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Salomone

LA CRISI POLITICA DELLE SALOMONE 03/05/06

CANBERRA POLIZIOTTO DELL'ASIA PACIFICO 18/8/03

CANBERRA POLIZIOTTO DELL'ASIA PACIFICO 18/8/03

La rese del maggior signore della guerra apre una speranza nelle Salomone ennesima prova australiana nell'area dove comanda una nuova forza di peacekeeper inviato

Lunedi' 18 Agosto 2003
Dopo Timor Est e la guerra in Iraq, la sfida geograficamente più vicina per il governo di Canberra è quella del piccolo arcipelago delle Salomone. Un pugno di isolette vulcaniche piantate a palma da cocco e note un tempo come “Isole felici”. Sprofondate in una guerra civile che dura da anni e sulla quale l’Australia ha chiuso gli occhi fin troppo a lungo. In realtà per Canberra, l’inferno delle Salomone tra l’etnia isatubu di Guadalcanal, dove sorge la capitale Honiara, e quella dei malaitiani immigrati dalle isole vicine, era solo una delle tante guerriglie che turbano il Pacifico da Bouganville alla Papua Nuova Guinea. Ma le cose poi sono precipitate. Scontri e stragi tra isatubu e malaitiani, accusati di rubare terra e lavoro ai nativi di Guadalcanal, hanno creato un vuoto di potere pericoloso che ha cominciato a far temere a Canberra che le isole felici potessero trasformarsi in un santuario per contrabbandieri e banditi. Ottimo rifugio per i terroristi, ultimo grande incubo dell’Australia dopo la strage di Bali del 2002.
Canberra ha così dato luce verde a fine luglio per lo sbarco di oltre 2mila uomini, corpo di pace a guida australiana, composto anche da neozelandesi, figiani, papua e altri provenienti dai piccoli microstati insulari dell’area. Che hanno dato un ultimatum ai ribelli per la consegna delle armi entro tre settimane. La sfida maggiore è proprio quella di disarmare chi non riconosce – come i diversi warlord - gli accordi di pace sottoscritti tre anni fa sotto gli auspici di Canberra, che allora rifiutò la richiesta del governo di Manasseh Sogovare di inviare truppe. Ma proprio Harold Keke, il più importante leader ribelle, Keke si è arreso nei giorni scorsi aprendo la strada a una pacificazione del piccolo arcipelago. L’operazione, che durerà si prevede almeno dieci anni, costerà oltre 500 milioni di dollari. In un paese con un reddito annuo di 300 milioni, di cui un sesto in aiuti dall’estero.



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