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TRENTO: CONVEGNO DI STUDI SULL’AZERBAIGIAN

IL MONDO SCONVOLTO DALL'IS ALL'UCRAINA

DUE GIORNI DI DIALOGO AD ASSISI IL 14 E 15 APRILE

GLI STRANI FIORI DEL PAKISTAN, A ROMA 8 /2/14

COSA NE PENSANO GLI AFGANI, RICERCA DI "AFGANA" A ROMA IL 16/12/13

AFRICA E SOLIDARIETA', A GENOVA 14-16/11/13

A CHE SERVE L'UMANITARIO? UN CONVEGNO A ROMA il 21/11/13

ODRADEK, APPUNTAMENTI IN LIBRERIA SINO AL 13/6/08

Libreria Odradek

Via dei Banchi Vecchi 57

Roma

aperta dalle 9,00 alle 20,00

gli appuntamenti sino a

Venerdi' 13 Giugno 2008

Giovedì 10 aprile 2008 - ore 20
Presentazione del libro:

Negutegia
di Ixiar Rozas
(Le nubi edizioni)

Le nubi edizioni in collaborazione con l’Associazione Euskara e la libreria Odradek presentano il romanzo Negutegia di Ixiar Rozas. Postfazione di Maria Nadotti.

Un travelogue che scardina il concetto stesso di viaggio, polverizzando alcune delle categorie forti su cui si è costruito il pensiero che tutt’ora regge le non più tanto gloriose sorti occidentali.


Intervengono:
Ixiar Rozas, Fabio Grossi e Marco Caponera


Negutegia in italiano può essere tradotto con serra, ma può significare anche luogo dove si nasconde l’inverno, dove sorge l’inverno o calendario d’inverno. Il romanzo racconta in forma corale storie di sradicamento e di identità labili. Omar, detenuto nel carcere della Gorgona, invia una lettera ai suoi amici Emi e Dede, fissando loro un inaspettato appuntamento sulle coste della Liguria. Emi è tedesca di famiglia turca e intraprende il viaggio in auto da Berlino verso l’Italia. Dede è francese di famiglia catalana, e attraversa il Mediterraneo partendo in nave da Barcellona. "Negutegia" è il racconto del loro viaggio verso il carcere dell’isola, verso la Gorgona – simbolo del potere e dell’azzardo del guardare e dell’essere guardati. Scritto in euskara, "Negutegia" è un travelogue che scardina il concetto stesso di viaggio, polverizzando alcune delle categorie forti su cui si è costruito il pensiero che tutt’ora regge le non più tanto gloriose sorti occidentali.


Ixiar Rozas (San Sebastian, Gipuzkoa, Spagna,1972) è la penna più interessante e affermata della nuova generazione di scrittori baschi. Inizia la sua carriera letteraria con il romanzo in euskara "Edo zu edo ni" (2000), seguito da "Sartu, korrontea dabil" (2001), finalista del Premio nazionale basco di letteratura, e da "Negutegia" (2006). Nella sua bibliografia si compongono diversi generi espressivi, tra cui il teatro e il cinema (pubblica il libro-DVD "Begiradak. Glances and memories from the fringes", 2005, e i documentari "Humano caracol").



Venerdì 11 aprile 2008 - ore 17,30
L’Associazione Culturale Torii

presenta:


Prime plaquettes: haiku e versi sciolti
di
Rodolfo Carelli, Riccardo Duranti, Gabriella Gianfelici, Felice Vinci


Introducono:
Tullia Baldassarri Höger von Högersthal,
Riccardo Duranti,
Moussia Fantoli


Pause musicali del Maestro Alberto D’Annibale



Sabato 12 aprile 2008 - ore 18
inaugurazione della mostra di
FERNANDO DI STEFANO:
SUITE, TURBAE, OUVERTURE

12 Aprile – 18 Aprile

Si inaugura il 12 Aprile, alla Libreria Odradek a Roma, la mostra Overture, di Fernando Di Stefano. In mostra circa 20 calcografie che documentano il percorso degli ultimi anni. La mostra è accompagnata da un testo di Mauro Buonocore.

Il tranello è lì a un passo. E ci si inciampa in un istante perché non ci vuole niente a farsi incantare dai titoli di queste opere di Fernando Di Stefano. Acqueforti che portano il nome di musiche: bizzarria dell’autore, pensiamo noi, e buttiamo l’occhio a cercare similitudini tra i paesaggi, i ruderi, gli alberi rappresentati e le ouverture, le turbae, le suite che battezzano queste stampe. E tanto cerchiamo che alla fine, forse, troviamo. Là, in fondo al paesaggio, quell’intrico di segni neri esplode come il rombo di un timpano; poco più in là un fascio di luce sale verso il primo piano come uno squillo di ottoni; un sinuoso ammanto di ombre sopra un muro cadente accompagna lo sguardo [...]
[Mauro Buonocore]

