Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


UNA DISPERATA VITALITA'.IL PASOLINI DI FABIO MORGAN 2/2/12

SE L'AUTORE DETTA LEGGE 8/12/11

DOLLIRIO, UNA STORIA QUASI VERA 13/11/11

VALLE OCCUPATO: UNA CASA CHE NARRA SE STESSA (MA NON E'IL GRANDE FRATELLO) 30/10/11

L'AGRIMENSORE TRA I CARTONI 14/10/11

CLAUDIO MORGANTI ALLA PORTA DELL'INFERNO 22/07/11

UNA DISCESA NEL MAELSTROM IL TEATRO AURATICO DI MASSIMILIANO CIVICA 4/7/11

L'ARTE E L'ACCATTONAGGIO. GLI ESERCIZI DI ANDREA COSENTINO 9/2/11

L'OLTRANZA DELLE IMMAGINI IL PROMETEO DI ALBERTO DI STASIO 2/2/11

LE VOCI DI FUORI DI DARIO AGGIOLI 7/05/10

ALESSANDRA CRISTIANI, IL CORPO E IL SEGNO 13/04/10

LA METAFORA VIOLENTA DEL TEATRO DI NASCOSTO 2/3/10

RAVENHILL 1/ LAGGIU' QUALCUNO NON CI AMA 20/02/10

RAVENHILL 2/ LA GUERRA E' PACE, OVVERO COME SI COSTRUISCE UNA NAZIONE NELL'ERA DELL'IMPERO DEL BENE 20/02/10

MIRAGGI DELLA DANZA 16/02/10

ROMPERE LE SCATOLE E TROVARCI DENTRO GIULIO E BENITO 1/07/06

A Short Theatre torna il teatro civile e chiude il cerchio dell'identità italiana: dall' Andreotti dell'Assoluzione di Gianluca Riggi al Mussolini di cui, in Dux in scatola, Daniele Timpano (nella foto) porta in scena le imbarazzanti spoglie

Massimiliano Felli

Sabato 1 Luglio 2006
Due modi diversi di intendere l’impegno civile a teatro, due percorsi di sviluppo formale ben precisi (e totalmente divergenti) lungo i quali, in questi due ottimi spettacoli, si lavora sul modello ormai classico del teatro di narrazione alla Paolini-Baliani-Celestini: da un lato la scarna essenzialità del teatro-inchiesta di Gianluca Riggi, che porta la teatralità verso quel grado zero di disumana inespressività linguistica – dietro cui, ipocritamente, si cela una ancor più terribile freddezza morale – propria degli inutili atti processuali letti in scena, scartoffie di una Giustizia che già Solone definiva come una rete incapace di trattenere i pesci più grossi; dall’altro il petrolinismo, il narcisismo mimico alla Carmelo Bene di Daniele Timpano, un ebreo-che-ride, e fa ridere davvero tanto, sia pure nella sua (posticcia) identificazione con la salma ghignante di Mussolini sfracellato a Piazzale Loreto, poi simbo¬licamente resuscitato nella Pasqua del 1946 grazie al trafugamento dei resti ad opera di tre cherubini neofascisti, infine resuscitato senza mezzi termini e anzi più bello e superbo che pria nel sorriso soddisfatto di Silvio Berlusconi.
Restando più fedele all’esempio di Baliani e del Paolini de "Il racconto del Vajont", e guardando probabilmente anche al cinema di Paolo Benvenuti ("Segreti di Stato"), Riggi crea idealmente un cerchio: sia dal punto di vista della struttura drammaturgica, facendo iniziare e finire lo spettacolo con la lettura della sentenza di assoluzione (per prescrizione di un reato effettivamente accertato) del senatore Andreotti – ma quanto diversa appare, più tremendamente ingiusta e più fatalmente inevitabile, al sentirla per la seconda volta! – sia perché il rapporto scena-platea è impo¬stato come una tavola rotonda, un dibattito in cui nessuno è a capotavola e la maggiore autorevolezza dell’attore deriva soltanto dalla competenza acquisita attraverso il lavoro di documentazione storica. Il pubblico può intervenire e fare domande, il pubblico detta il tempo (la durata dello spettacolo può variare a seconda delle circostanze, ed è uno spettatore a tenere il conto dei minuti), il pubblico partecipa attivamente (l’attore si cerca una spalla in platea per mimare la scena del famigerato bacio tra Andreotti e Riina, e renderla dunque più viva, vera). Il pubblico viene accompagnato, tra tocchi di ironia, di indignazione e significativi nessi macrostoria–microstoria autobiografica, in un itinerario di svelamento del Potere occulto che governa di fatto la Repubblica Italiana fin dalla sua nascita. Dapprima seguendo la cronologia dei fatti, poi imboccando sentieri che potremmo definire “iper¬te¬stuali”, attraverso cui si delinea un vasto affresco per aneddoti degli intrecci carsici tra politica e mafia nell’Italia del dopoguerra. Dall’omicidio Falcone a Tangentopoli, da Moro a Pecorelli: in ogni vicenda poco chiara si può trovare un link che la ricollega ad Andreotti, il grande regista, il nodo nevralgico di una rete che passa sopra, sotto e intorno al comune, ignaro cittadino.
A fronte di una denuncia tanto lucida, nel suo monologo Timpano sceglie l’am¬bi¬guità, prendendo le distanze dal tipo di rapporto di fiducia che gli esponenti più ortodossi del teatro di narrazione mirano ad instaurare con il pubblico. E riesce ad essere più sferzante, più caustico, pur nel suo strambo, irresistibile aplomb o nella comicità degli spunti parodici in cui fa il verso alla retorica fascista (e non solo). Tra scena e platea qui c’è piuttosto una colpevole connivenza, nel segno della fede fascista: Timpano, impersonando il cadavere di Mussolini, che dal buio del baule in cui è sepolto assiste divertito al gattopardesco passaggio dal regime alla cosiddetta democrazia, riscopre in sé, e in tutti noi, una predisposizione biologica al fascismo. Quasi che la puzza della mussoliniana decomposizione – un leit-motiv dello spettacolo – appesti ancora l’aria della Penisola. Siamo tutti culturalmente fascisti:

“Dio, Patria, famiglia, Dante, Leopardi, D’Annunzio, Alfieri, Goldoni, Carducci, e l’enciclopedia Treccani, e le targhe commemorative, e l’altare della Patria, e il Milite Ignoto, e il Risorgimento, e Garibaldi… Siamo circondati da secoli di cultura reazionaria, papalina, paternale, aristocratica, retorica, destrofila e sessista. Ogni italiano dovrebbe gettare la maschera e dichiararsi francamente fascista.”

Da antologia i due finali: ne "L’Assoluzione" viene offerto al pubblico un caffè, come in certe forme di teatro culinario, precisando però che potrebbe essere della stessa qualità di quello che prese Sindona… Timpano, invece, chiude (anche qui viene adottata una struttura circolare) con il Duce imbonitore di se stesso che reitera l’invito a compiere un pellegrinaggio presso la propria tomba, a S. Cassiano di Predappio: “Venite venite venite a vedermi!”. E si scatena poi in gags clownesche, uscendo e rientrando in scena mentre il pubblico gli tributa, con virile applauso, molte gagliarde chiamate fasciste.

------------------------------------------------------------------------------------
L’Assoluzione, un progetto di Gianluca Riggi e Andrea Felici, produzione Associazione Culturale L’Archimandrita.
Dux in scatola – autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito, di e con Daniele Timpano, produzione AmnesiA vivacE
Visti al Teatro India nell'ambito della rassegna Short Theatre





Powered by Amisnet.org