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FOTOGRAFIA/LA VANITAS VANITATUM DI PAOLO CASTALDI, A MILANO IL 27/5/08

ore 18.30

ORATORIO DELLA PASSIONE

Basilica di S.Ambrogio

MILANO

Domenica 27 Maggio 2007


PAOLO CASTALDI

VANITAS VANITATUM

Una meditazione fotografica

GALLERIA BLANCHAERT - tel 02 86 45 17 00 - info@galleriablanchaert.it

La mostra sarà aperta dal 27/5 al 10/6 (dal martedì al sabato ore 15.00 - 19.00)

Dall' introduzione critica di Denis Curti

"John Szarkowski, nel suo celebre saggio intitolato “l’occhio del fotografo”, sembra aiutarci alla lettura critica del progetto visivo di Paolo Castaldi: La fotografia descrive soltanto il periodo di tempo nel quale è stata fatta. La fotografia allude al passato e al futuro soltanto nella misura in cui esistono nel presente: il passato attraverso le reliquie superstiti, il futuro attraverso la profezia visibile nel presente.

Anche la ricerca artistica di Castaldi si muove intorno al tema del tempo e dell’introspezione. La sua fotografia non registra eventi eccezionali, ma dà corpo all’impreparazione dell’uomo di fronte al tema della morte.

Vanitas Vanitatum, tutto nella vita è effimero, tutto è destinato a finire. Le immagini sono la cartina di tornasole. Le dominanti cromatiche si fondono nella serialità, per sdraiarsi su un tappeto senza più polvere.
La luce, gloriosa, capziosa, atomica, calligrafica, riporta tonalità opalescenti. Le forme catturate rimangono come intrappolate nella loro stasi incosciente, quasi a rappresentare la loro impossibilità di orientare lo spazio.

Un’ operazione di ricerca che si allinea in seguito a due anni di produzione e che diventa immediatamente realtà e possibilità di oggettivazione. E’ l’occasione di dare voce e corpo ad un’estetica del tempo con l’obiettivo di meditare sulla caducità di ogni forma di vita, senza dimenticare l’obbligo di fare i conti con l’enorme potere simbolico delle figure.

Presentare queste fotografie significa rivelare segreti. Significa disporsi in naturale trasparenza ai sentimenti. Svelare paure e ossessioni. Misurare la propria memoria. Disegnare il futuro e confrontarsi con il passato. Significa, insomma, dichiarare tutta l’emozione di cui è capace la fotografia."

Denis Curti




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