Fernando Di Stefano - Pittore e Incisore, nato a S. Elia a Pianisi, un piccolo paese del Molise in provincia di Campobasso, il 2 Marzo 1971. Si trasferisca a Roma nel 1989, per studiare all’Accademia di Belle Arti, dove ha iniziato la sua attività incisoria sotto la guida del Maestro Duilio Rossoni con il quale ha collaborato alla cattedra di Tecniche delle Incisioni dal 1994 al 2001. Dopo aver vissuto per sedici anni a Roma, nel dicembre 2005 si è trasferito a Pergine Valsugana in Trentino. Dal 1996 le sue Incisioni sono una esclusiva dell’INClub Edizioni di Firenze, mentre le sue Opere Pittoriche dal 1999 al 2002 sono state un’esclusiva della Società Poligrafica di Arti Classiche e Contemporanee di Roma. Le Acqueforti di Di Stefano sono edite dall’INClub e da Excudit entrambe di Firenze, dalla Chalcos di Napoli e da Il Toro di Milano. E’ presente in numerosissime e importanti rassegne e raccolte di incisione nazionali ed internazionali, tra cui: Stampe Antiche e Moderne di Bagnacavallo, Raccolta A. Sartori di Mantova, Museo di Villa Croce di Genova, "Il Bisonte" di Firenze, Comune di Cavaion Veronese, Comune di Campobasso, Raccolta dell’Aula di Cultura CAIXANOVA ad Ourense in Spagna, Raccolta di Villa Pacchiani a Santa Croce sull’Arno, Triennale Internazionale-Majdanek di Lublino in Polonia, Ecole Municipale d’Arts Plastiques di Sarcelles in Francia, nel Museo dell’Incisione di Acqui Terme, Collezione della Grafica di Cremona, Raccolta del Comune di Gaiarine e nel Palazzo della Cancelleria Vaticana a Roma.
Alcune sue opere sono pubblicate sui siti internet www.chalcos.it, www.acquaforte.it, www.caixanova.es, e www.artetorchio.

Mercoledì 16 aprile 2008 - ore 18

Presentazione del libro di
Christiana De Caldas Brito:


VIVISCRIVI
(Edizioni Eks&Tra 2008)


Passo dopo passo, questo libro è una divertente camminata verso il tuo racconto. Come diceva il poeta spagnolo Antonio Machado non esiste una strada già preparata che devi scoprire; sono i tuoi passi che a poco a poco creano la tua strada.
Molte volte, però, anche se vuoi camminare, non osi fare il primo passo, ti spaventano le critiche, hai paura di sbagliare, non vuoi rischiare.
In una visione socratica, Viviscrivi ti mostrerà che i tuoi racconti sono già dentro di te. Basta prenderne coscienza e usare degli accorgimenti per tirarli fuori.

Christiana de Caldas Brito (www.miscia.com/christiana), nata a Rio de Janeiro, vive e lavora a Roma. Psicoterapeuta e scrittrice, ha iniziato a scrivere in Italia grazie al Concorso Eks&Tra. In antologie e on line ha pubblicato racconti e saggi. Sono suoi i libri di racconti: Amanda Olinda Azzurra e le altre (prima edizione: Lilith, 1998, esaurita; seconda edizione: Oèdipus, 2004); Qui e là (Cosmo Iannone, 2004); il libro per bambini La Storia di Adelaide e Marco (Il Grappolo, 2000); e il romanzo 500 Temporali (Cosmo Iannone, 2006). Diplomata alla Scuola di Arte Drammatica a San Paolo del Brasile, è anche autrice di testi teatrali. Conduce laboratori di scrittura presso associazioni culturali e scuole (dalle elementari alle superiori) e per l'Associazione Eks&Tra all'Università di Bologna. Da due anni svolge insieme a Livia Bazu, il laboratorio di scrittura con partecipanti italiani, romeni e francesi all'interno del progetto Grundtvig European Programme - Arte Terapia Sociale. Ha svolto con Michela Carpi i laboratori di scrittura autobiografica dell'Associazione BombaCarta.




Giovedì 17 aprile 2008 - ore 18
Le associazioni "Altrimondi" e "Conoscere per capire" organizzano un dibattito sulle prospettive della possibile riunificazione pacifica della due Coree:

Quali prospettive per la riunificazione pacifica della penisola coreana ?


intervengono:
HAN TAE SONG
ambasciatore della Repubblica popolare Democratica di Corea


KIM CHON
diplomatico coreano


CARLO QUINTOZZI
presidente ass.ne "ALTRIMONDI"


Introduce
Franco Costanzi
segretario ass.ne "Conoscere per capire"






Sabato 19 aprile 2008 - ore 18


Inaugurazione della mostra fotografica:
La Comandante Ramona y las zapatistas

di Anna Pelosi

Dal 1994, anno in cui l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZNL) dà vita alla rivoluzione contro il malgoverno messicano, sono passati quattordici anni in cui il movimento non ha mai smesso di lottare. Queste foto raccontano il popolo zapatista e alcuni momenti dell'Assemblea plenaria delle donne a La Garrucha (28-31 dicembre 2007). Lì, in territorio zapatista, hanno incontrato donne provenienti da varie parti del mondo e a loro hanno raccontato il processo di organizzazione e di conquiste per i loro diritti di donne.
La mostra è un omaggio alle zapatiste ed alla loro lotta iniziata quando anche i diritti più naturali sembravano un sogno impossibile.

