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Libia, tutti i rischi della guerra

CAOS LIBICO 12/9/13

LIBIA: RENDITION E TORTURE CIA PER GLI OPPOSITORI DI GHEDDAFI 8/9/12

LIBIA, AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA: TORTURE E VIOLENZE DA MILIZIE FUORI CONTROLLO 16/02/12

TUTTI GLI INTERROGATIVI SUL FUTURO DELLA LIBIA 24/10/11

"GHEDDAFI? NON FU SOLO UN MOSTRO" 31/9/11

ELISABETTA E I RISCHI DI UN MESTIERE 25/8/11

LE ULTIME ORE DEL REGIME LIBICO 22/08/2011

LIBIA, GLI USA INCONTRANO RAPPRESENTANTI DI GHEDDAFI 19/07/11

L'ACCORDO TRA ROMA E BENGASI FOTOCOPIA DI QUELLO CON TRIPOLI 28/6/11

JABRIL: «RESISTEREMO PIù DI GHEDDAFI» 5 MAGGIO 2011

LIBIA, I FIGLI TENTANO IL NEGOZIATO 4/4/11

ITALIA E LIBIA, IL DISCORSO DI NAPOLITANO ALL'ONU 29/03/11

I DUBBI SULLA NFZ E IL BICCHIERE MEZZO PIENO 20/3/11

ONU IN ALLARME PER LE VIOLENZE SUI MIGRANTI IN LIBIA 09/03/2011

LIBERI, A CASA E GRAZIATI 25/7/2007

È finita ieri, dopo 8 anni di incubo, l'odissea dei 6 medici prigionieri in Libia dal febbraio 1999, sotto l'accusa di aver infettato deliberatamente con il virus dell'hiv nell'ospedale pediatrico di Bengasi 438 bambini, 50 dei quali deceduti. Nella soluzione postitiva della vicenda, per una volta, l'Europa è stata protagonista. Con la Francia dei Sarkozy in primo piano

Lucia Sgueglia

Mercoledi' 25 Luglio 2007

Finalmente liberi e a casa. È finita ieri, dopo 8 anni di incubo, l'odissea dei 6 medici prigionieri in Libia dal febbraio 1999, sotto l'accusa di aver infettato deliberatamente con il virus dell'hiv nell'ospedale pediatrico di Bengasi 438 bambini, 50 dei quali deceduti. Protagonisti della storia, 5 infermiere bulgare e un medico palestinese naturalizzato bulgaro, ieri graziati dal presidente Parvanov appena sbarcati all'aeroporto di Sofia, tra mazzi di fiori abbracci e commozione. Un lungo calvario il loro, che due settimane fa aveva sfiorato la tragedia quando i sei si erano visti condannare a morte da un Tribunale libico: pena poi commutata in ergastolo dal Consiglio superiore dello stato africano. A sbloccare la situazione è stato, per una volta, l'intervento diretto dell'Europa. Culminato domenica scorsa nella visita di una delegazione Ue a Tripoli, guidata dal commissario alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner. Che si è impegnata ufficialmente a nome della Commissione a versare 461 milioni di euro al Fondo di Bengasi per le famiglie delle vittime: 1 milione per ogni famiglia. La Commissione, ha aggiunto il commissario, verserà da parte sua 12,5 milioni di euro, senza specificare quali paesi vi contribuiscano. Ma ieri Tripoli ha indicato chiaramente tra i donatori Bruxelles e Parigi. Insieme alle compensazioni pecunarie, arriva dall'Europa la promessa di affiancare il paese nordafricano nella sua lotta contro l'Aids: anche fornendo all'ospedale di Bengasi equipaggiamenti moderni. È uno dei punti principali di un accordo più ampio tra Ue e Libia, presentato ieri a Bruxelles da Ferrero Waldner e dal ministro degli esteri portoghese Amado sotto forma di memorandum, con cui si spera di normalizzare definitivamente i rapporti tra Libia ed Europa, dopo la rinuncia di Gheddafi alle armi nucleari nel 2003. Cinque i settori interessati: cooperazione nella lotta all'immigrazione illegale, facilitazione dell'accesso dell'export libico nel mercato europeo, agevolazioni nella reciproca concessione dei visti, borse di studio e scambi studenteschi con la Ue per i giovani libici, aiuti tecnici in archeologia e restauro. Una vittoria per l'inossidabile Colonnello Gheddafi.
Felicitazioni per la conclusione positiva della vicenda sono arrivate ieri da tutto l'Occidente. Il Portogallo, presidente di turno Ue, elogia l'atteggiamento costruttivo delle autorità libiche. Soddisfazione anche dagli Usa, nemici storici della Libia, per il rilascio, “che faciliterà le relazioni della Libia con il resto del mondo”.
Ma soprattutto i negoziati hanno fatto brillare la stella della first lady francese Cecilia Sarkozy, più volte recatasi in Libia nelle ultime settimane per mediare, e presente anche a bordo dell'aereo francese che ha riportato a casa i liberati. Simbolo della volontà di Parigi di tornare a occupare un posto di primo piano in Nordafrica. Ma non solo. A Bruxelles qualcuno si domanda se possa essere lei il nuovo ministro degli Esteri dell’Ue. Intanto il marito Nicolas Sarkozy, che pur complimentandosi con Cecilia ha escluso un suo ingresso in politica, domani volerà nella Sirte a incontrare Gheddafi.

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