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A ROMA IL PRIMO PROCESSO CONTRO PRESUNTI PIRATI SOMALI 23/3/12

DOVE VANNO A FINIRE I SOLDI DEI RISCATTI PAGATI AI PIRATI SOMALI? LA RISPOSTA, PARZIALE, DI CHATHAM HOUSE

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LIBERATA LA PETROLIERA SAVINA CAYLYN. DA FEBBRAIO ERA NELLE MANI DEI PIRATI SOMALI 21/12/2011

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DOPO LE BOMBE L'EMERGENZA 28/12/06

Con i combattimenti e le bombe, in Somalia arrivano anche i rischi sempre maggiori di un’emergenza umanitaria di vaste proporzioni. Ieri l’allarme è stato lanciato dal Programma alimentare mondiale (Pam). Nell'immagine a sinistra il leader etiopico Meles Zenawi. E' lui ad aver deciso l'attacco alle Corti d'accordo col governo di transizione somalo

Irene Panozzo

Giovedi' 28 Dicembre 2006
Con i combattimenti e le bombe, in Somalia arrivano anche i rischi sempre maggiori di un’emergenza umanitaria di vaste proporzioni. Ieri l’allarme è stato lanciato dal Programma alimentare mondiale (Pam), l’agenzia delle Nazioni Unite per le emergenze alimentari. Che con un comunicato ha fatto sapere di aver ritirato buona parte del proprio personale presente nel paese e di aver sospeso tutti i voli, di elicotteri come di aerei, che dallo scorso 24 dicembre avevano iniziato a essere utilizzati per portare aiuti alimentari nelle aeree di più difficile accesso della Somalia centro-meridionale. Perché prima del conflitto, a creare l’emergenza c’avevano pensato le torrenziali piogge che, dopo una stagione particolarmente secca, hanno devastato villaggi, campi e pascoli con inondazioni molto abbondanti.
I voli del Pam davano assistenza a mezzo milione di persone. Ma sono più del doppio quelle che, secondo un recente rapporto del Network dei sistemi di allerta precoce sulle carestie (Famine early warning systems network – Fews Net), sono a rischio fame. A causa dell’onda lunga delle inondazioni e della precedente siccità, ma anche per il conflitto. La tensione crescente negli ultimi mesi aveva già fatto salire i prezzi dei prodotti alimentari in alcune aree del paese. Gli scontri più recenti quindi potranno solo far peggiorare una situazione già estremamente seria.
Ma non c’è solo l’emergenza alimentare a preoccupare gli operatori e gli osservatori internazionali. Il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha fatto sapere ieri che il suo staff in Somalia ha contato almeno 800 feriti arrivati in diverse cliniche nell’ultima settimana. “Il numero sale ogni giorno”, ha detto Pedram Yazdi, un delegato dell’operazione Somalia del Cicr. “Non sappiamo però i numeri dei morti, che solitamente non vengono portati negli ospedali. Ma è facile immaginare che la violenza ha già ucciso molto”.
Intanto, sempre ieri, la Caritas Italiana, presente nel paese in sostegno alla Caritas Somalia, ha lanciato un appello alle autorità istituzionali somale “affinché le frontiere rimangano aperte agli aiuti umanitari”. Altro problema da non sottovalutare è quello dei profughi e degli sfollati. Anche se finora la situazione è rimasta nella norma, ci si attende per i prossimi giorni e settimane un afflusso importante di profughi somali in cerca di rifugio nei paesi vicini. Secondo quanto annunciato ieri dall’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu (Unhcr), almeno 50mila profughi potrebbero presentarsi a breve alle frontiere con l’Etiopia e con il Kenya.

L'articolo è uscito anche sui quotidiani locali del gruppo l'Espresso



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