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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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IL GIAPPONE E LE GUERRE STELLARI 20/12/03

Tokyo ha deciso di aderire al programma di «ammodernamento» proposto-imposto dagli Stati uniti. Costo previsto 6.5 miliardi di dollari. Ufficialmente per difendersi dalle minacce del NordCorea. In realtà c'è ben altro

Emanuele Giordana

Sabato 20 Dicembre 2003

Revisione e ammodernamento delle strutture antimissilistiche della marina e acquisto di sistemi avanzati per la distruzione di razzi terra-aria (Patriot Advanced Capability-3 o Pac-3). Questo in soldoni il programma, che diverrà effettivo tra il 2007 e il 2011 e che al Giappone costerà circa 6.5 miliardi, che appare come una decisa adesione al sistema di difesa missilistico che gli americani vogliono esportare in tutta l'Asia-Pacifico. Una manovra iniziata sin dai tempi di Reagan ma che si sta concretizzando velocemente nell'era Bush. Ieri Tokyo ha reso noto che costruirà una più potente barriera di difesa contro razzi nemici acquistando tecnologia americana, anche se i giapponesi si sono affrettati a spiegare che si tratta della costruzione di un sistema «puramente difensivo» («non intendiamo minacciare i vicini», ha aggiunto il rappresentante del governo Fukuda Yasuo, citato dalla Bbc). Ma la decisione non mancherà di allarmare chi teme che la corsa agli armamenti nel continente, e soprattutto nel paese la cui costituzione vietava ogni pulsione militaresca, riprenda una marcia sempre più allegra. L'Agenzia per la difesa giapponese ha chiarito che il costo dell'operazione sarà attorno ai 700 miliardi di yen nel corso di cinque anni e che la mossa, per proteggere il Giappone dalle cattive intenzioni degli «stati canaglia» (la Corea del Nord ha sviluppato tecnologia che le consente di colpire il Giappone), non prelude all'intento di armare altri paesi. La decisione, presa dal Consiglio per la sicurezza del paese su input dell'Agenzia per la difesa, prevede comunque una revisione dell'intero apparato difensivo del Giappone entro il 2005, con una modifica della legislazione sulle esportazioni dei sistemi d'arma. Che consentirà dunque al paese del Sol levante di partecipare, anche sul piano tecnico, a un programma di intensa collaborazione con gli Stati uniti, in funzione dello sviluppo di quella che viene scherzosamente definita «Son of Star Wars», rielaborazione da parte dell'attuale amministrazione della vecchia teoria reganiana dello scudo missilistico, soprannominato «Guerre stellari». Che lo si chiami «aggiornamento» o «ammodernamento» del sistema di difesa, o che lo si chiami «Star Wars», la realtà è quella della costruzione di una sorta di sistema di protezione missilistico che va negli interessi strategici soprattutto degli Stati uniti: esportando tecnologia per aiutare la difesa degli alleati più lontani, Washington costruirebbe di fatto una sorta di cintura di garanzia per impedire o ritardare un attacco diretto contro il suo territorio.
I sistemi di difesa missilistici si servono infatti, oltre che di razzi, di complessi e sofisticati sistemi di monitoraggio che fornirebbero una prima solida garanzia. Il Giappone è una pedina importante che si aggiunge, questa volta in maniera evidente, ai successi già raggiunti, almeno a parole, con altri paesi. I sudcoreani sono propensi ad ascoltare le lusinghe americane, anche se per ora mantengono un profilo più basso (per motivi di opportunità nei confronti dei fratelli del nord), mentre gli australiani hanno appena rassicurato Bush (in visita a Canberra a dicembre) sullo sviluppo di nuovi sistemi missilistici su almeno tre navi da guerra. Il motivo ufficiale, nelle parole del capo della diplomazia australiana Alexander Downer, è solo di «precauzione rispetto allo sviluppo missilistico dei rogue states». Il programma americano riguarda comunque anche altri paesi come il Canada e, ovviamente, la Gran Bretagna, il più fidato alleato in Occidente di Washington.


Questo articolo è uscito oggi su il manifesto



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