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TIBET:COLLOQUI INFORMALI CON PECHINO 3/5/08

Oggi l'incontro tra due inviati del Dalai Lama e le autorità cinesi.Mentre la fiaccola olimpica, intanto, prosegue nel suo viaggio verso Pechino e ieri ha sfilato sotto la pioggia per le vie di Hong Kong, scortata dalle guardie cinesi in tuta bianca e blu

Junko Terao

Sabato 3 Maggio 2008

Prove di dialogo oggi a Pechino. Due inviati del Dalai Lama incontreranno le autorità cinesi per “colloqui informali” sulla situazione in Tibet al fine di arrivare a una soluzione soddisfacente per le due parti in causa. Un incontro che si annuncia breve e che difficilmente porterà a qualcosa di concreto, ma pur sempre un primo passo di distensione da parte di Pechino. I due emissari “esprimeranno la preoccupazione del Dalai Lama circa la gestione da parte delle autorità cinesi della situazione in Tibet e forniranno dei suggerimenti per portare pace nella regione” riferisce il segretario del leader tibetano Chhime R. Chhoekyapa. Ieri esponenti del governo cinese hanno incontrato dei rappresentanti del Partito popolare europeo che hanno chiesto il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali – riferendosi esplicitamente al caso del dissidente recentemente arrestato Hu Jia - e la garanzia dell’autonomia culturale e religiosa del Tibet. Nel frattempo, però, arrivano notizie poco confortanti da Lhasa, dove, secondo un comunicato del governo in esilio, la polizia cinese starebbe bruciando i cadaveri dei tibetani rimasti uccisi negli scontri di marzo per nascondere le prove delle proteste. La fiaccola olimpica, intanto, prosegue nel suo viaggio verso Pechino e ieri ha sfilato sotto la pioggia per le vie di Hong Kong, scortata dalle guardie cinesi in tuta bianca e blu – le stesse accusate di metodi troppo duri nelle tappe di Londra, Parigi e S.Francisco. Non ci sono stati scontri rilevanti, solo una ventina di persone fermate dalla polizia che da giorni, su pressione di Pechino, stava controllando meticolsamente gli ingressi in città per cercare di tenere alla larga gli attivisti pro-Tibet, tra cui l’attrice Mia Farrow. L’attrice, che ha rischiato di non ottenere il visto poi rilasciatole in cambio della promessa di non interferire con la staffetta, si è limitata ad accendere una torcia simbolica contro il genocidio del Darfur davanti alla sede del governo di Hong Kong.



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