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TORNA IL TERRORE AD ALGERI 12/12/07

Regime algerino e Onu, i due obiettivi di una strage che avviene in un momento delicato per il paese maghrebino

Paola Caridi

Mercoledi' 12 Dicembre 2007
E anche stavolta era l’11. Dicembre, in questo caso. E la volta precedente era stato aprile, quando c’è stato il primo attentato della nuova stagione del terrore. Algeri ha avuto conferma, ieri, che il terrorismo legato molto probabilmente ad Al Qaeda ha individuato nel paese maghrebino il suo bersaglio costante. È ormai più di un anno, infatti, che le bombe, le autobomba e gli attentati suicidi sono tornati in Algeria. Arrivando addirittura, il 6 settembre scorso, molto vicini al presidente Abdel Aziz Bouteflika, scampato a un attacco compiuto contro il suo convoglio.
L’Algeria è sotto tiro, dunque. È sotto tiro il suo establishment politico, ancora rappresentato dal regime a guida FLN che segna la storia del paese sin dalla sua indipendenza. Il bersaglio dei due attentati compiuti ieri ad Algeri, però, non è stato solo il potere di Bouteflika, del FLN che ha guidato il paese anche attraverso il golpe bianco del 1992 contro gli islamisti e gli anni bui della guerra civile. Il salto di qualità, estremamente pericoloso, indica che anche l’ONU fa parte a pieno titolo dei target scelti dal terrorismo che, anche in Maghreb, ha scelto di affiliarsi alla rete di Osama Bin Laden.
Non solo la corte suprema algerina, dunque, è stata scelta per seminare terrore ad Algeri. Terrore vero, visto che a essere dilaniato è stato un pullman di studenti che si trovava davanti al palazzo. Il secondo bersaglio era la sede – praticamente distrutta - dell’UNDP, l’agenzia dell’ONU che, ironia della sorte ma forse non più di tanto, si occupa di sviluppo. Non è la prima volta, certo, che il terrorismo cosiddetto qaedista decise di colpire l’ONU. Il precedente, mai dimenticato, è quello che mise la parola fine all’impegno delle Nazioni Unite in Iraq, con la distruzione della sede dell’ONU a Baghdad e la morte di uno degli altissimi funzionari più esperti e più bravi dell’organizzazione, Sergio Vieira de Mello.
Se è vero che il precedente di Baghdad dice molto, è altrettanto vero che la decisione di individuare l’ONU come bersaglio ad Algeri significa anche altro. Le Nazioni Unite non sono più considerate “altro”. Sono considerate “occidente”. Svilendo il lavoro pluridecennale di un’organizzazione che, seppur diretta gerarchicamente da un pool di paesi in gran parte occidentali dentro il Consiglio di Sicurezza, con l’Occidente si è spesso scontrata negli altri organismi più rappresentativi. Forse il terrorismo qaedista non è così raffinato da sapere molto dei nuovi equilibri che dentro l’ONU hanno portato gli Stati Uniti ad avere più potere di prima. Vede, comunque, l’impegno dell’ONU non più solo come gestore gli aiuti internazionali, ma anche come presenza in zone di crisi molto delicate. Compreso l’Iraq, in cui le Nazioni Unite stanno tornando.
I terroristi che ieri hanno sparso ad Algeri molto sangue (oltre sessanta i morti) hanno anche aderito alle richieste di Ayman al Zawahri, il numero due nella gerarchia di Al Qaeda, che all’inizio di novembre aveva specificamente indicato dove bisognava colpire. In Maghreb. Contro i regimi al potere. E contro gli interessi di Stati Uniti, Francia, Spagna. La sede dell’UNDP, forse, è stata scelta come simbolo di interessi che andavano oltre l’Algeria, e mettevano insieme americani, francesi e spagnoli.
Se la dimensione internazionale c’è tutta, con le vittime e con i simboli, non è neanche casuale la scelta del momento. È vero, era l’11, numero ormai divenuto sinistro. Ma era anche un giorno di dicembre, a pochi giorni di distanza dalle elezioni locali, tenutesi il 29 novembre scorso, in cui l’FLN aveva segnato un parziale arretramento. Ed era, ieri, anche un giorno di dicembre nel pieno di nuove, delicate discussioni politiche in Algeria. Non tanto quelle che hanno circondato la visita del presidente francese Nicolas Sarkozy, segnata da forti polemiche dopo le dichiarazioni di un ministro algerino. Quanto le discussioni tutte interne sul mandato presidenziale di Bouteflika, della cui malattia si è molto parlato negli scorsi due anni. L’idea, proposta in questi giorni dall’FLN e da associazioni della cosiddetta società civile, è che Bouteflika possa concorrere per il terzo mandato. Una pratica piuttosto diffusa, a quanto sembra, in buona parte del mondo arabo. E che anche in Algeria porterebbe a significative riforme costituzionali e a un più forte regime presidenziale. È probabile che nel mirino dei terroristi, ieri, ci fossero anche gli equilibri politici interni, di nuovo soggetti a pressioni consistenti.

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Arabi Visibili, il blog di Paola Caridi, è visitabile sul sito della Feltrinelli



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