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PECHINO APRE AL DALAI LAMA 26/4/08

La svolta annunciata durante la visita di Barroso in Cina
Nell'immagine, il Dalai Lama

Sabato 26 Aprile 2008


La domanda che tutti se fanno è se lo spiraglio che si è aperto ieri a Pechino si trasformerà davvero in una porta aperta o se si tratta solo di un modo di prendere tempo e parare il colpo prima che si aprano i Giochi olimpici col rischio che il convitato di pietra, il Tibet, guasti la festa. Ma non è questo il giorno della dietrologia dopo che Pechino, e piuttosto inaspettatamente, a poco più di tre mesi dall'inizio delle Olimpiadi, ha annunciato ieri l'intenzione di avviare nei «prossimi giorni» consultazioni con emissari del Dalai Lama. Che si è detto subito “pronto” ad accettare l'offerta.
Il merito, oltre che delle colombe che forse volano anche nei piani alti del Politburo cinese, si deve soprattutto alle pressioni europee. Ieri a Pechino per colloqui c'era il presidente della Commissione europea Josè Barroso e la presidenza di turno slovena dell'Unione Europea ha dato subito il “benvenuto” alla decisione cinese con un comunicato diffuso a Bruxelles. L'annuncio della svolta è arrivato anonimamente con un dispaccio dell'agenzia Xinhua subito dopo la conclusione dell'incontro con la delegazione della Commissione Ue e quella del governo di Pechino capeggiata dal premier Wen Jiabao: «Considerate le ripetute richieste da parte del Dalai Lama per la ripresa dei colloqui, il dipartimento responsabile del governo centrale avrà nei prossimi giorni contatti con i rappresentanti privati del Dalai Lama», ha scritto l'agenzia citando un anonimo funzionario. La buona nuova era maturata probabilmente alla presenza di Barroso che infatti, dopo l'incontro, si era detto fiducioso dell'arrivo di buone notizie mentre la presidenza slovena rendeva noto in seguito che l'intenzione di ristabilire il dialogo con il governo tibetano già era stata «esplicitamente evocata» in una lettera inviata da Wen Jiabao al suo omologo sloveno Janez Jansa lo scorso 16 aprile.
Non di meno lo stupore resta velato da qualche dubbio: proprio l'altro ieri la Cina aveva risposto a muso duro, e con i soliti argomenti, ad alcune considerazioni del commissario europeo per gli Affari esteri, Benita Ferrero-Waldner. Forse la notte ha portato a più miti consigli.
Il successo diplomatico di Barroso, in missione a Pechino con nove commissari per aprire un nuovo capitolo nelle relazioni tra Ue e Cina, è stato premiato da una valanga di dichiarazioni internazionali che si augurano una vera svolta. Oltre alla «felicità» personale di Barroso si è aggiunta quella della Casa Bianca mentre nelle capitali europee si registra una forte soddisfazione. Dichiarazioni ottimiste sono arrivate da Londra e Berlino e il presidente francese Sarkozy, che guiderà la presidenza dell'Ue durante i Giochi, ha parlato di «passo molto importante».
Pechino ha disinnescato la bomba? Presto per dirlo anche perché il comunicato cinese è vago. Certo le pressioni hanno pesato e anche il rischio del boicottaggio. Barroso ha portato un un testo di compromesso dei 27 in cui si chiedeva alla Cina di fermare le violenze ed aprire un «dialogo sostanziale e costruttivo» nel rispetto della sovranità territoriale della Cina. E evidentemente lo ha fatto pesare dimostrando, per una volta, che anche la Ue può parlare con una voce sola.



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