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LE PICCONATE DI SHINZO ABE 23/1/07

Il premier giapponese è deciso a far passare la legge sul referendum necessario alla revisione della costituzione pacifista. Ha già cominciato intanto a indebolirla

Junko Terao

Martedi' 23 Gennaio 2007

Durante la seduta parlamentare che si aprirà il 25 gennaio il premier giapponese Shinzo Abe è deciso a far passare la legge sul referendum necessario alla revisione della costituzione pacifista. Lo ha dichiarato pochi giorni fa, in chiusura dell’ultimo congresso del Partito Liberal Democratico, di cui è presidente. Davanti alla platea in festa, cantando l’inno nazionale dedicato all’imperatore sotto la sventolante bandiera bianca e rossa, Abe ha ribadito il suo motto: "Giappone, una bella nazione". Slogan un po’ vago: del resto, tra i motivi della crisi di popolarità riportata dai sondaggi c’è l’ambiguità della sua politica. L’approvazione del disegno di legge, che stabilisce la procedura per indire il referendum, sarebbe un primo passo concreto verso la riforma. Vedremo se passerà, ma intanto un paio di picconate Abe le ha già date: il 2006 si è chiuso con la discussa modifica della Legge sull’educazione, che introduce inquietanti istanze patriottiche (“la scuola deve infondere nei giovani giapponesi un atteggiamento patriottico nei confronti del paese, l’amore e il rispetto per la nazione e per le sue tradizioni”, “deve allevare persone ambiziose che costruiscano una nazione dignitosa”) e usa un linguaggio che puzza di passato (sono spariti concetti come “rispetto del valore individuale" e introdotti arbitrari “obiettivi morali” da perseguire). La notizia ha suscitato critiche e preoccupazione da parte dell’opposizione e di cittadini scesi in piazza a protestare. Si tratta di un primo significativo colpo di spalla alla costituzione in vigore dal dopoguerra. I predecessori di Abe avevano preparato il terreno con una serie di misure controverse, rigurgiti del passato imperialista che hanno fatto sobbalzare i vicini asiatici, sintomo della virata ultranazionalista nella politica governativa. Nel ’99 una legge ha dichiarato ufficialmente lo hinomaru (il vessillo bianco e rosso del Sol Levante) e il Kimigayo (inno dedicato all’eterno regno imperiale) bandiera e inno nazionali – fino ad allora lo erano solo ufficiosamente – e il Ministero dell’Educazione ne ha stabilito l’introduzione nelle cerimonie delle scuole statali. Una direttiva voluta dal Governatore di Tokyo nel 2003 ha inoltre sancito l’obbligo per tutti gli insegnanti di cantare l’inno. Lo scorso settembre, alla fine di un processo durato 2 anni, il governatorato di Tokyo ha risarcito 400 tra insegnanti e altri dipendenti che erano stati ammoniti o licenziati per essersi rifiutati di “dare il buon esempio agli studenti” intonando il Kimigayo. Nel 2003 il governo Koizumi suscitò reazioni violente a Pechino approvando la pubblicazione di testi di storia revisionisti, che minimizzavano le atrocità dei soldati giapponesi a danno delle popolazioni sottomesse durante la guerra espansionista degli anni ’30-’40. Insomma, la modifica alla Legge sull’educazione ribadisce la linea politica del Partito Liberaldemocratico al potere e segna un risultato importante per Abe. Ulteriore passo avanti nella politica “militarista” del governo è il passaggio dell”Agenzia per la Difesa a Ministero, celebrato a inizio gennaio con tanto di parata. La mossa, di fatto, dà il via libera agli interventi militari all’estero, che non dovranno più essere sottoposti all’approvazione del parlamento, ed è un importante preambolo alla modifica dell’articolo 9 della costituzione, che sancisce la rinuncia alla guerra e al mantenimento di un esercito. In realtà, dalla sua entrata in vigore nel ’47, la clausola pacifista è stata più volte aggirata grazie a “interpretazioni” più o meno libere, anche da parte degli stessi americani che l’avevano imposta. Il riarmo del principale alleato Usa in Asia Orientale è cominciato nel ’50 con lo scoppio della Guerra di Corea. Quattro anni dopo il Giappone aveva delle Forze di Autodifesa, vero e proprio esercito controllato dall’Agenzia oggi Ministero a tutti gli effetti, i cui interventi a fianco degli americani negli ultimi anni - tra cui l’invio di truppe in Iraq nel 2004 - sono stati possibili grazie a leggi ad hoc. Per ora la costituzione è “protetta” dall’Articolo 96, secondo cui per qualsiasi modifica serve l’approvazione di almeno due terzi di entrambe le camere prima di sottoporre la decisione ai cittadini. Se Abe riuscisse ad ottenere i voti come spera e a proseguire nell’iter di riforma c’è sempre il referendum e non è così scontato che i giapponesi rinuncino facilmente all’etichetta pacifista che, seppur imposta, ha caratterizzato per sessant’anni la loro identità.




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