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Salomone

LA CRISI POLITICA DELLE SALOMONE 03/05/06

CANBERRA POLIZIOTTO DELL'ASIA PACIFICO 18/8/03

LA CRISI POLITICA DELLE SALOMONE 03/05/06

Lo stato-arcipelago del Pacifico del sud è stato sconvolto nelle scorse settimane da tumulti e tensioni. Tali da richiedere il rafforzamento del dispositivo militare australiano nella regione

Claudio Landi

Mercoledi' 3 Maggio 2006

Come si è visto per le Maldive o per le Figi, sempre di più la politica e la geopolitica interessano anche il paradiso. Nella fattispecie il paradiso dei mari del sud. Stavolta ci occupiamo delle isole Salomone, stato-arcipelago del Pacifico del sud, sconvolte da tumulti e tensioni nelle scorse settimane. Le tensioni sono state così forti da richiedere il rafforzamento del dispositivo militare australiano nella regione.
I fatti in breve: a metà aprile, il Parlamento delle Salomone aveva eletto come primo ministro Snyder Rini, un signore che era ritenuto molto legato alla locale comunità affaristica cinese. Immediatamente le comunità etnica melanesiana aveva iniziato manifestazioni e proteste contro il primo ministro; ‘questa elezione non è stata chiara neè pulita’ hanno protestato i leaders del partito laburista, di etnia appunto melanesiana. Alcuni parlamentari si sarebbero visti offrire 7mila dollari per sostenere con il loro voto il neoprimo ministro. Il leader del partito di Rini, ovvero l’Associazione dei parlamentari indipendenti, è Tommy Chan, potente uomo d’affari cinese. Insomma l’elezione del nuovo premier ha riattizzato la frattura etnica e sociale fra cinesi e melanesiani che caratterizza la vita sociale e politica dell’arcipelago da quando gli inglesi, vecchi colonizzatori delle Salomone, introdussero la manodopera cinese nelle locali piantagioni. Da allora cinesi e melanesiani si scontrano spesso anche perché la comunità cinese è rapidamente diventata la borghesia affaristica locale (processo questo caratteristico di molte società del Pacifico meridionale e dell’Asia sudorientale.
Per ricapitolare i fatti: appena il Parlamento locale ha designato Rini primo ministro, i melanesiani sono scesi in piazza per contestarne l’elezione. Canberra a quel punto ha spedito nell’arcipelago un nuovo contingente militare, 450 soldati, per cercare di ripristinare l’ordine pubblico; il 26 aprile scorso, poi, il neoprimo ministro ha rassegnato le sue dimissioni dall’incarico. Forse, per ora, la crisi sociale, etnica e politica si è un pochino raffreddata.
La faccenda però è comunque importante: in primo luogo per la semplice ragione che molti paesi-arcipelago della regione del SudPacifico hanno società dominate da fratture etniche insanabili nonostante le bellezze naturalistiche e paesaggisticihe (il paradiso insomma ha il suo serpente!); in secondo luogo perché nella crisi si è inserita la Cina. Come dicevamo il primo ministro contestato e costretto alle dimissioni era sostenuto dalla locale comunità commerciale cinese. A dir la verità, costui e il suo gruppo di potere sono legati a Taiwan e ai capitali taiwanesi. Ma Pechino non ha perso l’occasione per interessarsi alla crisi, chiedendo insistentemente protezione e garanzie per la comunità cinese. E in tal modo ha messo anche il naso negli affari interni dell’arcipelago che non aveva partecipato al recente summit Cina-Pacifico cui era intervenuto anche il primo ministro cinese.



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