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CASO MONTECRISTO: LA TERZA UDIENZA CONTRO I PRESUNTI PIRATI SOMALI A ROMA 27/06/12

CASO MONTECRISTO: SECONDA UDIENZA A ROMA 15/05/12

A ROMA IL PRIMO PROCESSO CONTRO PRESUNTI PIRATI SOMALI 23/3/12

DOVE VANNO A FINIRE I SOLDI DEI RISCATTI PAGATI AI PIRATI SOMALI? LA RISPOSTA, PARZIALE, DI CHATHAM HOUSE

PIRATERIA SOMALA: L'UE PENSA A INTERVENTI ARMATI ANCHE A TERRA 11/01/11

LIBERATA LA PETROLIERA SAVINA CAYLYN. DA FEBBRAIO ERA NELLE MANI DEI PIRATI SOMALI 21/12/2011

TRIBUNALE ITALIANO PER I PIRATI DEL CORNO D'AFRICA 24/10/11

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SUORE RAPITE, NESSUNA NUOVA 12/11/08

USA, ATTACCO ALLA SOMALIA 10/01/07

Il Pentangono ha ammesso che l'aviazione Usa ha attaccato domenica il sud della Somalia, per colpire presunti esponenti di al-Qaeda. Ieri e lunedì, secondo fonti locali, ci sarebbero stati altri attacchi. La guerra in Somalia si allarga

Irene Panozzo

Mercoledi' 10 Gennaio 2007

La guerra in Somalia si allarga. Da domenica l’aviazione statunitense ha colpito con attacchi mirati alcuni villaggi nel sud del paese, in cui avrebbero trovato rifugio esponenti di al-Qaeda. Principale obiettivo sarebbero tre ricercati di lungo corso: il comoriano Fazul Abdullah Mohammed e il keniano Saleh Ali Saleh Nabhan, ritenuti responsabili delle bombe che nel 1998 fecero saltare in aria le ambasciate americane di Nairobi e Dar es Salam, e Abu Talha al-Sudani, sudanese, secondo l’intelligence Usa a capo della cellula di al-Qaeda in Africa orientale.
La conferma ufficiale dei raid è arrivata ieri sera, sia dal Pentagono che dalla Casa Bianca, mentre la Marina Usa ha riconosciuto di aver ordinato alla portaerei “Eisenhower”, di stanza nel Golfo Persico, di avvicinarsi alle coste somale. Stando a quanto riferito alle agenzie di stampa da fonti somale, ci sarebbero però stati almeno altri due attacchi. Uno lunedì, compiuto con un Ac-130 della Air Force decollato dalla base americana di Gibuti, e uno ieri, condotto con elicotteri da combattimento. Entrambi i raid avrebbero causato almeno una ventina di vittime civili mentre, secondo fonti dell’intelligence Usa a Washington, almeno uno dei tre terroristi sarebbe stato ucciso.
La notizia della prima operazione statunitense in Somalia dal fallimento di “Restore Hope” e dal ritiro delle forze Usa nel 1994 ha scatenato reazioni contrastanti. Totale approvazione è arrivata all’Amministrazione da parte del governo federale transitorio (Tfg) somalo, che per primo aveva dato conferma dei raid. Parlando a nome del premier Ali Gedi, in mattinata Abdirisak Hassan aveva inoltre detto che il Tfg ha “autorizzato azioni che vanno oltre i raid aerei”. Anche il presidente ad interim Abdullahi Yusuf, arrivato per la prima volta a Mogadiscio lunedì, ha salutato l’operazione Usa come “la cosa giusta da fare”. Di diverso avviso l’ex rettore dell’università di Mogadiscio e deputato del parlamento di transizione somalo Sharif Salah Mohamed Ali, che ha chiesto che “la comunità internazionale faccia sentire la sua voce, anche debole, di fronte a questa illimitata e ingiustificata aggressione alla Somalia”.
Un auspicio che ha trovato riscontro nelle reazioni della comunità internazionale. “Preoccupazione per la possibile escalation delle ostilità e per l’impatto sulle popolazioni civili” è stata espressa dal nuovo segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, mentre il portavoce del commissario Ue agli aiuti umanitari Louis Michel ha affermato che un attacco del genere “non aiuta a migliorare la situazione nel lungo termine” e che “la sola cosa che può portare sicurezza è il ritiro il più rapidamente possibile delle truppe etiopiche e la messa in atto di una forza internazionale per sorvegliare la tregua”.
Anche il governo italiano ha reagito con disappunto e fermezza all’azione di Washington. In una nota, il ministro degli esteri Massimo D’Alema ha ribadito la contrarietà dell’Italia ad azioni unilaterali, che comportano un elevato costo in termini di vittime tra la popolazione civile. D’Alema ha anche confermato l’impegno dell’Italia a cercare vie negoziali per risolvere la crisi, dando spazio alle istituzioni internazionali, comprese quelle a carattere regionale. Dello stesso avviso la vice-ministro degli esteri con delega per l’Africa Patrizia Sentinelli, che giudica l’intervento militare Usa come “molto grave”. “La ripresa del dialogo e del negoziato”, ha detto ancora Sentinelli, “deve prendere il posto delle armi”.
Intanto a Mogadiscio gli scontri non si sono fermati. Mentre il premier etiopico Meles Zenawi, in un’intervista al quotidiano francese “Le Monde”, assicurava che dalla Somalia “ci ritireremo il più presto possibile”, alcuni sconosciuti hanno lanciato ieri delle granate Rpg contro la caserma che ospita le truppe etiopiche e quelle governative somale. Nel successivo scontro a fuoco almeno due persone sarebbero morte.

L'articolo è uscito sui quotidiani locali del Gruppo L'Espresso



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