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PROTESTE E MORTE A MOGADISCIO 07/01/07

La capitale somala è stata teatro ieri di manifestazioni contro la presenza delle truppe etiopiche. Negli scontri le forze del Tfg e dell’Etiopia hanno sparato in aria per disperdere i dimostranti, uccidendo un ragazzo di tredici anni e ferendo una decina di altre persone

Irene Panozzo

Domenica 7 Gennaio 2007

Quello che si temeva alla fine è successo. Mogadiscio, la capitale somala, è stata teatro ieri di proteste contro la presenza delle truppe etiopiche, in Somalia da quando, il 24 dicembre, il governo di Addis Abeba ha deciso l’intervento militare al fianco delle fragili istituzioni transitorie somale (Tfg). Negli scontri di ieri le forze del Tfg e dell’Etiopia hanno sparato in aria per disperdere i dimostranti, uccidendo un ragazzo di tredici anni e ferendo una decina di altre persone. “Mio figlio tornava da scuola e si è mescolato ai manifestanti”, ha riferito all’agenzia France Press il padre del ragazzo. “Gli hanno sparato alla schiena e il proiettile gli ha trapassato il cuore. Non abbiamo alcun bisogno di queste truppe etiopiche se sono qui per sparare ai nostri figli”, ha concluso. La morte di “un uomo” negli scontri di ieri è stata confermata anche da fonti governative, secondo cui la polizia avrebbe sparato “in risposta al fuoco dei manifestanti”.
I disordini, che hanno avuto luogo in diverse parti della capitale, sono stati probabilmente causati dal piano di disarmo previsto per la sola capitale dal governo transitorio di Ali Mohammed Gedi (nella foto in alto). Il primo ministro aveva dato tempo fino a giovedì agli abitanti di Mogadiscio per consegnare le armi. Allo scadere dell’ultimatum, aveva avvertito che le forze del governo avrebbero usato la forza. Ma l’appello è caduto nel vuoto e il ministro della difesa, Ali Salad Jelle, ha annunciato ieri che il ritiro forzato delle armi è stato rinviato a data da destinarsi su richiesta del clan più potente di Mogadiscio, gli Hawiye. Questa decisione non è però bastata a calmare gli animi della gente. Che è così scesa per le strade, a protestare contro le istituzioni transitorie e i loro alleati etiopici.
Si teme ora che Mogadiscio possa ritornare al caos e alla violenza che hanno dettato le regole del gioco nella capitale negli ultimi quindici anni. Prima dei dimostranti, sono tornati sulle strade i posti di blocco, spariti quando nel giugno scorso l’Unione delle Corti islamiche aveva assunto il controllo della città. Così come sono ricomparsi i miliziani dei diversi signori della guerra.
Nel frattempo, secondo quando ha riportato ieri sera la televisione di Addis Abeba, il premier etiopico Meles Zenawi ha risposto positivamente alla richiesta di addestrare le forze armate somale avanzatagli dal presidente transitorio Abdullahi Yusuf, arrivato ieri in Etiopia per una visita di due giorni.



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