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Il contingente nipponico in Iraq è stato ritirato lo scorso settembre e attualmente il Giappone sta fornendo aiuto logistico e l’eventuale prolungamento della missione, che dovrebbe finire a luglio, non dipenderà dalla scelta Usa di mandare più soldati. Bufera sulle dichiarazioni del neo-ministro della Difesa Fumio Kyuma (nell'immagine)

Junko Terao

Lunedi' 29 Gennaio 2007

Tokyo balla da sola. O perlomeno vorrebbe. Nello stupore generale il neo-ministro della Difesa Fumio Kyuma – fino a poco fa a capo dell’Agenzia della Difesa promossa a inizio gennaio a vero e proprio Ministero – ha criticato la decisione di Bush di aumentare il contingente americano in Iraq e ha rincarato la dose definendo la guerra “uno sbaglio basato sull’errato presupposto che Saddam fosse in possesso di armi di distruzione di massa”. Lo ha fatto mercoledì scorso durante una conferenza al Club Nazionale della Stampa lasciando tutti a bocca aperta, dato che è rarissimo che un esponente del governo critichi pubblicamente le scelte di Washington in campo internazionale. Scelte peraltro supportate dal fedele alleato nipponico che proprio in Iraq, nel 2004, ha mandato un contingente a fianco delle truppe americane, aggirando la costituzione pacifista con una legge speciale.
Il contingente è stato ritirato lo scorso settembre e attualmente il Giappone sta fornendo aiuto logistico. Kyuma, spavaldo, ha sottolineato che l’eventuale prolungamento della missione, che dovrebbe finire a luglio, non dipenderà dalla scelta Usa di mandare più soldati. Un chiaro atto di forza, giudicato eccessivo, che ha costretto il ministro a ricomporsi e a ribadire il suo supporto alla politica americana in Iraq. “Se le mie parole sono state interpretate come una critica al presidente Bush, dovrò stare più attento nel fare commenti”, ha dichiarato, aggiungendo però: “Anche se pensassi davvero quello che ho detto, avrei fatto meglio a non dirlo”. Come dire, “scusate ma è quello che penso”. Non soddisfatto, Kyuma ha dato una seconda stoccata, questa volta criticando l’atteggiamento Usa nel trattare la questione del ricollocamento della base americana di Futenma, sull’isola di Okinawa.
Quando è troppo è troppo. La risposta americana è arrivata sabato, per bocca di James Zumwalt, direttore dell’Ufficio degli affari giapponesi del Dipartimento di Stato, che ha presentato la protesta ufficiale all’ambasciata giapponese a Washington, affermando che “gli Stati Uniti prendono seriamente la dichiarazione di Kyuma che potrebbe avere effetti negativi sull’alleanza bilaterale”. Zumwalt ha anche aggiunto che altre critiche da parte giapponese potrebbero “rendere difficile l’organizzazione dei prossimi dialoghi ministeriali nippo-americani sulla sicurezza” che coinvolgono i ministri degli esteri e della difesa dei due paesi. Un episodio eloquente circa le ambizioni di Tokyo, decisa a conquistarsi il suo posto sulla scena internazionale e a recidere il cordone ombelicale che ormai da sessant’anni la lega a Washington.



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