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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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IL NODO CINA VISTO DA TOKIO 27/2/06

Riprendono i colloqui tra il Sol Levante e Pechino. punto cruciale del dibattito politico in Giapponeè ormai la politica verso la Rpc

Claudio Landi

Lunedi' 27 Febbraio 2006

Cina e Giappone hanno ripreso a parlarsi: i rappresentanti dei due governi si sono incontrati giovedì scorso per fare il punto sulla stato (difficile) delle relazioni bilaterali. E delegati del Partito liberaldemocratico del Giappone sono volati a Pechino per discutere con delegati del Partito comunista di Cina. Recita il Quotidiano del Popolo di Pechino, ‘nonostante le visite al tempio scintoista, le relazioni fra Cina e Giappone si riprendono’. La ragione di fondo di questa ripresa dei contatti, dopo mesi e mesi di crisi e di tensioni crescenti, risiede ovviamente nel continuo rafforzamento dei legami economici, finanziari e tecnologici fra i due paesi. Ma c’è probabilmente dell’altro: per esempio (ma è solo una dei fattori in gioco) c’è l’indebolimento del primo ministro giapponese Koizumi (nella foto), che apre spazi ai seguaci di una politica giapponese più vicina alla cooperazione panasiatica. E ci sono ovviamente le pressioni del mondo economico.
Solamente pochi mesi or sono, era stato definito il nuovo potente Shogun del Giappone (gli Shogun sono i governanti al centro del potere nipponico nel Giappone feudale). Ora è quasi nella polvere: stiamo parlando di J. Koizumi, primo ministro giapponese, leader del Pld, il Partito liberaldemocratico, di destra, trionfatore assoluto delle elezioni anticipate di settembre (nelle quali il novello Shogun aveva annichilito in un colpo solo l’opposizione di ‘centrosinistra’, Partito democratico, e le fazioni interne del Pls sue avversarie nemiche della politica di riforme economiche di cui Koizumni era il grande alfiere).
Koizumi in quelle elezioni aveva conquistato una maggioranza per il suo partito che da tempo non si vedeva nel Parlamento di Tokio; e aveva confermato la sua decisione di ‘abdicare’ al governo nel 2006. Da quel momento è partita la corsa alla successione; e da quel momento una serie di fatti, o meglio di scandali, hanno iniziato a travolgere il novello Shogun. Koizumi ovviamente resta potentissimo nel potere politico giapponese ma la sua stella non è quella che ardeva a settembre. Diciamo che è un pochino appannata. A settembre, il primo ministro aveva conquistato gli elettori con il progetto di privatizzazione delle poste e con la sua apertura alla modernizzazione per il ruolo delle donne nella società nipponica. Ora, invece, gli scandali sono ritornati al centro della politica di Tokio. E lo Shogun è andato in crisi. Al centro di tutto c’è la crisi finanziaria del gruppo Livedoor, il coinvolgimento della Difesa in questo scandalo. Ma c’è anche la gestione, da parte del governo, della vicenda della carne americana: prima il governo Koizumi aveva disposto un bando parziale poi l’aveva revocato, infine, aveva introdotto un bando totale della carne americana. Insomma il primo ministro apparso così sicuro di sé alle elezioni e per la riforma delle poste è invece diventato clientelare e affannato per gli scandali e i rapporti con Washington. Ecco allora che la popolarità è crollata, che la corsa alla successione è diventata durissima e che lo shogunato forse è finito ancora prima di iniziare. Una cosa comunque è chiara: due sono i temi al centro della politica di Tokio, i rapporti internazionali e l’aggravamento delle disuguaglianze sociali. Nella crisi di Koizumi, troviamo come abbiamo notato, la questione della carne americana: nella vicenda dei prossimi mesi, troviamo, la questione dei rapporti con le potenze asiatiche.
Il punto cruciale del dibattito politico a Tokio sarà infatti la politica verso Pechino: Koizumi ed altri esponenti del Pld, compresi due candidati alla sua successione a cominciare dall’attuale capo di gabinetto del governo, Abe,, sono fortemente critici con la Cina; gli altri due candidati, in particolare l’ex capo di gabinetto del governo, Fukuda, al contrario, sono favorevoli a migliorare i rapporti con la Cina. Lo scontro reale è qui: nei rapporti con il potente vicino asiatico.
Ma attenzione: la crescente attenzione dell’opinione pubblica giapponese agli scandali finanziari non nasce semplicemente da una reattività maggiore del nipponico medio, ma anche, assai probabilmente, dall’aggravamento delle disuguaglianze sociali. Per un premier ‘riformatore’ e privatizzatore, la questione non è facilissima da affrontare: ecco allora inizia a spiegarsi la ‘fine del regno di Koizumi’ (come scrive un analista di www.atimes.com) e il sempre più duro scontro di potere per la successione. ‘I prossimi mesi saranno molto interessanti per la politica giapponese’, conclude, giustamente, il nostro analista.




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