione di polizia di Nishinari, la stessa presa d’assalto da duemila manifestanti durante la prima grande rivolta di Kamagasaki: era l’agosto del ‘61 e anche allora la scintilla era stato un caso di sopruso delle autorità nei confronti di un abitante della grande yoseba. La rivolta di venerdì non è stata infatti un caso isolato. Episodi simili non sono frequenti nel paese del del Sol levante, dove anche i cortei di protesta sfilano in modo ordinato e composto, ma le yoseba e, in generale, i grandi agglomerati di emarginati fanno eccezione. Uno dei casi di rivolta più recenti risale al 2006, quando, in occasione di un convegno internazionale dedicato alle rose, il comune di Osaka ha sgomberato due parchi occupati da tende e baracche di senzatetto che, nonostante l’avviso di evacuazione, si erano rifutati di muoversi. Oggi a Kamagasaki solo una parte degli abitanti riesce ancora a tirare avanti facendosi reclutare quotidianamente dai pochi caporali che ancora frequentano il «mercato» e può quindi permettersi di dormire nei doya, i dormitori a buon mercato nati proprio per loro - ma frequentati sempre di più anche da turisti «zaino in spalla» - e oggi gestiti generalmente da coreani: molti sono stranieri, soprattutto filippini e sudcoreani, che arrivano col visto turistico direttamente nelle yoseba, su invito di parenti e amici lì già sistemati e, scaduti i tre mesi di permesso, rimangono per qualche anno da irregoari per mandare le rimesse a casa. La crisi da cui il Giappone si sta lentamente risollevando ha cambiato radicalmente la demografia delle yoseba. Kamagasaki – che nell’immediato dopoguerra era uno slum dove vivevano famiglie di emarginati - ha vissuto la sua epoca d’oro nel periodo del boom economico, tra gli anni ‘60 e la prima metà degli anni ‘70. Un peridodo in cui i braccianti agricoli lasciano le campagne per ingrossare le file del sottoproletariato urbano, forza lavoro che trova impiego nell’industria pesante e in quella manifatturiera, il carburante che sta dando all’economia una spinta senza precedenti. E’allora che il numero dei lavoratori giornalieri aumenta considerevolmente e Kamagasaki diventa il più grande mercato per il loro reclutamento. Da slum si trasforma in doyagai - quartiere di doya - e la popolazione cambia radicalmente: non più famiglie con bambini ma uomini soli che vendono giornalmente le braccia alle imprese di costruzioni, alle fabbriche manifatturiere e alle compagnie di trasporti. A partire dalla seconda metà degli anni ‘70 e per tutti gli anni ‘80 – il periodo della cosidetta «economia della bolla» – Kamagasaki diventa un riferimento per i caporali che forniscono forza lavoro alle imprese edilizie, in cui è impiegato più dell’80% dei lavoratori di Kamagasaki. Poi arrivano gli anni ‘90, la bolla scoppia e il lavoro langue. Ai giornalieri, che privi di occupazione passano al rango di senzatetto, si aggiungono i nuovi disoccupati, quelli che hanno perso il lavoro e non hanno né l’età né i mezzi per riciclarsi o ricominciare. Dagli anni novanta il numero dei nojukusha, i barboni, ha cominciato ad aumentare in maniera vertiginosa, raggiungendo una quota che va dai trenta ai cinquantamila. Di questi un quarto risiede nella sola Osaka e buona parte di loro, ai bei tempi, lavorava come giornaliero a Kamagasaki.




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