Anna Pelosi è nata e vive a Roma. Appassionata di fotografia, ama raccontare attraverso le immagini i suoi viaggi. Nei suoi 12 anni di solidarietà con la lotta delle comunità zapatiste in Chiapas, ha raccolto da loro la forza, la speranza, l'energia e.. qualche immagine.



Sabato 3 maggio 2008 - ore 18

Inaugurazione della mostra fotografica di
Carlo Cecchi:
Fragmenta Urbis

ovvero
Ricerca del dettaglio minimo espressivo significante il tutto


L’autore espone una selezione di fotografie a colori (scattate coon una Nikon D40 digitale), intendendo evidenziare scorci, particolari e dettagli del nostro panorama urbano, ciascuno dei quali racchiude in sé un significato e una valenza propria della storia e dell’importanza della città di Roma. Le immagini colte dall’occhio di Carlo Cecchi, buon conoscitore di Roma, valgono per ciò che implicitamente il "frammento" rimanda alla memoria e alla cultura di chi le osserva.


Carlo Cecchi, nato a Roma il 05.03.1943, non da solo, per la professione che esercita da oltre 30 anni, se fosse francese, sarebbe chiamato maitre Cecchi. Ha compiuto numerosi viaggi all’estero e da buon viaggiatore si è sempre compenetrato nelle usanze e nei costumi dei luoghi che visitava. Buon camminatore, è socio del Cai di Roma da oltre 50 anni ed ha frequentato l’intero arco alpino. Fotografa dal 1968 per suo personale diletto.


In mostra fino a sabato 10 maggio (ore 13)




Giovedì 8 maggio 2008 - ore 17

Presentazione del romanzo:
Graal 14

di Beatrice Martini


(Pascal Editrice)


Interverranno:
Gabriella Gianfelici, poetessa
Fausto Tanzarella, editore e pubblicista


Ognuno di noi ha i "suoi libri", i "suoi film", le "sue canzoni"…"Messaggi" che si sedimentano nella mente e nell’anima di ogni persona. La protagonista di questo romanzo, seguendo la catena ideale di tali messaggi, ripercorre le tappe fondamentali della propria esistenza, fino alla scoperta di quello che considera il suo personale "Graal": la conoscenza di sé, l’armonia della propria esistenza, il tesoro più prezioso che un essere umano possa conquistare.


Beatrice Martini è nata e vive a Vicenza. Insegna in una scuola media. Questo libro è la sua opera prima.



Venerdì 9 maggio 2008 - ore 17,30
Presentazione del libro di
Gabriella Gianfelici:


Essere lo spazio vuoto tra due righe
(Pascal Ed. Siena dicembre 2007)

Partecipano:
Maria Paola Langerano (scrittrice e critica),
Moussia Fantoli (scrittrice),
Fausto Tanzarella (editore)

Le attrici Alba Bartoli e Marinella Ottier leggeranno alcuni brani dal libro accompagnate dal violino del musicista Alberto d'Annibale

Gabriella Gianfelici scrive da moltissimi anni, svolge attività di critica letteraria e conduce laboratori di scrittura. E' stata una delle fondatrici dell'Ass.ne Culturale "Donna e Poesia" di Roma, cerca di portare la poesia in ogni luogo.

Marinella Ottier, attrice: ha avuto diverse esperienze spaziando da un teatro più dedico alla "parola" ad un teatro che privilegia il movimento. Ultimamente si dedica principalmente a letture di testi.

Alba Bartoli, attrice: debutta in teatro nel 1975. Svolge attività di attrice e di organizzatrice con diversi Enti e Amministrazioni tra cui il Comune di Roma, l'Università RomaTre e di Viterbo e molti altri. Realizza progetti di laboratorio teatrale presso le Asl, le Dsm, e recentemente con il carcere di Regina Coeli e ha attuato un progetto teatrale in Palestina.

Alberto d'Annibale, musicista: diplomato presso il conservatorio "A.Casella" dell'Aquila e laureatosi in "Storia della Musica" presso l'Università La Sapienza di Roma svolge attività di musicista, compositore e insegnante. Suona in diverse formazioni orchestrali e svolge progetti didattici nelle scuole.

Maria Paola Langerano, insegnante giornalista scrittrice: da molti anni scrive e svolge attività di critica letteraria. Ha pubblicato diversi libri in poesia e in prosa. La sua eccellente formazione classica la porta a spaziare dal frammento ai racconti per restituirci una scrittura viva, profonda e limpida.

Moussia Fantoli, scrittrice: scrive da tempo, fondatrice e presidente dell'Ass.ne Culturale "Torii" si occupa di scrittura in haiku e collabora a iniziative e manifestazioni culturali. Recentemente ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo: " Il volto perduto", Pascal Ed.Siena novembre 2007.




