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LIBIA: CHI PAGHERA' PER LE VITTIME DELLA STRAGE DELL'89 SUL VOLO UTA? 12/10/03

E' battaglia tra i famigliari dei 170 morti nell'attentato di cui è accusato il governo di Tripoli. Che mercanteggia sul risarcimento

Emanuele Giordana

Lunedi' 13 Ottobre 2003
Agli inizi di settembre il colonnello Gheddafi aveva cantato vittoria a reti unificate: “Il problema Uta è chiuso, il caso Lockerbie è alle nostre spalle e stiamo adesso aprendo una nuova pagina nelle nostre relazioni con l’Occidente”. Parola di presidente nel giorno del 34mo anniversario della Rivoluzione che lo consacrò al potere. Ma è esattamente così?
Il caso Lockerbie è effettivamente alle spalle: una risoluzione del consiglio di sicurezza presentata il 12 settembre da Londra all’Onu ha levato le sanzioni che gravavano dal 1992 sul paese, dopo un accordo sulle compensazioni per l’attentato al volo Pan Am del 1998 che si schiantò su Lockerbie (259 vittime sul volo e 11 nella cittadina scozzese). Per quella strage la Libia ha riconosciuto le sue responsabilità e ha deciso di pagare ai parenti delle vittime 2,7 miliardi di dollari.
Ma sulla vicenda del volo Uta 772 Brazzaville – Parigi, che il 19 settembre ‘89 si schiantò nei cieli africani (170 morti tra cui nove italiani), siamo ancora in piena trattativa. E c’è chi teme che, girata la pagina di Lockerbie, le vittime di quello che i libici si ostinavano a chiamare semplicemente un “incidente” (recentemente “una catastrofe”), siamo ancora in alto mare. Una svolta doveva arrivare sabato, visto che le parti, i libici e gli avvocati delle vittime spalleggiati dal Quai d’Orsay, si dovevano incontrare per tentare di chiudere definitivamente il capitolo. Ma la deadline di sabato, fissata per l'accordo finale, è passata senza accordo anche se un nuovo incontro, previsto inizialmente per oggi a Tripoli, ci sarà domani a Parigi dove oggi arriva la delegazione libica. Il portavoce dei familiari, Guillaume Denoix de Saint Marc citato dalla Bbc, ha detto di aspettarsi dalle trattative una soluzione positiva.
Facciamo un passo indietro. Nel 1999, la Francia, che l’anno precedente ha già sospeso l’embargo alla Libia, celebra a Parigi un processo che di condanna in contumacia per la strage sei libici tra cui Abdullah Senoussi, cognato di Gheddafi e capo dell’intelligence libica. In seguito però, l’organizzazione Sos Attentats denuncia Gheddafi alla Corte internazionale dei diritti dell’uomo di Strasburgo e, nel 2002, si forma il collettivo dei “Familiari delle vittime del DC 10 in collera” che decide di non mollare. Sempre nel ’99, Tripoli aveva infatti accettato di pagare la compensazione totale di 33 milioni di dollari decisa dai magistrati francesi, ma giudicata da molti insufficiente. Nei mesi scorsi, alla luce dell’accordo miliardario deciso per l’affaire Lockerbie, la compensazione viene ritenuta insufficiente anche dalla Francia che, all’epoca della risoluzione sulla fine delle sanzioni internazionali, si mette di traverso e arriva a minacciare il veto all’Onu.
Tripoli, che in realtà non vuole ammettere la responsabilità diretta dell’attentato Uta trova così un escamotage “umanitario”: l’arrivo sulla scena della Fondazione Gheddafi, gestita da uno dei figli del colonnello. Sarà lei e non il governo a pagare con “denaro privato”, compensando le vittime di un terrorismo che non ha paternità. Una formula che Parigi finisce per accettare, rinviando la discussione sui “dettagli”.
Ma sono proprio i dettagli a creare problemi. In realtà i libici vorrebbero annullata la sentenza del ’99 e sospesi il procedimento di Strasburgo e il mandato di cattura internazionale per Senoussi che lo blinda nei confini libici. Tripoli tratta anche sulla compensazione, inizialmente fissata a un milione di dollari per famiglia ma, in seguito, scesa fino alla metà. Inoltre molti parenti, soprattutto congolesi, non hanno potuto seguire tutta la trafila del negoziato e rischiano di essere tagliate fuori. E ancora, non tutti i famigliari delle vittime sono disposti ad accontentarsi dei quattrini, sostenendo che giustizia deve ancora essere fatta. E che la moneta non può comprare un assurdo silenzio sulle responsabilità terroriste del governo libico.



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