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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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IL TRAMONTO DI ABE 12/9/2007

Dopo nemmeno un anno di governo, il più giovane premier giapponese del dopoguerra lascia a sorpresa

Junko Terao

Mercoledi' 12 Settembre 2007
La notizia era attesa da tempo, almeno dalla disfatta elettorale del 29 luglio scorso, il giorno più nero del premierato di Shinzo Abe. Tuttavia l’annuncio di oggi delle dimissioni del premier nipponico, in carica da meno di un anno, ha colto tutti di sorpresa. Una mossa imprevista e, secondo alcuni, alquanto goffa nella scelta dei tempi, dato che è arrivata il giorno stesso in cui il Parlamento avrebbe dovuto discutere l’estensione dell’impegno delle Forze aeronavali di Autodifesa nell’Oceano Indiano a supporto delle operazioni anti-terrorsimo in Afghanistan. Il primo novembre scade infatti la legge speciale, varata all’indomani dell’11 settembre 2001, che ha permesso di aggirare la costituzione pacifista - che vieterebbe le missioni all’estero - e di fornire aiuto logistico alle forze alleate. Domenica da Sydney, dove si trovava per partecipare al vertice economico dei paesi dell’Asia e del Pacifico, Abe aveva definito il proseguimento del supporto giapponese alla missione Usa in Afghanistan una priorità assoluta, dichiarandosi pronto a lasciare in caso di fallimento. Una sfida persa in partenza dato che Ichiro Ozawa, leader del Partito Democratico che dallo scorso luglio detiene la maggioranza alla Camera Alta, si era detto fermo nell’intento di bloccare l’estensione della legge speciale in Parlamento. Estensione su cui, peraltro, anche la maggior parte dei giapponesi è contraria, stando agli ultimi sondaggi. Secondo alcuni dietro le dimissioni improvvise potrebbe esserci uno scambio proprio con il partito di Ozawa: la testa di Abe in cambio dell’approvazione della legge. In realtà il gesto di Abe non è piaciuto all’opposizione, che ha confermato l’intenzione di votare contro qualsiasi decreto che preveda il prolungamento dell’impegno della flotta nell’Oceano Indiano. Nel tentativo disperato di tener fede all’impegno preso con gli Usa, ieri infatti il governo aveva dichiarato l’intenzione di aggirare l’ostacolo facendo approvare un nuovo decreto legge, che, seppur respinto dalla Camera alta, potrebbe passare coi voti di due terzi dell’altra ala del Parlamento, la Camera bassa, dove il PLD detiene ancora la maggioranza. Un’ipotesi che ha suscitato le dure critiche dei democratici e degli altri partiti di opposizione, che mirano invece alle elezioni anticipate. Del resto era chiaro da subito che difficilmente il governo del premier più giovane del dopoguerra si sarebbe ripreso dalla batosta elettorale, arrivata dopo una serie di gaffes e scandali che ne hanno decretato la fine. Anche il rimpasto di fine agosto, con cui Abe aveva cercato di rimediare, si è rivelato un disastro. Ad appena una settimana dalla nomina, il neo-ministro dell’Agricoltura Endo, il terzo in meno di un anno, ha dovuto lasciare a causa dell’ennesimo scandalo legato a illeciti fiscali e finanziari. Come se non bastasse, oggi l’agenzia delle pensioni ha ammesso che dietro lo “smarrimento” di quasi il 10% dei 50 milioni di nominativi di contribuenti andati perduti, ci sono errori di trascrizione dei kanji, gli ideogrammi cinesi. Una rivelazione imbarazzante e l’ennesima grana con cui dovrà fare i conti il successore di Abe, che verrà nominato la prossima settimana dalla maggioranza di governo. Tra i possibili candidati l’ultranazionalista Taro Aso, ex-ministro degli esteri da poco nominato Segretario Generale del PLD e Fukuda Yasuo, dell’ala più moderata del partito. Quel che è certo è che chiunque sarà il nuovo premier dovrà cercare di riconquistare il consenso popolare oggi ai minimi storici.



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