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PASTORALE MESSICANA PER BERGOGLIO

Messico: un filo d'erba alla fine del tunnel

LA GUERRA SILENZIOSA 6/12/10

IN ARRIVO IL PLAN COLOMBIA IN VERSIONE MESSICANA 14/01/08

OAXACA, ALLE RADICI DEL CONFLITTO 23/08/07

CARTOLINA DA OAXACA 9/8/07

L'INDAGINE DI AMNESTY SUI FATTI DI OAXACA 3/8/07

L’OMBRA DELLA “GUERRA SUCIA” SU OAXACA 19/07/07

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RITORNO A OAXACA 14/12/06

NOMINA NOTTURNA PER CALDERON, OPPOSIZIONE BEFFATA 2/12/06

MESSICO, PROTESTA AL FEMMINILE ALL'OMBRA DEL SANTIAGUITO 29/11/06

OAXACA BRUCIA ANCORA 28/11/06

MESSICO, LA PIAZZA INVESTE OBRADOR 21/11/06

OAXACA, LA APPO SCEGLIE LA VIA RADICALE 16/11/06

TRE SQUADRE ALLA SFIDA PRESIDENZIALE 26/6/06

Alla vigilia delle elezioni per la presidenza della repubblica, in programma il 2 luglio, sbarcano in Messico 693 osservatori da 60 paesi. Scontro difficile per tre candidati (nell'immagine Obrador). Campagna elettorale incandescente e senza esclusione di colpi. Mentre c'è chi invita a pensare che un altro tipo di elezioni è possibile

Francesca Minerva

Lunedi' 26 Giugno 2006

Città del Messico - “Voglio dire ai nostri ospiti stranieri che in questo paese non c’è democrazia e che i governi si approfittano della gente più umile per fare brogli! Passano casa per casa, regalano cemento e cibo e ci dicono di votare per il tale...e noi, che siamo gente fottuta e senza cultura, ci facciamo fregare. Prendiamo quello che ci danno e poi votiamo come dicono loro”. E’ lo sfogo di Juan, indigeno dello Stato di San Luís Potosí, dinanzi ai membri della commissione di osservazione elettorale inviata in Messico dall’associazione statunitense Global Exchange. “Il seggio è lontano dal mio villaggio - aggiunge Ana, grandi occhi neri - così i signori del partito ci vengono a prendere a casa con i loro camioncini, e se votiamo per loro ci pagano 100 o 200 pesos (una dozzina di euro)”.
Alla vigilia delle elezioni per la presidenza della repubblica, in programma il 2 luglio, sbarcano in Messico 693 osservatori da 60 paesi e tra i luoghi “sotto controllo” c’è San Luis Potosí, dove nel 1991 avvenne uno dei più noti brogli elettorali della storia messicana, e dove si teme il ripetersi delle pratiche di compravendita che il Partido revolucionario institucional ha reso tanto comuni nei sui 70 anni di governo.
Ne sono emerse a centinaia di denunce come queste negli incontri degli osservatori elettorali con i membri di associazioni campesine, rappresentanti di partito, candidati e funzionari elettorali. La pratica più diffusa, soprattutto nelle zone rurali, è il ricatto ai beneficiari dei programmi sociali. Sono le tattiche di una partita che si sta giocando sul filo del rasoio: secondo i sondaggi è in testa, con il 34.2%, Andrés Manuel López Obrador, attuale sindaco della capitale, candidato del Partido de la Revolución Democratica. La sua vittoria segnerebbe l’ascesa al governo di una coalizione di centro-sinistra per la prima volta nella storia messicana e proseguirebbe l’onda lunga nel continente. Segue Felipe Calderon, del Partido de Acción Nacional, per la coalizione di destra attualmente al governo (31%). A seguire c’è Roberto Madrazo, del Pri, centro-destra, 29.6%. Una piccola mossa potrebbe cambiare i pronostici e tutti i candidati cercano di segnare il calcio di rigore. Pan e Pri concentrano gli sforzi nel suscitare paura e invadono radio e televisioni di spot che annunciano la “crisi”, la “recessione economica”, la “perdita di lavoro e casa” per milioni di messicani. I calciatori della nazionale, chiamati in causa dal partito di governo, lanciano la loro voce dal campo di calcio: “ Vota Pan, il 2 luglio vinceremo. ” (anche se sabato poi han perso con l’Argentina). Il Prd a sua volta si difende e tira fuori lo scandalo del “cognato scomodo”, il parente del candidato panista che sarebbe il gestore dei programmi informatici venduti all’Istituto Federal Electoral, arbitro, teoricamente imparziale, delle elezioni. Il Partito verde distribuisce libri e astucci alle mamme in coda davanti alle scuole, il Pan regala cibo fuori dai supermercati, sugli autobus della capitale salgono, vestite con i colori del Pri, ragazze in minigonna che distribuiscono scatole di fiammiferi e volantini. I muri, le pareti dei negozi e delle case e persino le pietre delle montagne (ai cartelloni elettorali qui si preferiscono i murales), si colorano di bianco e azzurro del Pan, del tricolore Pri, del giallo del Prd. Nelle piazze, magliette, cappelli, bandiere e i palloncini del partito. La gente grida il nome del leader e organizza carovane di macchine, moto e camioncini che sfilano per le strade strombazzando. Non mancano scontri con gli avversari.
A scendere nelle piazze messicane non sono però solo gli elettori entusiasti ma anche i rappresentanti di movimenti sociali, associazioni, sindacati e migliaia di cittadini delusi dal governo uscente e dal sistema politico attuale. I membri dell’“Altra Campagna”, una sorta di rete tra le associazioni, popolazioni indigene e movimenti della società civile, invitano, guidati dal Sub Comandante Marcos, ad inventare un nuovo modo di fare politica che non deleghi, che non aspetti il cambio dall’alto da un nuovo governo, ma lo costruisca “dal basso”. Il governo ha risposto con la forza e il clima di tensione sociale sta raggiungendo livelli molto alti: a due mesi dalla manifestazione contadina di Atenco, repressa duramente dalla polizia e costata la vita a due giovani, negli ultimi giorni è toccato agli insegnanti dello stato di Oaxaca, caricati dalle forze dell’ordine dopo due settimane di sciopero e di occupazione della piazza principale della città.
Il Messico è appena uscito dai mondiali di calcio, ma all’interno del paese resta da giocare la partita più importante. Gli osservatori internazionali continuano stupefatti, come arbitri senza fischietto, a raccogliere testimonianze di chi grida, alla vigilia di elezioni democratiche, che “in questo paese non c’è democrazia!”

Questo articolo è uscito oggi anche su il riformista



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