Mercoledì 14 maggio 2008 - ore 18
Presentazione del libro:
Deserti
di Raffaella Spera


Interventi di
Mario Lunetta
Gian Luigi Piccioli
Letture di Francesca Gatto


Deserti è un romanzo di azione ed introspezione scritto in prima persona, in cui una donna, in continuo confronto con se stessa, con gli uomini che incontra, con un mondo altro dove gli eventi della vita l’hanno condotta, ricerca il proprio Sé, trovando – talvolta drammaticamente – nella conoscenza, le radici della propria inquietudine, rimanendo sempre soggetto ed oggetto d’amore.


Raffaella Spera, nata a Potenza, ha vissuto lungamente all’estero, in particolare in Medio Oriente.
Ha pubblicato varie raccolte di poesia, ha collaborato con la Rai-Tv ed ha diretto con Mario Lunetta e Dario Puccini una collana di poesia italiana.
Con Natale A. Rossi ha diretto la Casa Editrice "Rossi & Spera" e la Galleria d’arte "Artanciel", in Via Margutta, creando incontri culturali e di confronto fra scrittura e pittura.



Venerdì 16 maggio 2008 - ore 18
Presentazione del libro:

Le parole della pioggia
di Lorenzo Laporta
(edizioni Il Filo)


Esco dalla metropolitana, come se stessi venendo fuori da un film o da un romanzo, immerso nel silenzio, il mio, in cerca, più che mai, di un senso a tutto quel che mi è accaduto, incurante dei passanti, delle auto, dei visi della gente, dell'odore di ozono che ho sempre amato, della pioggia torrenziale che mi bagna senza che io possa o voglia ripararmi: sono nudo, ancora una volta.

Una strada dissestata, abbandonata a sé dall'incuria di un'amministrazione negligente. Una curva. Una macchina ad alta velocità. E poi il nulla, solo una luce di fronte. Tra sogno e realtà Guido ripercorre il suo passato attraverso un ricordo sfocato, eppure minuzioso, di frammenti e sensazioni. Il buio tra un'immagine e l'altra, la certezza e il suo esatto ontrario. Da una Taranto affascinante e corrotta a una Napoli vissuta da studente universitario, dal
Canada a Roma, inseguendo il sogno di tutta una vita. Mettersi in gioco può essere più duro di quanto si possa immaginare. È come spogliarsi di tutto, anche di se stessi. È come camminare nudi sotto la pioggia, ascoltando le sue parole.

Lorenzo Laporta, poeta e scrittore, è nato a Taranto il 16 settembre del 1981. Si è laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Napoli. Appassionato di cinema, storia dell'arte e lingue straniere, ha iniziato a scrivere per diletto all'età di quindici anni. Qualche anno dopo ha incontrato a Taranto il narratore e poeta italiano Roberto Pazzi, col quale ha stretto in seguito un profondo rapporto epistolare e che nel 1999 ha scritto una presentazione sulla sua prima opera poetica, la silloge L'uomo solo (Scorpione, 1999). Sue liriche sono state pubblicate sull'antologia dei poeti "La Vallisa" (Bari). Tra premi e segnalazioni ricordiamo il Primo Premio "Pirandello" (Agrigento, 2000). La sua ultima pubblicazione è il romanzo Déjà-vu (Foggia, 2003) per i tipi della Bastogi, prefato da Romano Battaglia. Vive e lavora a Taranto, dove collabora con mezzi d'informazione e peratori culturali.

Tour Le parole della pioggia: un giovane scrittore, uno zaino, un libro, una videocamera, amici d'ogni parte d'Italia. Una maratona letteraria che parte da Taranto per raggiungere Milano. Un esperimento-promozione-provocazione che porterà lo scrittore a camminare nei centri di dieci città italiane, persino a bordo di treni, tutto rigorosamente ripreso da una videocamera. Lorenzo inviterà dal suo MYspace gli amici che vorranno fargli compagnia in questo evento. tutto verrà rigorosamente filmato e inserito sul suo blog: www.myspace.com/lorenzthedoor. Un modo originale per presentare qualcosa, per mettersi in gioco, per arrivare alla gente nl grado più fisico possibile, in un momento storico in cui al contrario ci sono sempre più distanze nei rapporti umani a causa della velocità delle nostre società globalizzate.


EDIZIONI IL FILO - Via Ippolito Nievo, 27 - 01100 Viterbo - Tel. 0761344202 - www.ilfiloedizioni.it





Martedì 20 maggio 2008 - ore 18
La Grande poesia ispanoamericana. Da César Vallejo a Ernesto Cardenal

saranno presenti:
Ernesto Cardenal e José Luis Ayala,
Antonio Melis, Riccardo Badini

Presentazione dei libri:


