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DA HOBITA A PARIGI, LA STORIA INFINITA DI BRANCUSI 1/11/07

Uno scultore rumeno, un artista italiano e la metafora del viaggio della Romania verso l'Europa. Un reportage di viaggio costruito su altri viaggi

a sinistra la colonna infinita di Brancusi a Hobita (Romania) nella foto di Romano Martinis

Emanuele Giordana

Lunedi' 28 Maggio 2007

La figura che meglio incarna il lungo cammino verso l'Europa della Romania, ingresso ufficiale nella Ue il 1 gennaio del 2007, è probabilmente Constantin Brancusi. Il grande scultore rumeno che agli inizi del secolo lasciò il suo piccolo paese alle falde dei Carpazi per recarsi a Parigi. A piedi, per la gran parte di un viaggio allora molto complicato.
Oggi, andare dall'Europa a Hobita, dove Brancusi è nato nel febbraio del 1876, è molto più semplice. E' un viaggio che si può fare tranquillamente in macchina passando da Belgrado e dalle famigerate Porte di ferro, un enorme canyon che divide la Romania dalla Serbia e che un tempo segnava il confine dell'impero ottomano. Le dighe costruite da Tito hanno reso più facilmente navigabile questo tratto del Danubio costellato di chiatte e, sul lato serbo, poco prima che il fiume affondi nella ripida gola, da ristoranti dove si cucina storione e carne alla brace.
E' lo stesso viaggio che, un po' meno agevolmente, si poteva fare quarant'anni fa quando, nell'agosto del 1968, Achille Perilli attraversò la frontiera jugoslava con la sua compagna e una Fiat appena comprata. Il pittore, che aveva appena fatto scandalo sigillando con Gastone Novelli, in segno di protesta, le sue opere alla Biennale di Venezia, aveva una sorta di ossessione per Brancusi: “Avevo in testa soprattutto la sua colonna senza fine e volevo vederla coi miei occhi e non solo in fotografia”. La “colonna infinita”, alta oltre trenta metri e opera che non ha un centro, inizio e fine, è una struttura modulare in metallo che riprende le antiche forme lignee dei pilastri che sorreggono le case tradizionali della regione. Si trova nel parco di Tirgu Jiu, qualche chilometro da Hobita, dove, negli anni Trenta, Brancusi tornò per realizzare anche altre grandi sculture in memoria dei caduti della grande guerra: la Porta del bacio, e la Tavola del silenzio, oltre appunto alla Colonna senza fine. Oggi sotto la Porta del bacio ci vanno le giovani coppie appena sposate. E la Tavola del silenzio è un vociare di bambini che, vestiti con l'abito buono della cerimonia, digeriscono, giocando, i pasticcini del convivio. Ai tempi di Perilli, Tirgu Jiu era poco più che un borgo: “Nessun albergo degno di questo nome e povertà: per aggiustare la coppa dell'olio ricorsi a un riparatore di motocicli che me la ricostruì al tornio”.
Perilli aveva conosciuto le opere di Brancusi a Parigi: “Ma lui – ricorda adesso l'artista nella casa sulle colline umbre dove lavora a grandi sculture lignee – non lo avevo mai incontrato”. Contemporaneo di Modigliani, Matisse o Duchamp, l'uomo che porterà le sue opere sul mercato americano, Brancusi è però assai meno noto, almeno in Italia, rispetto ad altri contemporanei: “E' quel che succede in un paese ignorante -commenta causticamente Perilli mentre tira fuori le foto del suo viaggio di quarant'anni fa – eppure Brancusi è forse il maggior scultore del secolo scorso”. La voglia di andare nella sua città natale diventa possibilità reale quando, nell'estate del '68, Perilli è in Croazia, ospite del comune di Vela Luka, dove il suo amico poeta Jean-Clarence Lambert lo ha invitato agli incontri internazionali promossi della piccola località sull'isola di Corciula. Lì incontra Tadeusz Kantor e altri artisti come i cecoslovacchi Bostikc e Kolibal. E lì nasce l'idea di andare a Tirgu Jiu. “Ma non fu un viaggio agevole, perché l'invasione di Praga del '68 aveva messo in allerta l'intero esercito jugoslavo e viaggiammo accompagnati dai movimenti dei carri armati lungo la frontiera”. Oggi è tutto più semplice. Anche perché al confine, proprio in vista dell'ingresso in Europa, le pratiche di ingresso, un tempo da sfinimento, sono rapide.
Perilli la casa di Hobita non la visitò. E' poco distante da Tirgu Jiu e adesso ci sono anche indicazioni turistiche che segnalano il luogo di nascita di Constantin. E’ un'abitazione contadina povera, le stanze basse e le finestre piccolissime. Ma tutta intagliata con i motivi cari alla “colonna infinita”. Una compita signora fa da guida ai turisti, in gran parte locali, che la domenica visitano il luogo da cui Constantin partì verso il suo sogno parigino. I dettagli li racconta invece Moise Bojinca, cancelliere dell'Università di Tirgu Jiu dedicata allo scultore. Un centro da cui passano diecimila studenti e che è molto lontano dall'immagine che Perilli rimanda della misera Tirgu Jiu di trent'anni fa: gli alberghi non mancano, né i ristoranti dove mangiare sarmale, involtini di carne e verza tradizionali, innaffiati da ruvido vino rosso. Bojinca pensa che l'Europa potrebbe esser un'occasione di rilancio anche per questo luogo dove, a pochi chilometri dalla casa natale, si vedono i resti di alcune sculture create dagli allievi dell'Università, che però adesso attraversa qualche difficoltà. “A noi l'Europa sembra un'opportunità – dice Bojinca – anche se, nella percezione generale, non sembra che la Romania sia pronta per questo percorso”. Chissà. Un secolo fa Brancusi lo fece a piedi. quarant'anni fa Achille Perilli, mentre l'Europa dell'Est rimbombava dei carri armati a Praga e quella dell'Ovest degli slogan di valle Giulia e del maggio francese, quella strada la percorse, con qualche guaio, in macchina. Adesso si può fare, con una tirata, in meno di ventiquattro ore. La colonna infinita da qualche parte una fine e un inizio deve pur averli.


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