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A Melbourne 5mila manifestanti in piazza per l'apertura del summit, quando un gruppo di dissidenti cerca di forzare la zona rossa. E' scontro con la polizia: un cameramen e alcuni agenti restano feriti.

Tiziana Guerrisi

Domenica 19 Novembre 2006
Si risveglia la protesta sociale e si riaccendono gli scontri di piazza. Mentre nei palazzi amministrativi di Melbourne i delegati del G20 si riunivano ieri per discutere di economia globale, fuori, nelle piazze, è scoppiata una piccola guerriglia. Ieri mattina, nella città australiana che ospita il summit dei ministri delle finanze dei paesi più industrializzati, la manifestazione pacifica dei movimenti sociali è stata interrotta da un gruppo di dissidenti. I quali, a volto coperto, hanno cercato di forzare la zona rossa che protegge il quartiere dove si svolgono le riunioni. In pochi minuti, la situazione è degenerata con veri e propri scontri con le forze dell’ordine. Lanci di bottiglie e attacchi a camionette della polizia hanno permesso ai dissidenti di avanzare di qualche metro nella zona protetta, prima di essere respinti con idranti e lacrimogeni. Secondo le prime versioni, il bilancio conta diversi agenti feriti, di cui uno in modo grave, e un cameraman preso a calci e pugni dai manifestanti che gli hanno fatto a pezzi la telecamera. Melbourne era già stata teatro di duri scontri nel
2000, in occasione del World economic Forum. Per fortuna, il fuoco si è presto spento e nonostante un inizio travagliato la manifestazione, che ha richiamato circa 5mila persone, è proseguita. Anche se il percorso è stato modificato. Difficile districarsi nella galassia di organizzazioni della società civile internazionale riunite in questi giorni in Australia. Realtà composite, legate da un obiettivo comune: spingere la politica ad agire per riequilibrare le differenze economiche e sociali fra paesi ricchi e poveri. Sotto l’ombrello del Melbourne Social forum sono riunite numerose associazioni, nazionali e non. Molte vengono dall’America latina, a partire dai Senza terra brasiliani per arrivare alle organizzazioni di agricoltori e pescatori cileni e messicani. Gli attivisti australiani non sono da meno. Molte le università del paese che partecipano ai workshop del Forum, oltre a numerose organizzazioni non governative come il Global Trade watch, impegnate in difesa di uno sviluppo sostenibile, per la tutela dei diritti umani e la lotta alla povertà. Al centro dei lavori del Forum, c'è la volontà di scardinare la prassi che relega in secondo piano le esigenze delle comunità dei paesi più poveri. L'obiettivo è mettere al primo posto, nell'agenda politica delle nazioni più ricche, la tutela dei diritti fondamentali di milioni di persone nel mondo. E quindi garantire l’accesso a beni fondamentali come acqua, cibo e servizi sanitari. Il percorso dei movimenti sociali è passato ultimamente per il vertice sull’alimentazione della Fao, a Roma, per poi trasferirsi a Nairobi in occasione della conferenza internazionale sui cambiamenti climatici. Il Social forum arriva ora a a Melbourne, appuntamento cruciale in cui si discute di economie globali.
La società civile vuole giocare sempre più un ruolo da protagonista. Le richieste delle associazioni sono accomunate dalla convinzione che serva una approccio sistematico per affrontare le sfide dei prossimi anni. Che si tratti di ambiente, povertà o politiche agricole, la richiesta “dal basso” è la stessa: ridimensionare le tradizionali politiche a uso e consumo di un gruppo ridotto di paesi, che in termini assoluti sono la minoranza della popolazione mondiale. E ripartire dal coinvolgimento diretto dei paesi interessati. Il G20 nasce proprio dall’estensione dello storico G8 alle nuove economie in via di sviluppo: a partire dal 1998, insieme ai ministri delle finanze delle otto potenze, si riuniscono anche i colleghi di paesi emergenti come Cina, India, Arabia saudita e Messico. Accanto a loro i direttori delle rispettive banche centrali, i vertici del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Oggi il G20 rappresenta due terzi del commercio e della popolazione mondiale e più dell’80 % del Pil globale. Dal vertice annuale emergono le linee guida che i singoli governi dovrebbero poi far loro a livello nazionale. Si tratta di un insieme di indicazioni facoltative, che se disattese non producono conseguenze. Tra i difetti del G20, c'è il fatto che il peso dei singoli membri non sempre è paritario. Anche per questo le organizzazioni della società civile mantengono alta la guardia.



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