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Il Partito Liberal Democratico ha subito una sconfitta schiacciante alle elezioni di ieri per il rinnovo di metà della Camera Alta nipponica. Ma il premier (nell'immagine a sinistra) non vuole dimettersi

Junko Terao

Lunedi' 30 Luglio 2007

I pronostici della vigilia sono stati confermati. Il Partito Liberal Democratico del premier Shinzo Abe ha subito una sconfitta schiacciante alle elezioni di ieri per il rinnovo di metà della Camera Alta nipponica. Alle tre del mattino, ora locale, il PLD si era aggiudicato solo 36 seggi, contro i 59 del Partito Democratico di Ozawa Ichiro, il maggior partito di opposizione. Per la prima volta dalla nascita del PLD nel 1955, la maggioranza alla Camera Alta è nelle mani di un altro partito. Un risultato storico anche per il Partito Democratico, unico vincitore di questo turno elettorale.
Tecnicamente la situazione non comprometterebbe la vita del governo, dato che la coalizione tra PLD e il partito Komeito controlla l’altra ala del Parlamento, la Camera Alta, con maggiori poteri. Tuttavia il risultato del primo confronto elettorale di Abe, insediatosi lo scorso settembre dopo essere stato designato dal suo partito come successore di Koizumi Junichiro, avrà serie conseguenze. Abe ha ribadito che non si dimetterà: “Il processo di costruzione del paese è solo all’inizio. Ho intenzione di continuare ad adempiere alle mie responsabilità”. Il premier ultraconservatore non intende quindi lasciare a metà le riforme che più gli stanno a cuore: la modifica della costituzione pacifista e la revisione del sistema dell’istruzione. Nei dieci mesi di governo Abe qualche picconata è riuscito a darla, facendo passare la legge che regola il referendum necessario ad emendare la costituzione e modificando la Legge fondamentale dell’educazione, infarcendola di istanze nazionaliste e patriottiche. Misure giudicate non così urgenti dalla popolazione che deve fare i conti con un’economia che stenta a far percepire il recupero in atto e con una disuguaglianza sociale che rappresenta una novità per il paese.
Il premier è appoggiato da Ota Akihiro, leader dell’altro partito al governo, il Komeito, braccio politico della setta buddhista Soka Gakkai che ha ottenuto 8 seggi. Ota ha dichiarato “Il PLD deve combattere una difficile battaglia dovuta allo scandalo delle pensioni, alle polemiche sulle spese della politica e alle numerose gaffe dei ministri. Diremo chiaramente ai nostri alleati tutto ciò che deve essere detto ma sosteniamo la decisione del primo ministro di rimanere al potere”. Nel frattempo si è dimesso il Segretario Generale del PLD, Nakagawa Hidenao, che ha ammesso la propria responsabilità nella sconfitta.
A dare la misura della crisi di consenso in cui versa il PLD è la sconfitta del numero 2 del partito alla Camera Alta, Katayama Toranosuke, stratega della campagna elettorale, sconfitto dalla sfidante democratica Himei Yumiko nella prefettura rurale di Okayama. Insieme alla prefettura di Shimane, dove il PLD ha dominato incontrastato negli ultimi quindici anni, Okayama era una delle roccaforti del consenso liberaldemocratico, come del resto tutte le zone agricole del paese. In passato solo due volte, nel 1989 e nel 1998, il partito al potere quasi ininterrottamente dal dopoguerra aveva perso la maggioranza alla Camera alta: in entrambi i casi il primo ministro aveva sciolto l’altra Camera e indetto nuove elezioni. Diretta conseguenza del voto sarà la salita alla presidenza della Camera di un esponente democratico, cambiamento che renderà difficile l’attività legislativa del governo in carica e intralcerà l’agenda nazionalista di Abe. Nel giorno della vittoria il leader democratico Ozawa, stremato dalla campagna elettorale, lascia la parola a Hatoyama Yukio, Segretario Generale del Partito Democratico:“Sta al PLD decidere sulle dimissioni del Primo ministro, ma è l’opinione degli elettori quella che conta davvero. E gli elettori hanno chiaramente bocciato l’amministrazione di Abe”. Fukushima Mitsuho, segretaria del Partito Socialdemocratico, dopo quello Comunista il terzo partito dell’opposizione, dichiara che dopo questo risultato elettorale il progetto di revisione dell’articolo 9, che sancisce la rinuncia del Giappone alla guerra, diventerà uno dei principali temi dell’agenda politica del paese e ribadisce il suo impegno per proteggere la costituzione dall’antipacifismo di Abe. Nella prefettura di Niigata, recentemente colpita dal terribile terremoto che ha causato gravissimi danni e decine di migliaia di sfollati, il PLD è riuscito a strappare uno dei due seggi contesi, finora nelle mani del Partito Democratico, grazie alla pronta risposta del governo nei giorni successivi al disastro. Una parziale consolazione per Abe, ottenuta però in un contesto di emergenza. Nel resto del paese la bocciatura è senza appello.

Su il mattino



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