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PITTURA SU LEGNO, A CASTIGLIONCELLO LA "FARSA" DI MASSIMILIANO CIVICA 27/7/06

Con la stralunata comicità di Andrea Cambi e Bobo Rondelli, al festival Inequilibrio irrompe lo spettacolo più atteso, sospeso tra il rigore della struttura e la libertà delle improvvisazione

Attilio Scarpellini

Giovedi' 27 Luglio 2006

CASTIGLIONCELLO - Due uomini, due killer prezzolati, cercano per ben sei volte di ucciderne un terzo e, ogni volta, il loro agguato manca il colpo, ripetendosi, di notte in notte, sempre uguale, sempre diverso. Raccontata così, nel secco succedersi delle veglie che la scandiscono, “Farsa” sembra una delle classiche “ronde” di Massimiliano Civica, come “Ai Fantoccini Meccanici”, il suo primo spettacolo (alla cui trama elisabettiana “Farsa” effettivamente si ispira), come “Grand Guignol”, come “La Parigina”, tutte strutture a canone dominate da un equilibrio sottile e snervante tra la differenza e la ripetizione. Ma sulla scena ci sono Andrea Cambi e Bobo Rondelli, due icone dell’identità toscana (fiorentino di nascita e maremmano di adozione il primo, livornese il secondo) che non disdegnano di recitare il ruolo di banditi rispettivamente in siciliano e in sardo, ed è come dire che, attorno al teschio di Yorick, nella parte dei clown, irrompono i Fratelli Marx in versione anarco-toscana. Così, la struttura cede il passo all’improvvisazione e la concentrazione della vendetta alla distrazione allucinatoria di una farsa dove, come nei sogni o nelle immaginazioni più smodate, tutto è possibile (soprattutto ciò che è meno plausibile): lo sgangherato circo in cui Fiato Man e Karia Kid si scontrano in un wrestiling dell’alito fetido, l’attesa di una prostituta in mezzo alla via Aurelia, il dialogo tra due acide zitelle siciliane innamorate dello stesso uomo, l’improbabile incontro tra Marcello Mastroianni e un tombarolo stupratore di teschi, la preghiera esacerbata di un prete ormai ridotto all’ateismo che si rivolge a Gesù, ma si genuflette davanti alla croce sbagliata, quella di Dimaco il ladrone.
Chini su due bauli scoperchiati e simmetricamente disposti sul fondo della scena, Cambi e Rondelli, il rosso e il nero, sembrano due pugili che si preparano al round successivo, pronti a pescare in fondo alla valigia dell’attore la prossima gag, ma sempre con l’aria di inventarla lì per lì, estraendola da un "naturale",atavico repertorio di bischerate. E poiché ognuno dei loro siparietti è stupendamente sospeso tra il colpo di genio e la banalità più sublime (cioè più sconfortante), tra la comicità del comico e la comicità del suo fallimento, poiché niente è più triste del camerino di un clown (figurarsi della sua valigia), il pubblico ride a ondate e a ondate digrigna i denti, scivolando nelle depressioni stralunate di uno spettacolo che avanza e inciampa in se stesso, senza altro rispetto che quello dettato dal suo estro stradaiolo, dalla follia libertaria della sua insignificanza…e dall’andirivieni tra la libertà (assoluta) delle sue improvvisazioni e l’illibertà (altrettanto assoluta) del meccanismo implacabile che le governa col metronomo degli agguati. La vera farsa è lì, nella tagliola che Corvonero e Frugaborse scoprono di aver preparato per se stessi, zimbelli di un destino che, notte dopo notte, assottiglia derisoriamente la loro sicurezza di assassini per ingrossare la loro angoscia di vittime. Così come la vera malinconia affiora a sorpresa nello scombinato, popolaresco “al di là” che Cambi e Rondelli tirano a terra in una fantasmagoria di travestimenti, tutti ugualmente scoperti, anti-mimetici, tagliati dalla risata che non si trattiene e ride di se stessa, del proprio essere in scena. E se il comico non fosse lo sguardo con cui la realtà ridimensiona l’infinito, ma l’occhiata in tralice che l’oltretomba lancia sulla vita?.
Un applauso scrosciante rende giustamente omaggio al circo anarchico dei due toscani, ma, come spesso accade negli spettacoli di Massimiliano Civica, l’effetto sta (anch’esso) in agguato un po’ più in là. Ed è un effetto di modificazione visionaria dello spazio, l’impressione che per un’ora e mezzo Civica abbia trasformato l’anfiteatro di Castiglioncello in cui “Farsa” ha debuttato nella piazza di mercato dove, in un giorno di fiera, si esibiscono i guitti di un film di Bergman (quelli del “Settimo Sigillo” ma anche quelli ottocenteschi e anti-borghesi de “Il volto”). Che “Farsa” sia una medievale“pittura su legno” dove la notte assedia la scena, la morte guida la danza, e la comicità è funzione di un “intrattenimento” impossibile: del tentativo di distrarre il destino, (ben sapendo che non lo si può rinviare) nel “tutto e niente” di una farsa mortale e, per questo, venata di una tristezza leggendaria.

FARSA
uno spettacolo di Massimiliano Civica Andrea Cambi Bobo Rondelli
con Andrea Cambi & Bobo Rondelli
Ancora in replica il 30 luglio all'Anfiteatro del Castello Pasquini di Castiglioncello per Armunia Festival Costa degli Etruschi
l'11 agosto al Festival di Radicondoli



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