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Il Canada cambia rotta

LA PISTA DEL TERRORE IN CANADA 13/6/06

LA PISTA DEL TERRORE IN CANADA 13/6/06

In base all’incriminazione, la cellula sgominata dopo due anni di sorveglianza aveva progetti tanto grandiosi quanto sanguinari, far saltare il parlamento, decapitare il primo ministro Stephen Harper e attaccare la sede della CBC per costringere le truppe canadesi a ritirarsi dall’Afganistan

Gianna Pontecorboli

Martedi' 13 Giugno 2006

Sui tavoli degli esperti di terrorismo, le notizie sulla morte di Zarqawi hanno dovuto contendersi lo spazio, nei giorni scorsi, con una notizia apparentemente molto piu’ banale, quella dell’arresto, in Canada, di 17 presunti terroristi. In base all’incriminazione, la cellula sgominata dopo due anni di sorveglianza aveva progetti tanto grandiosi quanto sanguinari, far saltare il parlamento, decapitare il primo ministro Stephen Harper e attaccare la sede della CBC per costringere le truppe canadesi a ritirarsi dall’Afganistan. Il gruppo, che non aveva legami espliciti con Al Quaeda, era composto di 2 adulti e 15 ragazzi di eta’ inferiore ai 25 anni, tutti nati o educati in Canada e tutti appartenenti alla middle class. Le Giubbe Rosse li hanno arrestati dopo aver venduto loro quello che era, pare, un composto del tutto innocuo, ma avrebbero dovuto essere, nelle intenzioni degli acquirenti, tre tonnellate di nitrato di ammonio, abbastanza per fabbricare una bomba molto piu’ potente di quella di Oklahoma City. Contemporaneamente, le notizie trasmesse da Toronto hanno portato all’arresto di due fratelli in un sobborgo musulmano di Londra. 250 poliziotti in tuta hanno ispezionato da cima a fondo la casa dei due ragazzi per trovare tracce del materiale necessario a fabbricare una ‘’bomba sporca’’. Ma alla fine sono stati costretti a rilasciare gli arrestati per mancanza di prove, tra le proteste degli abitanti del quartiere. Apparentemente, una vicenda con molte domande in sospeso.
Al di la’ della frontiera, nel mondo dei responsabili e degli studiosi di lotta al terrorismo statunitensi, la storia e’ stata tuttavia presa piu’ che sul serio. E per molte buone ragioni.
Negli Stati Uniti, il terrorismo ‘’homegrown’’, nato in casa, non e’ certo una novita’. Basti pensare alla strage di Oklahoma City, costata la vita a 168 persone. Tre quarti dei 335 episodi di terrorismo sospetto o confermato avvenuti tra il 1980 e il 2000 sono stati attribuiti a cittadini americani. Il caso canadese, pero’, ha avuto degli aspetti nuovi e inquietanti.
‘’Questo non e’ il classico terrorismo domestico. Questo e’ un aspetto nuovo perche’ l’ideologia arriva dall’estero. Al Quaeda si e’ trasformata in un’organizzazione decentralizzata in cui l’ideologia e’ diventata un fattore’’, ha spiegato Joseph Billy, vicedirettore del controterrorismo dell’FBI.
Il fenomeno non e’ avvenuto per caso. Gia’ gli attentati a Madrid , nel 2004 e a Londra nel 2005 avevano messo gli investigatori in guardia in maniera drammatica. Prima di essere arrestato in Pakistan a ottobre, per esempio, uno dei presunti risponsabili dell’attentato di Madrid, lo spagnolo di origine siriana Mustafa Setmariam Nasar, aveva lanciato sul Web il suo ‘’appello per la resistenza islamica globale’’sotto lo pseudonimo di Abu Musab Al Suri. L’appello che e’ ancora in circolazione su Internet, prevede la mobilitazione di cellule Al Quaeda autonome e in grado di sostenersi da sole nei paesi occidentali.
In Canada, un paese che si e’ sempre ritenuto in qualche modo al riparo dal rischio, l’idea sembra aver attecchito ben piu’ di quanto gli stessi canadesi si attendessero.
Secondo un rapporto riservato preparato per il ministro della Pubblica Sicurezza Stockwell Day e reso pubblico dal quotidiano canadese Globe and Mail, le Giubbe Rosse avrebbero sventato, negli ultimi due anni e ancor prima dell’ultimo blitz, ben 12 minacce. ‘’Il reclutamento di aspiranti terroristi in Canada e’ piu’ comune di quanto non si creda’’, ha raccontato una fonte anonima al giornale.
Per gli Stati Uniti, il rischio e’ immediato e vicino.
In un momento in cui tutta l’attenzione e’ concentrata sul poroso confine con il Messico, da cui passano migliaia di immigranti illegali, anche la frontiera a Nord rischia infatti di diventare un problema. Lo scorso agosto, le guardie doganali di Buffalo, nello stato di New York, hanno arrestato Mohammed Dirie, 22 anni, Iasin Abdi Mohamed e Fahim Ahmad, mentre stavano cercando di attraversare il Peace Bridge. A bordo della Buick affittata da un personaggio gia’ noto agli agenti antiterrorismo, i tre avevano due pistole cariche comprate illegalmente a Columbus, in Ohio. I tre sono stati ora incriminati anche tra i 17 arrestati della settimana scorsa. A marzo, invece,l’FBI ha arrestato uno studente del Georgia Tech, Syed Aris Ahmed. Il giovane, secondo l’accusa, avrebbe visitato viaggiando su un comune autobus di linea i suoi amici canadesi a Toronto per discutere possibili obbiettivi terroristici negli Stati Uniti.
Adesso, la prima reazione americana e’ stata quella di mettere bruscamente sull’avviso il paese vicino.
I 17 arrestati, ha fatto notare l’FBI, si addestravano apertamente da tempo all’uso delle armi in una cittadina tra i boschi nel nord dell’Ontario, ma ci sono voluti due anni per fermarli. In congresso, il rappresentante dell’Indiana John Hostettler ha chiesto di non rinviare ulteriormente l’applicazione delle strette misure di identificazione per chi arriva alla frontiera. ‘’Non dobbiamo preoccuparci di un vicino che ha un atteggiamento diverso dal nostro sul terrorismo’’, ha dichiarato.
Gli avvertimenti al Canada, pero’, sono soltanto una parte della questione. La lotta al terrorismo ‘’homegrown’’, infatti, richiede di piu’ degli agenti di frontiera e rischia di mettere il dito su una piaga gia’ aperta, quella dei limiti della sorveglianza interna in un paese che non l’ha mai tollerata.




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