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PROCESSO MONTECRISTO: LA SENTENZA 28/11/12 (IN INGLESE)

MONTECRISTO HIJACK TRIAL. NEW HEARING IN ROME 26/10/12

CASO MONTECRISTO: LA TERZA UDIENZA CONTRO I PRESUNTI PIRATI SOMALI A ROMA 27/06/12

CASO MONTECRISTO: SECONDA UDIENZA A ROMA 15/05/12

A ROMA IL PRIMO PROCESSO CONTRO PRESUNTI PIRATI SOMALI 23/3/12

DOVE VANNO A FINIRE I SOLDI DEI RISCATTI PAGATI AI PIRATI SOMALI? LA RISPOSTA, PARZIALE, DI CHATHAM HOUSE

PIRATERIA SOMALA: L'UE PENSA A INTERVENTI ARMATI ANCHE A TERRA 11/01/11

LIBERATA LA PETROLIERA SAVINA CAYLYN. DA FEBBRAIO ERA NELLE MANI DEI PIRATI SOMALI 21/12/2011

TRIBUNALE ITALIANO PER I PIRATI DEL CORNO D'AFRICA 24/10/11

I PIRATI DELLA MONTECRISTO IN ARRIVO IN ITALIA 17/10/11

CRESCE IL BUSINESS DEI CONTRACTORS ANTI-PIRATI 12/10/11

LA CARESTIA IN SOMALIA SI AGGRAVA 05/09/2011

IL ROMPICAPO DELLA LOTTA ALLA PIRATERIA 21 APRILE 2011

BUCCANEER LIBERO, MA LA PIRATERIA RIMANE 11/08/09

SUORE RAPITE, NESSUNA NUOVA 12/11/08

NUBI SOMALE, LA NUOVA INCHIESTA DI RAINEWS24 16/11/06

Anche l'Italia è sotto accusa per le violazioni all'embargo sulla fornitura di armamenti alla Somalia

Giovedi' 16 Novembre 2006

E' andata in onda stamattina su Rai3 la nuova inchiesta di Rainews24, "Nubi somale". L'inchiesta nasce dal Rapporto del Gruppo di Monitoraggio incaricato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di vigilare sul rispetto dell'embargo sulla fornitura di armi a tutte le fazioni in lotta in Somalia, stabilito da una
risoluzione Onu fino dal 1992.
La situazione nel paese è molto grave. Gli osservatori della Nazioni unite denunciano che il numero di armi è aumentato in modo esponenziale, sia tra i seguaci delle corti islamiche, che nelle forze del Governo federale transitorio, riconosciuto dall'Onu ma preda dei signori della guerra sopravvissuti. Le violazioni all'embargo coinvolgono, oltre ai trafficanti, i governi dell'area,
Eritrea ed Etiopia, ma anche Gibuti, Arabia Saudita e Yemen.
Il rapporto Onu pubblicato lo scorso maggio accusa direttamente anche l'Italia e parla di due invii di materiale militare proveniente dall'Italia, e destinati ai
miliziani del Governo federale transitorio, detto TFG. Bruno Schiemsky, coordinatore degli ispettori Onu, racconta le violazioni imputate all'Italia.
Secondo quanto raccolto da Schiemsky, almeno 18 camion militari provenienti dall'Italia sono arrivati nell'ottobre 2005 al porto di El Ma'an, vicino a Mogadiscio, per poi dirigersi a Jowhar, dove sono stati usati per trasportare
truppe e montare armi antiaereo.
Il rapporto parla anche di alcuni voli organizzati dall'Italia e atterrati all'aeroporto di Jowhar, dove hanno scaricato materiale proveniente dal ministero della Difesa, in parte finito anch'esso ai militari del presidente Abdullahi Yusuf.
Alla dettagliata richiesta ufficiale di chiarimenti, il governo italiano ha risposto con una lettera ufficiale attraverso la propria rappresentanza diplomatica presso l'Onu di New York. Nella missiva, l'Italia si dichiara estranea alla spedizione dei camion, mentre afferma che gli invii per aereo, sei in tutto, facevano parte di aiuti della Cooperazione italiana.
Secondo Schiemsky, la replica del Governo Italiano ha aperto interrogativi più che dare risposte. Le autorita' italiane hanno detto: e' possibile che un privato abbia esportato camion militari in Somalia. Ma purtroppo il Governo Italiano non ha fornito il nome di questa persona ne' ha fatto sapere se questi avesse comprato i camion dall'esercito italiano. Non ha consegnato alcuna documentazione sulla dismissione di materiale militare, ne' sull'esportazione di questi camion,
o sulla linea marittima che li ha trasportato fino in Somalia.
L'Italia ha un inviato speciale per la Somalia, che ha la sua sede sempre a Nairobi.
Mario Raffaelli, una lunga esperienza come sottosegretario agli esteri tra il 1984 e il 1992, conosce bene l'Africa, dove ha mediato positivamente la fine della guerra in Mozambico. Raffaelli si limita a confermare la risposta ufficiale.
Per quanto riguarda, invece, le spedizioni curate dalla Cooperazione, parte delle forniture sono effettivamente andate ai miliziani del Governo federale transitorio, ma nel caso di alcuni generatori, sono finiti addirittura sul mercato.
Responsabilita' italiane emergono anche dal nuovo rapporto Onu, presentato in questi giorni al Consiglio di Sicurezza: l'Eritrea, infatti, che ha fornito alle Corti islamiche aerei da guerra smontati e spediti ufficialmente come pezzi
di ricambio, nel 2005 ha acquistato dall'italiana Aermacchi componenti per i caccia MB 339, come registra la relazione annuale sul commercio di armamenti presentata dal governo.
La vendita, per un valore di 1.138.000 euro, ha avuto regolarmente l'autorizzazione all'esportazione, secondo quanto stabilito dalla legge 185 del 1990 sul commercio
internazionale di armi; un'autorizzazione che, pero', deroga alla regolamentazione sulle forniture militari verso paesi destinatari di aiuti della Cooperazione Italiana.


NUBI SOMALE
di Elisa Marincola
A cura di Maurizio Torrealta

Passaggi in video:
VENERDI h 9.39
SABATO h 4.39; 12.09; 21.39
DOMENICA h 7.09; 15.39; 23.39
LUNEDI h 5.39; 17.39
MERCOLEDI h 1.39

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