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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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Shinzo Abe (nella foto) succede a Junichiro Koizumi alla guida del Pld

Cl. La.

Lunedi' 25 Settembre 2006


IL cambio è iniziato: Shinzo Abe succede a J. Koizumi alla guida del Pld, il Partito liberaldemocratico, di destra, al potere a Tokio, e alla guida del governo nazionale giapponese. L’ex capo dello staff del governo Koizumi ha vinto la sua battaglia alla successione. Abe è conosciuto come ‘falco’ e come ‘nazionalista’ molto legato alla politica di alleanza strategica nippo-americana. Insomma è ben noto come erede anche intellettuale della politica estera di Koizumi, lo ‘’shogun’ che ha deciso di lasciare la leadership del partito e del governo nonostante la vittoria elettorale dello scorso anno (vittoria peraltro appannata nei mesi recenti tra scandali e tensioni). Tutti in Asia si fanno la domanda chiave: la politica internazionale, in particolare la politica asiatica, del Giappone cambierà oppure resterà quella dell’era Koizumi? Il principale avversario interno di Abe, l’altro ex capo dello staff governativo, J. Fukuda, come è noto, era orientato in senso più ‘’filoasiatico’. Che farà invece Shinzo? I cinesi attendono: questo fine settimana si sono tenuti commoqui a livello di vicemnistri degli esteri sul ‘dialogo strategico’ sino giapponese. Il Quotidiano del Popolo ha parlato spesso dei rapporti Cina-Giappone in questi giorni: ha iniziato il 20 settembre, con ‘l’eredità negativa che Koizumi lascia a Abe’, e poi ha continuato il 21 e il 22 settembre. ‘La Cina – scrive il giornale ufficiale del regime cinese – dà grande importanza alle relazioni con il Giappone. I rapporti economici sino giapponese – prosegue – sono reciprocamente benefici e complementari’. Ma ‘la politica di Koizumi ha isolato il Giappone dall’Asia’: le scelte di Koizumi di politica estera e le visite al santuario Shinto dove sono ‘ospitati’ i resti anche dei criminali di guerra della seconda guerra mondiale e delle guerre di aggressione nipponiche in Asia orientale ha provocato ‘stress’ e tensioni con la Cina e con la Corea del sud. ‘Sono tutti cattivi risultati – scrive il giornale cinese – di una diplomazia non equilibrata’. Che, secondo Pechino, evidentemente, deve cambiare. Sul tavolo sino giapponese ci sono in realtà molti temi, a parte le questioni di carattere ‘storico’: c’è l’integrazione economica crescente fra i due giganti; c’è la crisi nucleare nordcoreana; c’è la questione del seggio permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite che Tokio chiede con forza. Abe quindi ha molti argomenti da trattare con la Cina. Come abbiamo detto e come scrivono tutti, il nuovo primo ministro giapponese è un ‘falco nazionalista’: Ipsnews, in un pezzo di analisi su Abe cita un analista giapponese, ‘amico di Abe’, il quale però ricorda, ‘Abe non è un estremista, è un politico flessibile’. Come dice un noto detto, ‘Solo Nixon potè andare in Cina’. Abe potrebbe essere il Nixon giapponese? Allo stato è solo una mera congettura.




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