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Davanti a Villa Somalia, la residenza presidenziale, uno scontro a fuoco tra i miliziani di Qanyare Afrah, potente signore della guerra della capitale, e le guardie presidenziali ha fatto alcuni morti e una decina di feriti (nell'immagine il premier Gedi)


Irene Panozzo

Sabato 13 Gennaio 2007

Mattina di spari e accordi ieri a Mogadiscio. Davanti a Villa Somalia, la residenza presidenziale, uno scontro a fuoco tra i miliziani di Qanyare Afrah, potente signore della guerra della capitale, e le guardie presidenziali ha fatto alcuni morti e una decina di feriti. All’interno del palazzo, intanto, l’incontro tra il presidente transitorio Yusuf e i warlords ha prodotto una prima intesa sul disarmo e l’integrazione delle diverse milizie nelle forze di sicurezza nazionali.
I dialoghi tra Yusuf e i signori della guerra non hanno toccato il problema dell’intervento Usa. Che invece continua a sollevare polemiche. Il segretario generale dell’Onu Ki-moon ha detto di ritenere che gli sforzi diplomatici “vadano raddoppiati”. Anche il commissario europeo per gli aiuti umanitari Louis Michel ha ribadito le critiche già espresse, dicendo che “il proseguimento delle attività militari e i recenti bombardamenti contro cellule di attivisti radicali mettono in pericolo le possibilità di pace e di stabilità permanente in Somalia”.
E altre voci sull’impegno degli Usa si sono sommate a quelle già correnti. Il Washington Post ha scritto ieri che unità militari americane sarebbero entrate in Somalia “per accertare se i raid aerei hanno avuto successo”. Intanto è arrivata anche la prima reazione ufficiale del governo eritreo, da mesi accusato dall’Etiopia di sostenere le Corti islamiche. Secondo Asmara “il trambusto creato in Somalia dall’amministrazione statunitense potrebbe incorrere in pericolose conseguenze”.
Dal canto loro gli Usa hanno chiesto il dispiegamento rapido di una forza di pace africana. Ma la risposta degli stati africani per ora è stata quasi nulla. Se l’Uganda ha promesso l’invio di circa 1500 uomini, gli altri paesi hanno tenuto una posizione di grande cautela.

L'articolo è uscito oggi anche sui giornali locali del Gruppo L'Espresso



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