Poesie complete
di César Vallejo
(Ed. Gorée)
Sono passati oltre trent’anni dall’ultima apparizione nel nostro paese dell’opera del grande poeta peruviano César Vallejo (1892-1938), la voce più originale e profonda della poesia ispanoamericanana, senza dubbio il poeta peruviano più grande di tutti i tempi, una fi gura capitale nella poesia del XX secolo. Ora, a 70 anni dalla sua scomparsa, le Edizioni Gorée ne ripropongono fi nalmente l’intera opera poetica nella splendida traduzione di Roberto Paoli, che fu il nostro maggiore studioso dell’opera del poeta peruviano. Il messaggio umano e poetico di César Vallejo ha profonde radici nell’anima india, ma non nasce da un’intenzione bardica e celebrativa, esterna e, per così dire, paternalistica rispetto ai valori di un gruppo emarginato ed oppresso, bensì da un’originaria identità. Con Vallejo il lettore europeo si trova davanti a un linguaggio tanto inaudito e atipico quanto sommamente espressivo. Il profondo attaccamento alla vita familiare; le esperienze del dolore quotidiano e la morte; la visione del mondo come un luogo di penitenza senza la certezza della salvazione; la solidarietà con i poveri e abbandonati dal sistema capitalista, sono le tematiche che emergono dalla sua poesia. Viene qui offerta al lettore l’opera completa di César Vallejo (composta dalle raccolte Gli araldi neri, Trilce, Poemi in prosa, Poemi umani, Spagna, allontana da me questo calice). Il volume, in due tomi, è pubblicato con testo a fronte in lingua originale spagnola.


César Vallejo: nato a Santiago de Chuco il 16 Marzo 1892, César Vallejo studiò all’Università di Trujillo, dove pubblicò i suoi primi poemi prima di arrivare a Lima alla fi ne del 1917.Qui apparve il suo primo libro, Gli araldi neri(1918), uno dei più rappresentativi del postmodernismo, dietro le impronte di Leopoldo Lugones e Julio Herrera y Reissig. Nel 1920 venne coinvolto in una sommossa che lo portò in prigione per tre mesi, esperienza questa che infl uenzerà profondamente tutta la sua vita e la sua opera e che si rifl etterà direttamente in vari poemi del suo secondo libro, Trilce (1922), unanimemente considerato un pilastro fondamentale del rinnovamento del linguaggio poetico ispanoamericano. Trasferitosi a Parigi nel 1923 e dove rimarrà (a parte per alcuni periodi trascorsi in Unione Sovietica, Spagna e altri paesi europei) fi no la sua morte, ebbe modo di legarsi ad artisti come Huidobro, Gerardo Diego, Juan Larrea e Juan Gris. Il suo approdo al marxismo lo portò ad un costante impegno intellettuale e politico, sfociato in diversi interventi su giornali e riviste, pezzi teatrali, racconti e articoli. Nel 1931 pubblicò il suo romanzo Tugsteno (di prossima pubblicazione per i tipi di Gorée) e partecipò al Congresso di Scrittori Antifascisti a Madrid. Seguì da vicino le vicende della Guerra Civile a cui dedicò la raccolta di poemi Spagna, allontana da me questo calice, apparso postumo nel 1939. Sempre postuma fu la pubblicazione dei Poemi umani (1939), nei quali emerge la sua fede appassionata nella giustizia e nella solidarietà sociale. Morì a Parigi il 15 aprile del 1938.



Sarebbe triste se non ci fosse l’arcobaleno
a cura di Ernesto Cardenal
(Ed. Gorée)

Normalmente, all’inizio delle sessioni dico ai ragazzi che parteciperanno ad una lezione per imparare a scrivere poesia, che, in sé, scrivere poesia è facile e si accorgeranno che riescono a farlo. Dico anche che la poesia è una cosa divertente come i giochi o gli indovinelli, che può parlare di qualsiasi cosa, che possono scrivere tutto quello che viene loro in mente, e che non importa la lunghezza, perché la poesia può essere sia corta che lunga. Inizialmente, dicevo di non tentare di scrivere poesie in rima, con parole che terminano con lo stesso suono, ma, in seguito, ho visto che non era necessario, perché bastava leggere esempi di poesie in verso libero, o che, fondamentalmente, non dipendevano dalla ripetizione del ritmo e della rima. Inoltre, sin dall’inizio li avverto che non devono preoccuparsi della punteggiatura o dell’ortografi a, perché nella poesia non è importante e, allo stesso modo, che non importa se non sanno scrivere o non vogliono farlo, perché possono dettare la poesia. Infatti, queste sono cose che, a volte, succedono nel laboratorio: alcuni bambini non sanno scrivere o non vogliono farlo. Una volta terminate le poesie, li invitiamo a leggerle e, se non sanno leggere o se, in alcuni casi, si vergognano a recitare quello che hanno scritto, lo faccio io o qualcuna delle persone che mi accompagnano che le legge a voce alta; l’autore della poesia dettata, o quello che l’ha scritta ma non ha voluto leggere, normalmente è molto contento quando sente declamare la sua poesia a voce alta, con una buona intonazione da un’altra persona. [Ernesto Cardenal]

