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CINA:LA TERRA TREMA ANCORA 18/05/08

Nuova scossa di 6,1 gradi Richter ieri nel Sichuan, dove si teme per le inondazioni che i 400 bacini idrici danneggiati potrebbero provocare.

Junko Terao

Domenica 18 Maggio 2008


Chi ce la fa corre sulle proprie gambe, gli altri cercano la fuga stipati nei camioncini di evacuazione delle unità di soccorso. Scappano a migliaia da Beichuan, la città vicina all’epicentro del terremoto che lunedì scorso ha devastato la regione cinese del Sichuan, facendo crollare come castelli di sabbia interi quartieri e villaggi e provocando almeno 29mila morti, secondo le ultime stime. Scappano verso le colline, perché l’incubo sembra non essere finito. La minaccia, questa volta, è a monte della città, dove il lago formatosi in seguito a una frana che lunedì aveva bloccato il corso del fiume Bai He rischia di straripare da un momento all’altro. Le scosse di assestamento, infatti, continuano a colpire la zona e proprio ieri notte una nuova di 6.1 gradi Richter ha fatto tremare la terra. Stessa situazione a Quingchuan, dove più di duemila persone sono state evacuate dopo che l’ostruzione del fiume Quingzhou ha originato un grande bacino con più di dieci milioni di metri cubi d’acqua. In entrambi i casi le autorità locali stanno pensando di ricorrere ad un’esplosione controllata degli argini. Sarebbero più di 400 i bacini a rischio secondo il governo e gli esperti stanno studiando le varie situazioni per valutare se sia il caso di procedere a staripamenti controllati nei prossimi giorni. Intanto, l’imponente macchina dei soccorsi continua a lavorare per estrarre dalle macerie gli eventuali sopravvissuti tra i 14mila ancora sepolti sotto gli edifici crollati. Finora le persone tratte in salvo dai soccorritori sono 165. Il premier Wen Jiabao e il presidente Hu Jintao – che non perdono occasione per farsi fotografare mentre consolano bambini o dirigono le squadre di soccorso - venerdì si sono dati il cambio alla guida delle operazioni in cui sono imepegnati, al momento, 148mila soldati dell’esercito affiancati da migliaia di uomini dei corpi paramilitari e di volontari civili. A questi si sono aggiunte nei giorni scorsi squadre speciali mandate da Russia e Giappone, mentre da tutto il mondo stanno arrivando gli aiuti. Ieri due voli italiani, uno del Ministero degli Esteri, l’altro della Protezione civile in accordo con la Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Mae, sono partiti alla volta di Chengdu, nel Sichuan. Il cargo mandato dalla Farnesina trasporta tonnellate di materiale di soccorso tra cui tende, coperte, kit sanitari e prodotti alimentari non deperibili accompagnati da due funzionari che si occuperanno della loro consegna alle autorità cinesi. La Portezione Civile , invece, installerà nelle zone colpite 240 tende particolarmente resistenti alle piogge e alle condizioni climatiche più disagiate. Anche la Corea del Nord, che sta affrontando in questo periodo l’ennesima crisi alimentare, e che proprio l’altro ieri ha saputo che gli Stati Uniti riprenderanno l’invio di aiuti per la sua popolazione, ha annunciato che contribuirà al sostegno dei sopravvissuti al terremoto con 100mila dollari. A sei giorni di distanza, il bilancio ufficiale di quello che il primo ministro Wen Jiabao ha definito “il peggior disastro naturale verificatosi in Cina dal 1949” parla di circa 198.400 feriti, di cui circa 117mila ricoverati in ospedale, 13mila dei quali in gravi condizioni. Ma le cifre rimangono del tutto provvisorie.

Uscito in versione ridotta anche suiQuotidiani Locali del Gruppo l'Espresso



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