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Libia, tutti i rischi della guerra

CAOS LIBICO 12/9/13

LIBIA: RENDITION E TORTURE CIA PER GLI OPPOSITORI DI GHEDDAFI 8/9/12

LIBIA, AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA: TORTURE E VIOLENZE DA MILIZIE FUORI CONTROLLO 16/02/12

TUTTI GLI INTERROGATIVI SUL FUTURO DELLA LIBIA 24/10/11

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ELISABETTA E I RISCHI DI UN MESTIERE 25/8/11

LE ULTIME ORE DEL REGIME LIBICO 22/08/2011

LIBIA, GLI USA INCONTRANO RAPPRESENTANTI DI GHEDDAFI 19/07/11

L'ACCORDO TRA ROMA E BENGASI FOTOCOPIA DI QUELLO CON TRIPOLI 28/6/11

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LIBIA, I FIGLI TENTANO IL NEGOZIATO 4/4/11

ITALIA E LIBIA, IL DISCORSO DI NAPOLITANO ALL'ONU 29/03/11

I DUBBI SULLA NFZ E IL BICCHIERE MEZZO PIENO 20/3/11

ONU IN ALLARME PER LE VIOLENZE SUI MIGRANTI IN LIBIA 09/03/2011

TRIPOLI, SENTENZA DI MORTE 20/12/06

Cinque infermiere bulgare e un medico palestinese sono stati condannati a morte ieri da un tribunale libico, con l’accusa di aver inoculato il virus dell’Hiv in 426 bambini all’ospedale di Benghazi (nella foto, tre condannati)

Irene Panozzo

Mercoledi' 20 Dicembre 2006

L’Italia resta contraria alla pena di morte. Lo ha ribadito ieri sera il presidente del Consiglio Romano Prodi, in reazione alla notizia, “appresa con sgomento”, che cinque infermiere bulgare e un medico palestinese sono stati condannati a morte ieri da un tribunale libico, con l’accusa di aver inoculato il virus dell’Hiv in 426 bambini all’ospedale di Benghazi. “Il governo”, ha continuato Prodi, “resta impegnato con tutti i canali a sua disposizione per propiziare un provvedimento di clemenza da parte delle autorità libiche”.
In carcere dal 1999 e già condannati a morte nel 2004, i sei imputati hanno deciso di ricorrere in appello. La notizia della loro condanna ha suscitato parole di biasimo in tutta Europa. Shock, ferme condanne e richieste di clemenza si sono mescolati in reazione a una vicenda controversa, fatta di confessioni strappate sotto tortura, come i sei imputati hanno ripetutamente denunciato, e di studi medici, a cui hanno partecipato anche ricercatori italiani, che pur dimostrando l’innocenza degli accusati non sono stati tenuti in considerazione dalla magistratura libica.
La prima dura presa di posizione è stata quella della Bulgaria, il cui governo ha reagito con indignazione alla condanna di cinque sue cittadine. “Respingiamo categoricamente la conferma delle condanne a morte”, ha affermato il presidente del parlamento bulgaro Georgy Pirinski, “ed esprimiamo la più profonda convinzione che questi verdetti non debbano essere eseguiti”. La Germania, presidente di turno della UE dal 1° gennaio 2007, data in cui anche la Bulgaria entrerà a far parte dell’Unione, ha detto attraverso il suo ministro degli esteri Frank Walter Steinmeyer che la presidenza continuerà “a fare pressioni affinché siano eliminate queste insostenibili imputazioni”.
Pur “profondamente deluso e sconvolto”, il vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini nel pomeriggio ha però dichiarato che la vicenda non deve influire sulle relazioni tra Libia e UE. “Strategicamente il negoziato politico con la Libia deve continuare”, ha detto Frattini. “Sarebbe sbagliato forzare la mano e far fallire il nostro obiettivo di rafforzare le relazioni con la Libia, che è un interlocutore indispensabile”.
Attestazioni di censura per il verdetto di Tripoli sono venute anche da altri esponenti del mondo politico italiano. Il ministro dell’Interno Giuliano Amato, in visita in Bulgaria, si è detto amareggiato per la sentenza e si è augurato che “la condanna non sia eseguita”, mentre Tana de Zulueta, deputata dei Verdi e firmataria di un’interpellanza sulla vicenda, ha chiesto al governo italiano di “tenere il punto sui diritti umani in tutti i suoi rapporti con la Libia”. Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha fatto invece sapere di essere già intervenuto per sollecitare un intervento personale del leader libico Gheddafi per una sospensione della pena e una sua successiva commutazione.

L'articolo è apparso sui quotidiani del Gruppo L'Espresso



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