Il Nicaragua è stato tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta un punto di riferimento per le speranze di realizzare in uno dei paesi più poveri e sventurati dell’America Latina un mondo più umano. Tale esperienza è stata travolta ma è impensabile che un movimento di quella portata sia svanito nel nulla, senza lasciare tracce. Ce lo ricorda questo libro di poesie, scritto da bambini nicaraguensi malati di cancro o di leucemia. Da una parte abbiamo l’iniziativa di un medico, poeta e narratore, Fernando Silva, direttore dell’Ospedale Pediatrico La Mascota di Managua, in cui è maturato questo messaggio di speranza. Dall’altra, l’intervento di Ernesto Cardenal, uno dei più grandi poeti ispanoamericani contemporanei, che ripropone in questo contesto di dolore uno dei progetti più straordinari della breve stagione sandinista, quando fu Ministro della Cultura: i Talleres de poesía, basati sull’intuizione che in ogni essere umano c’è un poeta potenziale, che non può esprimersi il più delle volte a causa dei condizionamenti sociali e culturali. A questo s’aggiunge la collaborazione con Clinica Pediatrica di Monza (Università Milano-Bicocca, Ospedale San Gerardo, Monza), che Giuseppe Masera e Gianni Tognoni illustrano nei loro interventi così partecipi.


Muyu Pacha / Tempo circolare
di José Luis Ayala
(Ed. Gorée)


All’interno del fenomeno della rinascita delle letterature nelle lingue indigene d’America, José Luis Ayala (Huancané Puno 1942) rappresenta la voce poetica più importante della poesia aymara del XX secolo. Il suo percorso poetico, iniziato da più di trenta anni e affiancato da una vasta produzione saggistica e in prosa profondamente ancorata al mondo andino, si pone sul crinale della sperimentazione e del recupero delle radici del mondo autoctono peruviano.
Erede della scuola indigenista-avanguardista punegna degli anni ’20, Ayala attualizza e conferisce valori universali alla tradizione orale del mondo aymara. Una profonda fi ducia nel ruolo creativo e critico che le culture autoctone hanno diritto ad assumersi in epoca di globalizzazione, anima costantemente i suoi versi proposti attraverso forme poetiche tradizionali ma soprattutto fi ltrati da una continua ricerca di nuove modalità espressive. Proprio grazie a questa esplorazione formale sia in lingua spagnola, con testi che si aprono a possibilità visuali con reminescenze di codici culturali indigeni, sia nella lingua aymara sviscerata nelle sue estranianti capacità espressive e metaforiche, Ayala rinnova la lezione avanguardista scovando nella modernità i passaggi per il fl uire di un fecondo pensiero di altra provenienza.
Questo libro raccoglie e traduce in italiano estratti della produzione poetica in lingua aymara di José Luis Ayala provenienti dai libri: Pachamama (1972), Parlañani / En alta voz (1981), Aka Pachan Tukusipana / Confín del Orbe (1988) Wari Nayra / Ojo de Vicuña (1999), con un saggio introduttivo del traduttore/curatore: Riccardo Badini


Riccardo Badini è ricercatore di Lingua e Letterature Ispanoamericane presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Cagliari. Si occupa di traduzione poetica e dell’interagire delle culture autoctone americane con la modernità specialmente in ambito andino e amazzonico.Ha tradotto l’opera poetica completa di Carlos Oquendo de Amat e numerose poesie di poeti contemporanei latinoamericani. Tra le sue pubblicazioni: Canone occidentale e categorie di pensiero indigene nella letteratura andina (2003), La traduzione nel contatto con le culture indigene americane (2006).

Edizioni Gorée
Via dell'Arco, 1 - Loc. Iesa 53015 MONTICIANO (SI)
tel. e fax 0577 758150
email: info@edizionigoree.it r.bassani@edizionigoree.it
web: www.edizionigoree.it




Mercoledì 21 maggio 2008 - ore 18


Bruno Tucci, presidente dell' ordine dei giornalisti del Lazio
presenta il libro di

Roberto Gelmini:
Un’estate
Edizioni Il Filo

Roberto Gelmini, giornalista di riconosciuta esperienza, ha scritto un giallo politico sulla casta e l’arroganza del suo potere. Un’estate, dal 17 marzo in libreria, pubblicato dalle edizioni Il Filo, è un romanzo dal ritmo serrato e incalzante in presa diretta con l’attualità. Al centro del racconto sta la fitta rete di complicità e interessi approntata dalla classe dirigente per tenere saldamente in pugno il controllo della cosa pubblica. Il tentativo di espugnare questo fortino sarà fatalmente destinato a fallire…


Il racconto è ambientato a Firenze (benché la città non sia mai nominata) nell’estate del 1996, cioè in una stagione politica molto simile a quella che sta per concludersi anticipatamente, con una maggioranza progressista che non riesce a governare il Paese. In città invece le stesse forze mantengono saldamente il potere…


Nella villa di una potente famiglia avviene un delitto. Un cameriere albanese uccide l’aiuto cuoco, anche lui albanese. Il figlio del padrone di casa, Manfredi Orsello, senatore della Sinistra, non è neppure presente al momento dell’omicidio. Eppure è proprio su di lui che finiscono per indagare il giovane magistrato incaricato dell’inchiesta, Antonio Masini, e il legale nominato difensore d’ufficio Marco Prati, consigliere comunale nello stesso partito di Orsello. Sfilano così i protagonisti del libro, "maschere" di un’Italia che non sembra mai mutare: l’anziano professore, già preside di Giurisprudenza negli anni della contestazione, padre di un amico di Prati, Niccolò, l’industriale e la sua amante, il giornalista pronto a farsi corrompere e a tradire, la vecchia libraia nel cui salotto si decidono le strategie politiche della città.

