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LA NATO E L'ORGOGLIO DI BUCAREST 3/4/08

La capitale romena e il summit dell'Alleanza raccontata da un'ex rifugiato poltico in Italia (nella foto di R. Martinis)

Adrian Niculescu*

Giovedi' 3 Aprile 2008


Bucarest - Bucarest, la Romania tutta, è felice di organizzare, ad esattamente quattro anni dalla sua propria adesione, ed a meno di due dall'ingresso nell'UE, un vertice NATO. E' la sua prima volta! Un evento storico, senza precedenti. E, per giunta, non un vertice qualsiasi, ma il piu' ampio, come partecipazione, capi di stato presenti, numero di Nazioni invitate – oltre 50 mai tenutosi nei quasi 60 anni del consesso nord-atlantico. Chi l'avrebbe mai detto, giusto 20 anni fa? Sul finire degli anni 80, mentre, sotto la spinta di Gorbaciov, tutti gli altri Paesi dell'Est avevano gia' incominciato la stagione del crollo delle dittature rosse, questo Paese, al contrario, viveva, in pieno, la fase più cupa di uno dei peggiori regimi comunisti del mondo: il regime Ceausescu. Una controtendenza che, continuata ostinatamente, avrebbe portato, in meno di due anni,  la Romania  all'unica Rivoluzione saguinosa dell '89 europeo, ma anche ad un pauroso arretramento socio-economico di cui se ne pagano ancora oggi, abbondantemente, le conseguenze. Sono conseguenze visibili in tutto il Paese - nonostante la ripresa costante dell’economia negli ultimi 7-8 anni, fatto che ha inversato il trend negativo, protrattosi fino verso il 2000 – con riverberi fin'anco sulle strade delle citta' italiane comprese le varie, riprovevoli, vicende in cui, recentemente, sono stati coinvolti romeni, oppure rom originari dalla Romania, spinti da una stessa poverta' ad emigrare, proprio come gli italiani, fino agli anni 60, prima del boom…


Il summit e la città

Nonostante le sue anomalie e spaccature politiche interne, è fiera del suo summit. I grandi della terra sono qui. Dopo l’ingresso nell’UE, la Romania celebra la conferma del suo ritorno nel salotto buono del mondo. Sente di non essere più la parente povera da far entrare dalla porta di servizio. E' addirittura l’artefice dell’incontro della piu’ forte Alleanza delle democrazie evolute. E' la prova stessa del suo lungo cammino verso libertà e prosperità, segno visibile di quanto sia cambiato questo Paese dalla Rivoluzione del 1989. Il Paese in cui l’effetto sauna, del passaggio brusco da una dittatura tremenda alla libertà, è stato forte ed inebriante.
I romeni accettano, dunque, di buon grado, tutte le eccezionali misure di sicurezza che un evento di tale peso comporta. Non è un coprifuoco, come si paventava e come taluni avevano lasciato intendere…Questione di soggezione! Sembra sia stato proprio questo, invece, il caso della scorsa riunione NATO, in Lettonia, quando Riga, a detta di un partecipante, probabilmente anche perché più piccola di Bucarest e con meno possibilità logistiche, sembrava in stato d’assedio, e la cittadinanza era stata invitata ad abbandonare la capitale. Nulla di tutto ciò. Le limitazioni drastiche del traffico (l’arteria-simbolo della capitale, la centralissima Calea Victoriei, è riservata in esclusiva al vertice con una differenza notevole rispetto al summit dei Paesi francofoni nel 2006, quando furono riservate solo due corsie, debitamente recintate), qualche esibizione in più di documenti richiesta agli automobilisti (ma con riconsegna di massimo garbo da parte della polizia), qualche elicottero in perlustrazione, controlli rafforzati ai confini, qualche nervosismo. Tutto però viene preso, nell’insieme, con filosofia, dai bucarestini. E rientra, almeno finora, entro limiti sopportabili, bon enfant, come direbbero i francesi. Se parliamo di traffico, ha prodotto più problemi la simulazione generale di sabato scorso (un giorno di bassa circolazione ma che, per un attimo, ha fatto temere il peggio), che non la messa in atto del dispositivo vero e proprio, a partire da martedi, in giorni, teoricamente, lavorativi. Nell’occhio del ciclone si sta, decisamente, meglio, che non prima…
Giorni „teoricamente lavorativi” poiché c’è anche chi ha tratto giovamento dal vertice. Il governo ha dato tre giorni liberi (da recuperare, però, nei prossimi sabato) ai dipendenti pubblici e alla pubblica istruzione. „Dove trascorrerai il vertice?” è diventata una domanda ricorrente, quasi come dire „Dove sarai per Pasqua?” (che da queste parti arrivera’ solo il 27 aprile). Non tutti, però, sono obbligati ad ottemperare. In base all’autonomia universitaria, per esempio, la Scuola di Scienze Politiche ha deciso di non fare vacanza. L’inconveniente è che, martedi e mercoledi, pochissimi studenti si sono presentati, ed ancora meno si attendono domani e venerdi… Ecco anche un altro perché di una città così tranquilla. La spiegazione è un’aria quasi da week-end.

Rivincita

Resta il fatto che per la Romania il summit NATO è una rivincita sulla propria, tragica, storia. Il principale motivo per cui la popolazione, nonostante tutti i condizionamenti, non batte ciglio. Meno che meno si attendono contestazioni violente, nonostante qualche minaccia folcloristica arrivata… dalla Germania, e quattro stranieri rifiutati al confine nei giorni scorsi, abusi prontamente denunciati dai militanti romeni dei diritti umani. Mercoledi pomeriggio, si dava notizia di 46 attivisti no-global che hanno protestato in un capannone industriale.
Chi ha conosciuto il comunismo, ai valori della NATO ci crede veramente. Magari anche con la fede del neofita. Anche perché, questi valori, gli sono stati, in maniera lacerante, proibiti per quasi mezzo secolo. E Ceausescu si rivolterebbe nella tomba se venisse a sapere che nella sua famigerata, faraonica, ex Casa del Popolo –un vero zigurrath mesopotamico, per costruire il quale, nemmeno 20 anni fa, demolì mezzo centro storico (il martirio piu vasto di una capitale europea in tempo di pace)- viene celebrato oggi un summit della NATO. Tuttavia, il fatto che, per tale evento, sia stato scelto, il secondo edificio al mondo in ordine di grandezza (di stile, non ne parliamo!) dopo, guarda caso, proprio il Pentagono, non constituisce che una coincidenza!… Forse un’ironia della storia.


* Docente di Storia della Romania alla Scuola di Scienze Politiche di Bucarest è stato rifugiato politico in Italia durante la dittatura di Ceausescu

Articolo uscito su Il Riformista



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