Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Condanna a 5 anni per l'erede Samsung

Trump pronto ad armare Seul e Tokyo

VISITA A HANAWON, DOVE SI RIEDUCANO I NORDCOREANI 24/8/2013

IL SALTO NEL VUOTO DI RHO MOO-HYUN 24/5/09

COREA DEL SUD, LA BRUTTA STORIA DI YONGSAN 15/02/09

LEE MYUNG-BAK, DEMOCRAZIA IN STILE IMPERIALE 15/02/09

COREA DEL SUD:SCIOPERI A CATENA 17/06/08

SEOUL:RIVOLTA CONTRO LA CARNE USA,IL GOVERNO CEDE 11/06/08

COREA DEL SUD, LA VITTORIA AI CONSERVATORI 19/12/07

ELEZIONI LOCALI IN COREA DEL SUD 1/6/06

BASI O RISO? LA TERRA CONTESA DI PYONGTAEK 15/09/05

A GUARDIA DI SEOUL: LE BASI USA A SUD DEL 38° PARALLELO 15/09/05

LA VITTORIA DEI PROGRESSISTI 17/4/04

IN COREA DEL SUD VINCE IL PARTITO DELLA "SUNSHINE POLICY" 20/12

SEOUL:RIVOLTA CONTRO LA CARNE USA,IL GOVERNO CEDE 11/06/08



Offre le dimissioni in blocco il governo sudcoreano insediatosi solo cento giorni fa e pressato da più di un mese di proteste. Ieri un milione di sudcoreani sono scesi in piazza contro la ripresa delle importazioni di carne americana.Timpasto atteso entro questa settimana, mentre i negoziatori del presidente Lee sono volati a Washington per rinegoziare l'accordo.(Nella foto, tratta dal sito della Casa Bianca, Lee e Bush a Camp David lo scorso aprile)

Junko Terao

Mercoledi' 11 Giugno 2008

Dopo sei settimane di proteste ininterrotte contro la ripresa delle importazioni di carne americana, il governo sudcoreano ieri ha ceduto offrendo le proprie dimissioni in blocco, dopo solo cento giorni dal suo insediamento.
Ieri almeno settecentomila persone – secondo le stime degli organizzatori - erano scese per le strade a Seoul, nel giorno in cui si commemorava l’insurrezione del 1987 contro la dittatura. Ventun anni dopo, i sudcoreani protestano per salvaguardare la democrazia e il proprio diritto alla salute, contro un governo che in nome della fedeltà all’alleato americano e di un importante giro di affari è disposto a chiudere un occhio sui rischi che potrebbero derivarne per la popolazione.
La decisione di riprendere le importazioni dopo cinque anni di embargo scattato in seguito alla scoperta, nel 2003, di capi di bestiame americani col morbo della «mucca pazza», risale allo scorso aprile, alla vigilia di un incontro tra il presidente Lee Myung-bak e George W. Bush a Camp David. Gli americani erano stati chiari: per garantire che l’accordo di libero scambio tra Washington e Seoul, a cui le due controparti stavano lavorando da più di un anno, andasse in porto, era necessario che i coreani levassero il bando alle importazioni di carne Usa, un affare che fino al 2003 fruttava agli Stati uniti ben 850 milioni di dollari all’anno. Lee ha eseguito, ma i cittadini non hanno gradito.
Gli organizzatori calcolano che la protesta di ieri ha mobilitato almeno un milione di persone in tutto il paese. Studenti, mamme con bambini, monaci buddhisti e cittadini comuni, candele alla mano, hanno invaso le strade della capitale in una veglia simbolica per la democrazia, diretti verso l’ambasciata americana e il palazzo presidenziale nel cuore della città. Container pieni di sabbia e autobus messi di traverso a formare delle barriere: le forze dell’ordine, dispiegate in tutto il paese a decine di migliaia in stato di massima allerta, hanno usato ogni mezzo per cercare di bloccare il passaggio dei manifestanti, alcuni dei quali portavano il ritratto di Lee Han-yeol, ferito a morte dalla polizia durante le proteste dell’87 contro l’allora presidente Chun Doo-hwan.
Stando alle previsioni più accreditate Lee, che già ha un consenso sceso ai minimi storici, inferiore al 20%, accetterà le dimissioni dei ministri chiave - agricoltura, finanze ed esteri - nel tentativo almeno di sedare i toni delle proteste che rischiano di sfociare in una vera e propria rivolta simile a quella di ventuno anni fa. Del tutto inutile il mea culpa tardivo di Lee, che in televisione si è scusato per non aver ascoltato le «motivate proteste dei cittadini»; e a poco è servita anche la telefonata di sabato scorso del presidente sudcoreano a Bush per ottenere che il commercio venga circoscritto ai bovini sotto i trenta mesi, considerati al sicuro dal morbo della Bce.
Esponenti del governo di Seoul ora sono volati a Washington per spiegare la situazione e rinegoziare l’accordo. Il rimpasto è previsto entro il fine settimana, ma è difficile che serva, da solo, a calmare i cittadini. Dopo la vittoria plebiscitaria alle presidenziali del dicembre scorso, in larga parte dovuta alla campagna elettorale incentrata sul rilancio dell’economia del paese, Lee ha iniziato una rapida parabola discendente, infilando una serie di misure impopolari, tra cui un piano di privatizzazione su larga scala in diversi settori, dall’industria alle banche, e di promesse disattese: prima fra tutte quella di raggiungere l’obiettivo del tasso di crescita del 6%, mentre secondo gli economisti c’è il rischio che non si arrivi nemmeno al 5%.


Uscito anche su il manifesto



Powered by Amisnet.org