Ognuna di queste figure è portatrice di misteri, altro dato costante della storia italiana. Un ricatto al professore segretamente omosessuale, l’uccisione di un metronotte morto vent’anni prima in seguito ad un attentato cui, probabilmente, aveva partecipato il giovane Orsello e che tutti attribuirono ai fascisti. Ma anche i nuovi misteri che si affacciano con il procedere del racconto: il terrorismo di un’Albania appena uscita dalla dittatura comunista, un traffico di clandestini, forse di droga. Qual è il ruolo di Orsello e degli altri protagonisti? È la domanda che si pone Prati, simbolo di una politica informata a valori e idee e condotta secondo principi etici contro la cinica e brutale amministrazione del potere da parte del senatore Orsello.

Nel solco dell'opera di Sciascia, Un'estate, ispirato ad una forte critica "politica", presenta i ritmi di un "giallo". Da una parte, il potere che si organizza secondo regole proprie, che difende i privilegi di quella che oggi si definisce "la casta" e che si sottrae ad ogni forma di giudizio e controllo, in un rapporto scivoloso e ambiguo con la magistratura; dall’altra parte, la ricerca non del colpevole ma della colpa, le indagini che sembrano arrivare ad una soluzione e il colpo di scena finale come appunto avviene nei "gialli" tradizionali. Tranne scoprire che nulla si risolve e cambia nella vischiosa realtà della politica. Si tratta solo di "normalizzazione": è semplicemente il sistema che si difende.

Roberto Gelmini è nato a Milano nel 1942. Giornalista professionista, ha sempre vissuto tra i giornali. Dopo il praticantato all’ANSA è passato al "Corriere della Sera" nella cronaca di Franco Di Bella. Nel 1975 ha seguito Indro Montanelli ed è stato tra i fondatori del "Giornale Nuovo". Nel 1985 è tornato al "Corriere della Sera" con il ruolo di caporedattore centrale. Tre anni dopo è stato responsabile a Roma dell’Agenzia nazionale del Gruppo Monti e poi direttore de "La Nazione" di Firenze. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila è stato nominato responsabile della comunicazione dell’allora sindaco di Milano.


Sabato 7 giugno 2008 - ore 18
Inaugurazione della mostra di acquerelli

FIGURE

di Isabella Pagnanelli

La mostra di acquerelli "Figure", che presenta l’opera di Isabella Pagnanelli, nasce da una passione per il disegno, o ancor meglio per il "disegnare", che nella storia dell’autrice c’è da sempre. Questa passione si ripropone forte e lei torna per musei, frequenta la scuola di disegno dal vivo, ritrae la figlia adolescente e le sue amiche mettendole in posa, usa il disegno per raccontare e raccontarsi, in una vocazione, quella per la comunicazione, che contraddistingue del resto la sua quotidianità, dedicata alla didattica. Le figure che prendono corpo sui fogli di carta hanno qualcosa di asciutto e vitale nello stesso tempo, un omaggio a Egon Schiele e all’espressionismo austriaco, ma un omaggio in primo luogo alla vita e alle sue delicate apparizioni. Per l’autrice il senso del disegno dal vero, che siano i modelli in una sede accademica o le persone che le vivono accanto in una vicinanza soprattutto emotiva, è un po’ questo: disegnare, correggere, ritornare sul segno fino a quando le linee tracciate non soddisfino le richieste della fantasia e dell’immaginazione nel rappresentare la realtà, sebbene una realtà illusoria come solo quella dell’arte può essere. La mostra racconta, in una selezione accurata di acquerelli dedicati al tema del corpo prevalentemente femminile, il viaggio dell’autrice alla scoperta delle possibili trasformazioni della figura umana. Queste trasformazioni, partendo da problemi "accademici" di posture e atteggiamento, trasferiscono sulla carta l’essenza profonda delle figure stesse, non più solo modelli ma protagoniste di una vita autonoma, ricca di possibili evoluzioni tradotte da un segno grafico che acquista via via sempre maggiore sicurezza.

Anna Chiara Anselmi


Isabella Pagnanelli, nasce a Roma nel 1959. Dopo una formazione di tipo psicopedagogico, si dedica con entusiasmo alla scuola media, dove insegna lettere. La passione per l’arte, per la ricerca e la sperimentazione di tecniche vecchie e nuove, lo spirito di osservazione, uniti alle capacità espressive e manuali, la portano ad approfondire un percorso di formazione attraverso diverse esperienze, quali l’acquerello con i maestri Vito Lella e Mauro Camponeschi, lo studio del nudo con il maestro Ugo Bevilacqua, il mosaico con il maestro Tullio De Fazio. Espone, con brillanti e gratificanti risultati, in diverse mostre. Il gusto di lavorare con le mani la definisce "un’artigiana delle emozioni".




Venerdì 13 giugno 2008 - ore 18
Memoria degli uomini e della natura


Braulio Muñoz
presenta il suo libro:


Alejandro e i pescatori di Tancay
(Ed. Gorée)

Con l’autore sarà presente Antonio Melis

Il disastro ambientale provocato dallo sfruttamento delle risorse diventa un tema letterario che si connette al tema più generale della terra. Parlare della terra, allora, significa spesso comporre un'elegia, ricordare ciò che si è perduto, contemplare con rabbia il disastro. Questo è Alejandro e i pescatori Tancay di Braulio Muñoz, scrittore peruviano. Il romanzo si presenta come un lungo monologo pronunciato durante la notte da un uomo anziano, Don Morales, in presenza di Alejandro. Il passaggio da un capitolo all'altro sembra riprodurre le pause di un discorso così drammatico e coinvolgente che necessita intermezzi di silenzio. E non mancano momenti di grande liricità nell'evocazione di un paesaggio semplicemente "sano", o di persone e animali speciali che hanno attraversato quei luoghi.
Spazio e tempo dell'azione sono definiti con precisione: Trujillo, Chimbote, Chán Chán, anni '60, anni '70..., ma a questo realismo si contrappone (in una significativa fusione) l'elemento mitico, l'evocazione di presenze sacre ancestrali. L'anziano racconta la progressiva distruzione della costa settentrionale del Perù, legata ad eventi storici identificabili (la dominazione degli Incas, la spoliazione dei colonizzatori spagnoli, l'insediamento delle fabbriche, lo sfruttamento sconsiderato delle risorse) che hanno determinato la perdita di una dimensione etica e spirituale nel rapporto con il mondo, facendo prevalere la logica del colonizzatore. Esiste un'armonia sacra nella relazione tra l'uomo, la terra e le altre creature, e se viene spezzata le conseguenze sono tragiche.
Attraverso le storie di vari personaggi, in particolare pescatori, Don Morales mostra come i comportamenti sbagliati, ispirati dall'avidità, dalla prepotenza, dall'insensibilità, vengono sempre puniti per restituire all'uomo un corazón limpio, un cuore puro. È questa nobiltà d'animo che accomuna l'uomo al mare e alla natura: la cagna Carmela, a cui è dedicato un toccante capitolo, con la sua fedeltà è un esempio per gli uomini che invece spesso sono in balia di sentimenti negativi. Il pescatore deve imparare la pazienza, il rispetto del mare, deve usare tecniche di pesca corrette. Il suo apprendistato è un cammino di formazione, fatto di sfide, solitudine, riflessione, per imparare il rispetto e l'umiltà: solo così sarà un Buon Pescatore. L'avidità viene sempre punita, perché il mare è come una madre che nutre tutti, ma se si oltrepassa il limite "il mare ci abbandona, ci punisce. Questo sta succedendo adesso con le maledette fabbriche. Stanno facendo soffrire il mare".
Come osserva Antonio Melis nell'introduzione al romanzo, recuperare una prospettiva ecologica non è solo un gesto di umiltà, ma una misura per la sopravvivenza. Le conseguenze della devastazione sono concrete, drammaticamente tangibili e sono raccontate attraverso due elementi in particolare: l'alterazione climatica e la scomparsa degli animali. Nel loro silenzioso andar via è il presagio del catastrofe, ma quasi tutti se ne accorgono quando è troppo tardi. Le persone sagge, come gli anziani doña Pelagia e Genaro, sono quelle che ancora sanno leggere nei cambiamenti della natura un messaggio, quasi un ultimo appello. Gli abitanti del Chimbote, però, sono stati accecati dal miraggio di ricchezza e hanno colonizzato il deserto, mentre le fabbriche hanno scaricato liquami velenosi nel mare.
I presagi rappresentano quasi un monologo parallelo a quello di don Morales: la natura che parla, anzi urla, inascoltata, in un climax ascendente che culmina nella disperazione. Quando il monologo di don Morales si avvicina alla conclusione, si svela al lettore che il muto interlocutore, Alejandro, è un guerrigliero morto, che l'anziano sta vegliando: l'apocalisse del mare avvelenato si coniuga con la distruzione dell'uomo. Non ci sono risposte, l'elegia della natura e del vecchio si muovono parallele in contemplazione di una catastrofe irrimediabile.


Braulio Muñoz è nato nella regione di Chimbote, in Perù, nel 1946. Adesso vive negli Stati Uniti dove è professore di Sociologia nel Swarthmore College, in Pennsylvania. È autore di diversi studi di psicologia, sociologia, filosofia, letteratura. Nell'ambito della critica letteraria vanno ricordati i lavori su Arguedas, sull'indigenismo (Huairapamushcas. La búsqueda de identidad en la novela indigenista ispanoamericana) e il libro sul noto scrittore peruviano Vargas Llosa: A Storyteller: Mario Vargas Llosa between civilization and barbarism. Il suo primo romanzo è Alejandro y los pesacadores de Tancay, pubblicato nel 2004 e giunto alla quarta edizione. Muõz scrive anche in inglese; l'ultima opera narrativa ha per titolo The Peruvian Notebooks. Attualmente sta lavorando ad un nuovo romanzo sulla storia degli ultimi trenta anni del Perù.







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